Dire che ciò che era successo era stato strano, era dire poco.
Subito dopo il discorso che avevo fatto a Michael, me ne ero andata senza nemmeno dargli il tempo di dire niente. Ero tornata in macchina, dove ci avrebbe aspettato un viaggio nel più totale silenzio. Nessuno disse niente, non chiesero nemmeno dove stessimo andando.
Dopo circa mezz'ora, minuto più o minuto meno era irrilevante, avevamo scoperto che Kellerman aveva affittato un piccolo aereo, e che ci avrebbe portati nel Montana, a Blackfoot.
Dove si trovava Steadman.
Ancora non mi sembrava vero. Steadman era vivo, e Lincoln era innocente. Avevo puntato la pistola contro un uomo che era stato incastrato, e che non c'entrava nulla in tutta questa storia.
Una storia che, per dirla tutta, era solo finzione.
Non c'era mai stata una storia.
Perché niente di quello che si sapeva era successo.
Il viaggio in aereo era stato abbastanza tranquillo, se non fosse stato per l'incredibile nausea che mi attanagliava lo stomaco e che non voleva lasciarmi tranquilla.
Ma altrettanto tranquilla non era stata la breve visita che avevamo fatto a Steadman. Per poco i suoi uomini non ci sparavano, e da quello che avevo capito, eravamo arrivati giusto in tempo, prima che lo portassero da un'altra parte.
Ma alla fine eravamo riusciti a metterlo in macchina, e a nasconderci in un motel molto lontano da lì.
Il motel non aveva chissà quante stelle, e quindi fortunatamente non c'era praticamente nessuno. Potevo tranquillamente starmene fuori, seduta davanti alla porta della nostra stanza, senza che mi riconoscessero.
Ero definitivamente un'evasa.
Quello stesso pomeriggio avevo sentito pronunciare il mio nome alla radio, dando così inizio a quella che chiamerei letteralmente una caccia.
Secondo gli ascoltatori, un'assassina era riuscita a scappare durante un trasferimento, ed ora girava a piede libero in compagnia degli uomini più ricercati in tutti gli Stati Uniti.
La situazione non poteva essere delle peggiori...
Ero talmente assorta nei miei pensieri, che non mi accorsi della porta dietro di me - quella della camera 11, la nostra - aprirsi.
<<Scuse accettate.>>
Mi voltai di scatto, non avendo sentito Lincoln arrivare. Lo ritrovai in piedi alle mie spalle, con un sacchetto in mano.
<<Non ti ho mai chiesto scusa.>> puntualizzai, tornando a fare quello che stavo facendo prima...cioè fissare il parcheggio. <<E non penso che chiederti scusa sia abbastanza, visto quello che stavo per fare.>>
Lo vidi sedersi accanto a me. <<Intendi quando mi hai amorevolmente puntato la pistola contro? Beh, ti capisco...l'avrei fatto anche io.>>
<<Ti stavo per sparare, davvero.>>
<<Lo so. Ma non è stata colpa tua, ed io ti capisco perfettamente. Lasciamoci il passato alle spalle, e ricominciamo da capo.>> concluse, porgendomi la busta di carta che aveva in mano.
<<Cos'è?>>
<<Panino. Purtroppo non si può fare di meglio.>>
Lo allontanai con la mano, il solo odore mi dava la nausea. <<Non ho fame, ma grazie per il pensiero.>>
<<Sicura? È tutto il giorno che siamo in giro, non abbiamo avuto nemmeno il tempo di pisciare.>>
<<Sto bene.>> dissi, abbassando lo sguardo sulle mie scarpe.
Kellerman era andato a prendermi dei vestiti nuovi, siccome non potevo girare con addosso la divisa di Fox River, o avrei dato troppo nell'occhio.
STAI LEGGENDO
A Little While - Prison Break
De Todo"La mia cliente afferma di essersi solo difesa." Era vero, mi ero difesa. Ma forse mi ero difesa nel modo sbagliato. Ma che altro avrei potuto fare? Se l'avessi solo cacciato, mi avrebbe fatto del male la volta dopo. "La vostra cliente è colpevole d...
