<<Michael...tu...cosa...>>
Ero rimasta talmente paralizzata dallo stupore nel vederlo lì, dopo un mese d'inferno per colpa sua, che non riuscivo nemmeno a comporre una frase di senso compiuto.
Mi persi nei suoi occhi così chiari da sembrare acqua del mare, occhi che mi erano mancati quasi come la luce del sole. Ma non riuscivo ad accettare il fatto che i sentimenti che provavo per lui erano ancora vivi e accesi dentro di me.
Non riuscii a staccargli gli occhi di dosso nemmeno un attimo, nemmeno quando salì velocemente sul furgone e mi si avvicinò con un mazzo di chiavi in mano.
<<Ti porto via di qui.>>
POV's Michael
Quando i nostri sguardi si incrociarono dopo tutto quel tempo, le mie gambe quasi cedettero.
Dovetti aggrapparmi alla portiera del furgone per evitare di cadere, ed era questo l'effetto che mi faceva quella ragazza.
Ma nei suoi occhi non vidi più la stessa scintilla che c'era prima. Era sicuramente sorpresa di vedermi, ma non altrettanto contenta. Mi guardava come se stesse guardando un muro grigio, senza provare nessuna emozione di affetto.
Il colore dei suoi occhi, poi...era completamente cambiato. Quel verde acceso che amavo, ora era stato rimpiazzato da un verde scuro, spento, morente.
Era dimagrita.
Le sue guance erano un po' più incavate, e i suoi polsi erano più sottili di prima.
Soffrivo all'idea di esser stato io a ridurla così. Ne ero sicuro, era colpa mia.
Fu un improvviso sparo da parte dei poliziotti che mi fece ritornare alla realtà. Scossi la testa e salii sul furgone, con le chiavi già in mano. Le avevo prese prima dai posti davanti.
<<Ti porto via di qui.>> risposi ai continui sguardi interrogativi che mi lanciava Rebekah, liberandola da quelle catene. La presi per mano e la invitai a scendere prima di me, e mi stupii nell'accorgermi che non si era ritirata al mio tocco.
I poliziotti si avvicinarono a noi correndo, ma fortunatamente riuscimmo ad attraversare quella dannata porta prima che ci sparassero un proiettile in testa. Chiusi la porta dall'interno e poi dissi agli altri due di correre, ed iniziò così la nostra fuga all'interno di quei corridoi quasi del tutto bui.
Mi preoccupai di rimanere dietro a Rebekah, in caso si fosse sentita stanca o non ce l'avesse fatta a continuare. Ero consapevole della ferita non completamente cicatrizzata che aveva alla caviglia, e la garza che spuntava dall'orlo dei pantaloni ne fu la prova.
<<Prega che ci sia un'altra uscita.>> dissi, svoltando nel corridoio di destra, sperando di avvicinarci all'uscita invece che allontanarci.
Spesso ci dovevamo fermare anche per poche frazioni di secondo, per riprendere fiato o per scegliere da che parte proseguire la nostra fuga improvvisa.
Eppure più ci muovevamo, e più mi sembrava di essere lontani dall'uscita di quella galleria.
Avevo quasi perso le speranze quando ci fermammo l'ennesima volta per scegliere da che parte andare.
<<Senti...>> iniziai, rivolgendomi a mio fratello a bassa voce per non farmi sentire da Rebekah, che si era appoggiata ad una parete probabilmente per la caviglia. <<se ci separassero, se uno dei due non ce la facesse, promettimi che troverai Sara.>>
Mio fratello mi squadrò, come per capire se stessi facendo sul serio o come se mi stesse ammonendo. <<Ce la faremo.>>
<<Tu promettimelo.>>
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A Little While - Prison Break
Random"La mia cliente afferma di essersi solo difesa." Era vero, mi ero difesa. Ma forse mi ero difesa nel modo sbagliato. Ma che altro avrei potuto fare? Se l'avessi solo cacciato, mi avrebbe fatto del male la volta dopo. "La vostra cliente è colpevole d...
