Parte 5 Fede

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Aveva sorriso, ci ero riuscito, l'avevo fatta sorridere e questa volta veramente, nessun sorriso di cortesia solo per essere educata. Non aveva sorriso in modo platonico, esagerato, aveva semplicemente alzato gli angoli della bocca in modo lieve, timido, come se fosse la prima volta. Il problema era che il vero sorriso lo aveva fatto con gli occhi , quel mare che con una semplicità inaudita si era riscaldato come sotto il sole in una giornata d'agosto.
Quel sorriso non era stato causato da una mia battuta o altro, era semplicemente un riflesso incondizionato, come se si fosse arresa abbassando apparentemente la guardia, come se in quel momento si potesse permettere di togliere, anche solo per un istante, quella lucente armatura da " cavaliere senza macchia e senza paura ".
Aveva fatto il gesto più semplice del mondo, quello che impariamo a fare da bambini, ma forse è proprio perché ci rappresenta nella nostra purezza ci fa desistere da mostrarlo a chiunque. Perché mostrare a qualcuno ciò che ci fa sorridere è come mostrargli la soluzione del livello è solo alcuni, pochi, lo meritano.
Lei aveva sorriso proprio a me, si era lasciata andare e in quell'istante ho sentito come se i nostri mondi, le nostre dimensioni si fossero momentaneamente accostate creando una crepa in entrambe, una connessione lieve, fragile, pronta a spezzarsi da un momento all'altro, ma anche capace di rafforzarsi per legarci per sempre.
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Un'altra notte è passata, anche questa in bianco. Non so perché ma questa notte il mio sonno è stato tormentato da quell'angelo dagli occhi azzurri. Credo di poter sapere perché mi sia venuta a trovare lei, oggi devo tornare a Torino, tornare da lei. Sono pronto a formare, due anni fa sono fuggito, scappato dai miei sbagli e dall'amore della mia vita, perché so che lei sarà l'unica. Londra è stata il mio rifugio, la tana di un fuggitivo. Credo di non aver mai amato nessuno come il mio angelo, e io che ho fatto, l'ho ferita per poi fuggire per leccarmi le ferite ma quali ferite se l'unico carnefice sono io ?.
Vorrei dovermi semplicemente svegliarmi da un sogno e ritrovarmi lei tra le braccia, ma è reale, ci siamo lasciati per colpa mia e io non ho neanche provato a farla restare, forse a quest'ora ci sarebbe lei con me in questo letto al posto di un ammasso di cuscini asettici. Mi manca il suo profumo, il suo dolce profumo di cocco e vaniglia con cui aveva impregnato tutti dai vestiti al cuscino.
Avevo preso l'abitudine di portarmi sempre una sua maglietta che usava per dormire quando facevo un lungo viaggio in modo tale da sentirla sempre dentro e poter dormire tranquillo.
Ed ecco che tra le mani mi capita proprio la sua maglia, l'avevo messa a un cuscino così da poter abbracciare qualcosa che sapesse di lei. Non è una maglia qualunque , o almeno non lo è per me. È la maglia del primo concerto a cui siamo andati insieme, Ed Sheeran, ricordo ancora di averla baciata per la prima volta durante la canzone " Perfect" e quel momento si che è stato perfetto, lei finalmente mia. Avevamo solo diciotto anni, beh io quasi diciannove e nonostante non avessimo neanche un anno di differenza, abitavo vederla scomparire tra le mie braccia.
Ora però la maglia non profuma più di lei, il suo dolce profumo " di sogni e di fragole" si è dissolto come la sua presenza.
Credo che sia andata avanti, che sia arrivata dove doveva, era ingamba, deve per forza esser arrivata lontano, vorrei solo esser stato partecipe si suoi obbiettivi. Al posto mio ci sarà stato sicuramente Matteo e quell'individuo di Leonardo, suo fratello maggiore. Non l'ho mai tollerato, ogni volta che c'era anche lui stava sempre attaccato alla mia lei è la chiamava in un modo tutto loro "passerotto" "paperella" ... " paperotta" ecco ! Solo io posso avere un nomignolo con lei. Chissà se in quest'anno non si sia fiondato sul mio angelo.
Torino aspettami, accogli un traditore che vuol scontate la sua pena.
E tu angelo riportami nel mio paradiso se riuscirò a espiare i miei peccati.

Stuck in her daydreamDove le storie prendono vita. Scoprilo ora