Parte 6 Federico

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" Dentro ad un abbraccio puoi fare di tutto: sorridere e piangere, rinascere e morire. Oppure fermarti e tremare dentro, come se fosse l'ultimo". Charles Bukowski
Amavo quando si rifugiava tra le mie braccia, mi sentivo finalmente utile, odiavo vederla spezzarsi, odiavo vederla combattere contro se stessa pure di non crollare. Perché lei non è una che crolla, lei non è una che quando cade aspetta che qualcuno la rialzi. Lei è una che se e quando cade si rialza più velocemente di quando sia caduta, nessuno la vedrà mai a terra. Lei è una che nonostante tutto sceglie cosa mostrarti di se stessa. Lei è una di quelle che solo un deficiente può non amare, lei è una di quelle che solo uno stronzo può far soffrire. Lei è una di quelle che amerai per sempre perché come un angelo ti salva dalla monotonia di questa vita.
Ricordo ancora il nostro primo abbraccio, il primo vero. Era la seconda settimana che ci stavamo frequentando e ci eravamo dati appuntamento a un parco vicino al "nostro" bar. La vidi arrivare, era bellissima nella sua semplicità, indossava un semplice jeans blu con qualche finto strappo, una camicetta blu con dei piccoli pois bianchi che spuntava da sotto a un maglioncino bianco. Aveva lasciato che i suoi morbidi capelli marroni ricadessero in dolci onde sulle spalle a formarle un'aureola di incontaminata perfezione.
Fu allora che capii che lei era il mio angelo.
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Oggi devo sostenere un colloquio con un importante giornalista di Torino. A Londra sono riuscito a fare della mia passione per la fotografia un lavoro. Ho studiato grafica e un mio collega vicino alla pensione mi ha rivelato alcuni trucchetti per la resa visiva di un giornale.
Non so perché ma ho una strana sensazione, una specie di ansia ma non so a cosa sia dovuta. Sono arrivato da tre giorni e non sono ancora riuscito a trovarla, neanche per sbaglio.
Entro in questo palazzo e la prima cosa che mi colpisce sono le pareti bianche ricche di inserti di giornale di tutte le epoche. Sembrano e sono tanti piccoli frammenti di una storia che ci ha portato a quelli che siamo oggi.
<< Salve, sono Federico Diverti, sono qui per il posto di fotoreporter, ho inviato via mail il mio curriculum la settimana scorsa, essendo stato io impossibilitato a venire di persona.>> dico una volta giunto al banco della reception.
<< Un attimo che controllo... ecco sì, il professore è occupato in un altro colloquio per il nuovo giornalista. Sa, è ora di cedere il posto ai giovani. Si accomodi nella sala d'aspetto.>>
Ringrazio con un sorriso e mi dirigo verso le poltroncine della sala d'attesa. Non mi siedo, preferisco stare in piedi per scogliere la tensione.
Mi guardo intorno, questo palazzo mi affascina, sa di antico, sa di cultura. Mentre guardo un particolare quadro contenente una facciata di un giornale del 1945 vedo una figura familiare passarmi vicino.
Mi giro verso di lei ma la vedo di spalle.
<< Mat, io ho finito, tu dove sei?>>
<< Okay, credo bene, sì, sì, ti aspetto fuori. No, sono contenta. Ti voglio bene. Ciao.>>
Mi giro di scatto, non può essere lei, dopo tutto questo tempo non è cambiata affatto. La sua voce, così soave è rimasta tale.
La seguo con lo sguardo e ho l'onore di vedere i suoi occhi colpiti da un raggio di sole. Ho un tonfo al cuore. Nonostante creda che la sua vera lei non sia cambiata, il suo aspetto è diverso e anche di molto.
La vedo lì, la guardo ma non riesco a vederla. È lì ma non è più lei. Cammina sicura sui tacchi ostentando sicurezza, ha rimesso la sua lucente armatura e questa volta sarà per sempre.

Stuck in her daydreamLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora