Non so come sono arrivato a casa, il mio ultimo ricordo risale a ieri sera, poi ci sono solamente dei flash un po' confusi di tutta la serata.
Sinceramente ho odiato ogni singolo attimo a partire da Leonardo e Gwen che flirtavano all'inizio scambiandosi degli sguardi complici, fino all'arrivo di un ragazzo che a quanto pare la conosce bene a punto da doverci parlare fuori.
Da lì ho alzato leggermente il gomito. Quando l'ho vista al bancone che cercava qualcuno tra la folla ero convinto che volesse me, ne avevo la certezza soprattutto dopo che è arrossita mentre continuava a far vagare il suo sguardo, poi, invece, è arrivato quel ragazzo.
A quanto pare, poi, sono l'unico a non conoscerlo perché le due guardie del corpo di Gwen lo hanno abbracciato con molta enfasi.
Mi alzo dal letto per prendere qualcosa per questo mal di testa che mi sta uccidendo, ogni volta che bevo la testa mi scoppia fortissimo ma niente mi fa desistere, andando verso il bagno passo davanti allo specchio notando che sono ancora vestito con ieri comprese le scarpe, evidentemente non sarà stata lei a portarmi a casa.
Prendo un'aspirina dal mobiletto del bagno e vado in cucina per mettere su un caffè, piano piano frammenti di ieri mi ritornano alla mente facendo un po' di luce si tutti gli interrogativi che riguardano ieri sera. Prova a chiudere gli occhi per facilitare i ricordi e mi compare il mio angelo in tutta la sua bellezza, ieri sera era da mozzare il fiato, elegante, sexy, aveva messo su la sua maschera da stronza dandole così un'aria ancora più provocante. Mi guarda tendendomi la mano ma io non guardo lei, il mio sguardo nota un particolare che stona, sulle spalle ha un giubbino di pelle, visibilmente non suo, non faccio caso a quello che dice, prova a incoraggiarmi con un sorriso un po' tirato, rassegnato quasi. Il suo volto appare stanco, illuminato a intermittenza dalla palla stroboscopica e dalle luci colorate della discoteca.
Non so per quale motivo ma la vedo arrossire e distogliere lo sguardo dai miei occhi.
Mi ricordo che abbiamo parlato, non so di cosa, ma è stato uno dei discorsi più lunghi che abbiamo fatto nell'ultimo periodo e io giustamente non mi ricordo nulla.
Ho paura di aver detto qualche cazzata o peggio ancora averle fatto delle promesse di cui non mi ricordo. Avevo l'intenzione di dimostrarle qualcosa, ma non ho fatto altro che confermarle la versione peggiore di me.
Sento la moka borbottare segno che il caffè è pronto, mi sembrava esser passato molto più tempo, invece solo una manciata di minuti. Mentre giro lo zucchero nel caffè sento il mio telefono vibrare è solo ora mi ricordo della sua esistenza, non l'ho neanche messo in carica, ma nelle condizioni in cui ero ieri sera il telefono era l'ultimo dei miei problemi.
Lo sblocco e noto che sono due notifiche di Instagram.
"So che non ti ricorderai nulla di ieri sera perciò ti aiuto. Hai chiesto un chiarimento a Gwen e lei, inaspettatamente per tutti, ha accettato."
Matteo mi salva in corner, non so perché l'abbia fatto la dedico sia solo per la sua adorata "gemella" infatti il suo secondo messaggio conferma le mie teorie.
Quindi riassumendo ho bevuto un po' troppo perché l'avevo vista con altri e poi ci ho anche parlato riuscendo a strapparle un chiarimento, e pensare che non ci ero riuscito neanche da sobrio, la serata ha avuto risvolti inaspettati.
Non sono capace a scrivere messaggi de genere quindi mi butto su un messaggio chiaro e diretto:
"Mi hai promesso un chiarimento"
So che solitamente la domenica la destina alla famiglia, un tempo mi trovai anche io in uno dei loro pranzi, i loro sono quei pranzi che ti fanno sentire in famiglia, accolto e sicuro, protetto da un camino e tante risate.
La settimana prossima la redazione starà chiusa per dei ritocchi strutturali agli uffici e pensavo di sfruttare questa opportunità per tornare un po' a Firenze, allontanarmi da questa quotidianità quasi forzata, che giro esclusivamente intorno a Ginevra Freddi.
In un attimo ho comprato il biglietto del treno e ho avvertito mia sorella della mia piccola fuga pregandola di non rivelare niente ai nostri genitori.
Organizzato il viaggio adesso tocca al pranzo e lì la situazione crolla, il frigorifero è vuoto così come la dispensa quindi devo necessariamente passare al supermercato.
Metto velocemente un po' di musica e corro sotto la doccia per eliminare definitivamente i residui di dopo sbornia dal mio volto, prendo al volo una tuta nera dall'armadio, giubbino di pelle, rido solo a guardarlo, occhiali da sole e chiavi di casa, chiudo e parto.
La funzionalità della posizione di questo appartamento sta nel fatto che sia vicino a tutto tant'è che riesco a raggiungere il supermercato in pochi minuti a piedi.
Mentre prendo il carrello, dopo aver cercato l'unico non bloccato perché mi sono dimenticato come sempre la monetina, cerco di stilare una sorta di lista.
Prendo tutti gli alimenti base evitando di comprare roba che potrebbe scadere nell'immediato.
Mentre sono in fila a banco della carne, pensando a cosa improvvisare per pranzo immaginandomi già la bella fiorentina che mi aspetta nei prossimi giorni, sento una voce familiare.
<< Giovanni, caro, puoi sentire se Gwen ha bisogno di qualcosa oltre al vino frizzantino per l'aperitivo che mi ha detto ieri sera?>>
Ed ecco i genitori: Giovanni Freddi e Caterina Crischetti.
Loro due per me rappresentano il mio ideale di coppia perfetta, quando li guardi riesci a cogliere tutto l'amore che li lega, li guardi e vedi lui prendere ancora in giro la moglie e lei arrossire ancora quando si accorge di essere guardata dal marito. Sembrano ancora due ragazzini che si stanno frequentando, una coppia senza tempo.
Faccio finta di non averli visti ma appena ordino al macellaio vedo la testa della moglie Girardi nella mia direzione e richiamare di conseguenza il marito.
Prendo la carne e nel girarmi me li ritrovo di faccia.
<< Buongiorno.>> saluto con un cenno della testa.
<< Federico, ciao, come stai?>> mi ferma Caterina regalandomi un sorriso così simile a quello della figlia mentre il signor Freddi si limita a ricambiare con un cenno.
<< Bene grazie signora e lei?>> cerco di sembrare il più affabile possibile.
<< Bene, grazie. Adesso scusaci se non ci tratteniamo ma Ginevra ci aspetta per mezzogiorno. Buona domenica.>> mi congeda con un sorriso appoggiandosi alle forti braccia del marito mentre spinge il carrello.
Compro le ultime cose e torno a casa.
Guardo quella che un tempo consideravo il mio rifugio vedendola ora vuota, senza anima, non la sento più mia, come se a ogni viaggio che ho intrapreso avessi sparso un po' di me stesso e ora quello che rimane non è abbastanza per riempire questa casa.
Cerco di raccogliere quel poco di voglia che mi resta e inizio a cucinare qualcosa, sono quasi tentato di chiamare Paolo per un po' di compagnia ma per lui la domenica è sacra è dedicata solo ed esclusivamente alla sua nipotina.
Prima che mia sorella di trasferisse a Firenze e che i miei genitori la seguissero anche le mie domeniche erano così, per fortuna domani lo raggiungo per un po'. Mi manca stare in famiglia, sono sempre stato una persona che se l'è sempre cavata da solo, sempre pronto a fuggire da casa per viaggiare, scoprire il mondo, adesso però non ho trovato ancora un posto che mi faccia sentire a casa e la mancanza di tutte quelle persone che invece mi tenevano ancorato a questo luogo non aiuta di certo.
Il mio telefono mi avvisa della risposta di Gwen la quale rimanda tutto alla settimana prossima, per me è perfetto.
Mangio quel poco di pasta al pesto che sono riuscito ad apparare e preparo una piccola valigia per domani, non mi è mai pesato fare e disfare i bagagli ma, non so perché, questa volta mi sembra quasi una schiavitù, come se avessi disimparato a vivere senza valigia.
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Stuck in her daydream
Literatura Feminina(SOSPESA) Ginevra, torinese doc, insegue il suo sogno a soli 22 anni, vuole scrivere del mondo, vuole avere il privilegio di informare le persone sugli eventi, e quale miglior accessione se non la ricerca di un nuovo stagista da parte di Arturo Maga...
