Parte 26 Gwen

24 0 0
                                        

<< Ti piace leggere?>>
<< Non tanto, preferisco giocare alla Play>>
<< Che gioco preferisci?>>
<< Fifa 2k19>>
<< Giocatore preferito?>>
<< Belotti.>>
<< Bene, abbiamo finito.>>
Sono avvilita, è il secondo giorno e per ora la percentuale di ragazzi che decantano il loro amore alla PlayStation è sempre in crescita.
<< Non disperare mia prode giornalista, il regno è vasto, troveremo qualcuno.>> Federico sistema la sua attrezzatura facendo attenzione alla telecamera, e si avvicina, accenno un sorriso quasi per non togliergli l'espressione serena dal viso.
<< Per stamattina direi che basta così, su avanti ti porto a mangiare.>> mi esorta ma io lo accontento solamente dopo almeno due minuti abbondanti, sento proprio la pigrizia che si impossessa di me ultimamente.
<< Sai cosa mi dispiace di più?>>
<< Che il bambino fosse del Toro?>> Stupido, lo guardo male scuotendo la testa e mi giro in modo che non veda il piccolo sorrisino che aleggia sulle mie labbra.
<< Non mi guardare così, ti ho fatta sorridere, la mia missione è compiuta.>>
Ma oggi parla solo in modo militare?
Lo ignoro.
<< La cosa che mi fa più male è che tutti pensano che i libri siano noiosi, una cosa da secchioni o sfigati, quando in realtà sono il mondo più economico di viaggiare.
Sono il modo più semplice di sognare senza dover chiudere gli occhi.>>
Il bambino non ha colpe se nessuno lo ha mai educato alla bellezza. La questione dei libri non inizia ora, da sempre coloro che preferivano un buon libro a un gioco venivano visti negativamente.
Federico sembra quasi ascoltare i miei pensieri, è una cosa che ha sempre fatto e che mi ha sempre sconvolto, questa empatia che ha nei miei confronti è pazzesca.
<< Sai quando ero a Londra una volta a settimana andavi in una libreria che organizzava una sorta di club del libro per i più piccoli. Si chiamava "Once upon a time", giusto per restare in tema, era una libreria specializzata per bambini e ragazzi.
Una settimana mi chiesero di leggere "Peter Pan" e in quel momento il ricordo della mia Wendy si è fatto più vivido. Sai c'erano due bambini, lei era la tua copia in miniatura e lui mi assomigliava un po' devo ammettere, stavano sempre appiccicati, si staccavano solo quando un'amichetto di Emily, la bimba, la veniva a chiamare e lui si arrabbiava sempre.
Erano tenerissimi, va da se che lui fosse il mio preferito, Alexander.>> sembra perdersi nei ricordi e non si accorge che i miei occhi stavano cercando un contatto con i suoi.
<< Hai cercato un modo per sentirci legati anche quando eravamo separati, anche dopo che eravamo scappati.>> per un attimo i nostri occhi si trovano per poi perdersi subito dopo, la conversazione si sta facendo troppo intima.
Ecco il nostro problema, abbiamo troppe cose in sospeso e basta un niente che ci troviamo in territori che non dovremmo mai varcare.
<< Com'era Parigi?>> per fortuna sposta il discorso in zone neutre, mi fa piacere il fatto che voglia continuare a parlare, continuare ad avere una connessione.
<< Magnifica. Quando vado lì è come se trovassi il tanto agognato "posto nel mondo" , mi da tranquillità solo che non ci vivrei mai- mi guarda un po' strano- la vita lì mi sembra di cartone, o meglio, quella che faccio io, è una vacanza ma niente di più.>> sembra soddisfatto della risposta.
<< E tu, sei sceso a Firenze no? Come stava Gaia? E la piccola?>> per fortuna me lo aveva detto lui che sarebbe andato a trovare la famiglia sennò avrei fatto la figura della stalker, non che non mi sia informata su di lui, però.
<< Gwen rallenta - ci sediamo a tavola- si, sono andato dai miei. Gaia sta bene e ha appena ha saputo che lavoriamo insieme mi ha fatto promettere che ti avrei portato i suoi saluti. La piccola sta bene ormai è diventata una chiacchierona, un anno e mezzo di puro pepe. Mia madre dice che è uguale a me da piccolo.>>
<< Una peste insomma >>
<< Ehi!>>
La sorella di Federico, Gaia appunto, ha 5 anni in più di noi e mi ricordo che quando ci siamo conosciute lei aveva scoperto da poco di essere incinta, appena seppe che era una femminuccia mi portò in tutti i negozi per bambini di Torino, eravamo diventate un'associazione a delinquere.
Non c'è stata una volta in cui durante i nostri pomeriggi di shopping non siamo tornate con qualcosa per la piccola.
Quando nacque la piccola Francesca ha portato una ventata fresca in quella famiglia già di per sé pressoché perfetta.
Quando si spostò a Firenze con i suoi genitori Federico aveva perso il po' di stabilità legandosi così sempre di più alla mia famiglia, poi quando noi ci separammo io qui e lui a Londra i miei rapporti con Gaia si sono cessati, o meglio, messi in stand by, non vedo l'ora che venga a trovare il fratello per riprendere da dove avevamo lasciato.
<< Salve, cosa volete ordinare.>> ci giriamo verso il cameriere quasi guardandolo male.
È come se avesse rotto la nostra bolla.
Nessuno dei due ha neanche lontanamente di pensato ad aprire il menù, ci guardiamo cercando di trattenere le risate e Federico decide di prendere l'iniziativa e ordinare per entrambi, sinceramente non so cosa abbia ordinato ma spero si ricordi i miei gusti.
Per le bevande il cameriere si gira completamente verso di me ignorando Federico che si innervosisce. La vedo una cosa squallida e scontata.
<< Direi del vino, ma non sono una grande intenditrice-fa per parlare ma io lo precedo richiamando l'attenzione di Federico- amore tu che dici?>>
Federico quasi si strozza con la sua stessa saliva.
<< Direi un po' di bianco...>>
Mentre loro continuano a discutere di vini (mi sembra quasi una gara tra di loro) io mi estraneo, osservo Federico parlare con il viso ancora induriti da un'espressione di stizza, ogni tanto si aggiusta i capelli o il polsino della camicia da sotto il maglioncino. Ogni tanto si gira e mi guarda, nei suoi occhi leggo che è ancora scosso dalla scenetta di prima.
Non so come mi sia venuto di chiamarlo "amore", mi è uscito spontaneo, la sfacciataggine del cameriere mi ha fatto salire il nervoso e forse ho esagerato complicando, inevitabilmente, le cose tra di noi.
Mi risveglio dai miei pensieri e sensi di colpa solo quando mi schiocca le dita davanti agli occhi, nella mia testa era passato del tempo, nella realtà neanche 2 minuti.
<< Hai scelto il vino caro?>> cerco di ironizzare un po' per non fargli capire quanto in realtà la mia uscita abbia scosso entrambi.
<< Mi ha fatto girare le scatole quel cameriere, se tu non avessi messo le cose in chiaro non avrei risposto di me e sia chiaro, per lui niente mancia.>>
"Messo le cose in chiaro"? Lo guardo inarcando un sopracciglio.
<< Nel senso che, facendo finta che fossimo fidanzati gli hai fatto capire che non eri interessata, vero o falso quelli come lui non sono il tuo tipo e non lo saranno mai.>>
<< E tu che ne sai di chi è il mio tipo?>> lui ha ragione ma questa gelosia insensata non so perché ma mi fa tremendamente piacere e poi ho sempre adorato vederlo in imbarazzo.
<< Troppo sfacciato, invadente, brutale, inopportuno, poi anche fisicamente non è il tuo tipo troppo robusto, poi tu hai il debole per gli occhi chiari.>>
Lo guardo e scoppio a ridere ci ha preso su tutto ma la faccia con cui lo diceva, un bambino,era quasi offeso che avessi messo in dubbio la sua teoria.
<< Non voglio rovinare questo clima rilassato ma noi dovremmo parlare- mi sistemo sulla sedia- voglio dirti che però non ho ancora una risposta ad alcune domande. Io vorrei che noi ci riavvicinassimo, che tornassimo come prima ma so che non è possibile.
Non so cosa sia successo quella sera...>>
<< Penso di non aver capito. Noi sappiamo benissimo cosa successe.>>
Lo guardo male, non può negare quello che successe, le prove sono chiare, la videochiamata la mattina dopo, io li ho visti in diretta, io loro risveglio dopo una notte di passione.
Non mi piace tornare sempre sullo stesso argomento, come si può pretendere il perdono, la mia idea non cambia, è una questione di principio, si tratta della mia dignità di donna.
<< Non hai capito, voglio raccontarti la mia versione a partire da principio.>> cerca l'approvazione nel mio sguardi per continuare.
<< Quella sera io ero uscito con Paolo, tu non c'eri e lui mi aveva chiesto di fargli da spalla per una sera, lui dopo un po' trovò una ragazza e mi lasciò da solo chiedendomi di aspettarlo. Per passare il tempo mi ero seduto al bancone e evidentemente avrò bevuto troppo perché l'ultimo ricordo che ho è la tua voce la mattina dopo mentre mi svegliavo per poi capire che ero a letto con Antonella con te in diretta in videochiamata.
Paolo sostiene che ci siano delle cose che non quadrano, non dico di essere sicuro che non sia successo nulla, ma, appunto, non ho neanche la certezza che sia successo.
So di aver sbagliato a ubriacarmi, forse l'avrò anche baciata scambiandola per te ma credimi che non sarebbe mai successo se fossi stato sobrio.>>
Sono un po' sbigottita perché uscirsene adesso dopo un anno con tutte queste incertezze, non so se fidarmi.
<< Quando ne sarai certo? >> posso sembrare un po' masochista ma voglio sapere la verità.
E se davvero si fosse inventata tutto? Non l'avevo mai vista prima di allora però spesso Federico mi raccontava di come fosse un po' esaurita. La domanda è perché ? Perché avrebbe dovuto farlo, a che pro?
-forse pensava che tolta di mezzo tu lui sarebbe tornato da lei
Il mio botta e risposta interiore viene interrotto dalla sua risposta.
<< Se la sta vedendo Paolo- un'altra persona messa in mezzo- una settimana, giorno più giorno meno.>>
Tutto l'allegria di prima è scomparsa, ora c'è solo un silenzio strano, quasi imbarazzante, lui attende una risposta ma non ho niente di sensato da dirgli.
<< Allora, parlandoci chiaro, io mi sento ancora legata a te, non so se a livello amoroso o semplicemente perché abbiamo passato del tempo insieme. Non voglio cancellare tutto, non l'ho voluto fare tempo fa e non credo che lo farò ora, sinceramente non voglio diventare due sconosciuti con dei ricordi in comune.
In ogni caso i sentimenti per me vanno coltivati con attenzione, dedizione e costanza e sinceramente a un anno da tutto non so parlarti dei miei sentimenti perché non li so distinguere.
Per un periodo ti ho odiato subito dopo averti amato quindi capiscimi, ora,ho un po' di confusione.
Per una questione di giustizia verso di me, verso i miei ideali e i miei principi non possiamo riprendere tutto, non ci sono le basi. Non è solo una questione di cuore spezzato, non serve che ti dica quanto abbia sofferto perché ti conosco e so che hai sofferto anche tu però, proprio per questo non posso, senza fiducia l'amore non basta.>>
Non so cos'altro dirgli, provo qualcosa per lui, però non so cosa.
Ora questa nuova possibilità mi scombussola ancora di più, se fosse tutto un piano architettato da Antonella? Io che farei ? Tornerei come se nulla fosse ? Non lo so.
<< Grazie, so quanto cosa per te metterti in gioco così tanto, mettere le carte sul tavolo e parlare chiaramente quando ci sono in mezzo i sentimenti.
Ora mangiamo, appena avrò le risposte sarai la prima che lo saprà.>>
Non potrei mai dimenticare tutto quello che abbiamo vissuto bello e brutto che sia, però ora si inevitabilmente rotto qualcosa, il tempo lo potrà riparare questo si però per ora non so che dire.
Tra di noi si è lacerato qualcosa più che rotto quindi c'è una possibilità che si ritorni anche meglio di prima, quando si rompe è raro che si ricostruisca in modo duraturo, come un tavolo con solo tre gambe, l'equilibrio è precario.
Ora come ora non potrei mai essere sua amica, c'è ancora qualcosa di troppo forte, quella sensazione di incompiuto.
Lui è il ritratto della felicità, si è tolto un peso di dosso e mi sembra quasi più bello, mi sento di guardarlo con occhi diversi solo perché adesso c'è la possibilità di tornare insieme.
Mannaggia a lui, mannaggia ad Antonella e mannaggia a me che già mi illudo.
———
Ho chiamato Matteo implorandolo di venire da me stasera, devo raccontargli tutto quello che è successo oggi.
È stata una giornata intensa.
Dopo pranzo abbiamo provato a fare qualche altro sondaggio e ho finalmente trovato qualcuno che ama leggere, mi sono quasi messa a saltare per tutta via Po.
Per le quattro siamo tornati in ufficio e Arturo ci ha mandati in una camera a me sconosciuta per iniziare a organizzare il materiale di oggi. Va da se dire che quelle due ore sono volate con Federico che sembrava esser tornato ragazzino, non che ora sia adulto, però per le sciocchezze che diceva gli avrei dato 12 massimo 13 anni, non più.
Appena si fanno le sei chiudiamo tutto e ognuno va nel proprio ufficio. Mi chiedo se avrò mai un ufficio, non è il massimo essere costantemente scambiati per la segretaria del signor Magamelli, capisco che la disposizione non aiuta, però.
Ho notato che qui non ci sono degli uffici veri e propri a parte quello dove sono io, i ragazzi, per esempio, sono in un angolo dedicanti allo sport con a disposizione computer e attrezzatura di ogni genere per essere sempre connessi in tutto il mondo.
Lucia è dal lato apposto, quasi al centro, un po' un isoletta nel bel mezzo dell'ufficio e la sua "postazione" è collegata ad altre, come tutte le altre.
Io invece sono un po' spostata da tutto questo.
L'ufficio si sviluppa a partire da un corridoio che porta dall'ascensore alla zone degli uffici attraverso un corridoio dove, appunto, ci sono io.
Busso ed entro per prendere le ultime cose e raggiungere Mat al bar qui di fronte per un aperitivo.
Stranamente Arturo non c'è al contrario della sua roba che è tutta sulla scrivania al solito posto.
<<Vai via ?>> salto sul posto e mi giro portandomi una mano sul cuore tipo film horror.
<< Lucia ma ti sembra il modo di arrivare così alle spalle di una persona ?>>
<< Quanto la fai lunga.>> la guardo male.
<< Sai dov'è il capo?>> le chiedo perché è troppo strano non trovarlo in ufficio e ancora più strano che sia uscito senza portarsi dietro il cellulare o gli occhiali.
<< Lo è venuto a chiamare Fabio da giù personalmente non so perché ma per venire di persona deve essere qualcosa di importante.>> spero nulla di grave.
<< Non ci vediamo da un po' e né tu né il tuo amico mi avete portato un piccolo cadeau dalla vostra vacanza, voi a Parigi e io sola in quel di Torino.>> c'è gente che ha proprio la propensione alla teatralità.
<< Che brutte persone che siamo.>> le do corda mentre lei continua a fare la sostenuta.
<< Salve ragazze, state andando via?>> chiede un po' trafelato.
<< Con Federico abbiamo montato il video prendendo un paio di interviste di oggi sia positive che negative e abbiamo messo in ordine tutte le liberatorie firmate dai genitori dei bimbi.>> aspetto a prendere il cappotto in modo da estorcere qualche informazione.
Dalla finestra entra ancora luce segno che le giornate si stanno allungando, aprile è proprio volato, in un battito di ciglia è finito un altro mese.
Lucia gli racconta brevemente la sua giornata ed esce facendomi segno che ci saremo riunite all'ascensore.
Aspetto che esca e mi avvicino ad Arturo.
<< Capo tutto bene?>> la sua faccia sembra un po' sconvolta, infastidita, non vorrei sembrare invadente ma mi piacerebbe aiutarlo.
<< Si Gwen non preoccuparti.- non sono convita e allora aspetto che continui, lui mi guarda e si accomoda sulla poltrona- Sai il giornale ha dei finanziatori ai quali piace molto essere osannati e per questo vogliono che organizzi una festa in loro onore mascherata da raccolta fondi.
Non mi piacciono le persone a cui piace farsi venerare solo perché ha molto soldi, ma sai come gira il mondo adesso.>> chissà chi sono queste persone, ignoravo la presenza di finanziatori sinceramente, credevo che il giornale si autofinanziasse grazie alla vendita stessa ma a quanto pare non basta più il cartaceo.
<< Avete scelto la data?>>
<< Sono molto indeciso, non voglio perdere giornate lavorative dopo già il fermo per lavori, quindi penso un venerdì.>>
<< Se le dovesse servire una mano non esiti a chiedere.>> in fondo non mi vista nulla.
<< Grazie ma non credo che c'è ne sarà bisogno. Ad ogni modo, come va con Federico, ti trovi bene a lavorare con lui?>> mi scappa un sorriso.
<< Si, molto bene, lui è un ragazzo in gamba.>>
Sembra soddisfatto.
<< Dai, ora vai che Lucia ti starà aspettando.>> lo saluto e chiudo la porta.
L'ufficio si è svuotato giusto una o due persone che ultimano i vari lavori e spengono i computer.
I ragazzi sono già andati via perché stasera non mi ricordo chi giochi, nell'ultimo periodo sono molto distratta, potrebbe anche giocare la Juve e non lo saprei.
Mi avvicino all'ascensore e trovo Lucia distratta dal telefono verso il quale sta sorridendo, sono certa che sia Matteo, quei due vivono in simbiosi telematica.
<< Ho in programma un aperitivo con Matteo, vuoi unirti a noi ?>> risparmio di ripetere due volte le ultime vicende tanto ormai Lucia è diventata una capo ship della mia vita sentimentale.
In questi due mesi abbiamo legato molto, è un po' la versione femminile di Matteo. Oramai io e lei ci sentiamo quotidianamente anche quando non ci vediamo, a Parigi tutti i giorni e anche se lei pensa che non le abbiamo portato niente in realtà Matteo le ha preso un pensierino dolcissimo che però, giustamente, voleva darle lui.
Dopo un po' sembra riprendersi ma risponde solo dopo che io le ho ripetuto l'invito, accetta subito, forse Matteo glielo aveva accennato ma lei non si sarebbe mai presentata anche se l'avesse invitata Matteo, ogni volta aspetta sempre che sia io a invitarla, come se avesse paura di intromettersi nel nostro rapporto. È una persona fantastica una donna con la d maiuscola, fatta a posta per il mio gemello, devo trovare un modo per farli mettere insieme. Ho conosciuto un po' il passato di Lucia e lei ha paura proprio come Matteo, bisogna che vadano altre le loro barriere e lo possono fare solo insieme.

Stuck in her daydreamLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora