Parte 32 Gwen

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<< Finalmente ti vedo in tenuta casual.>>
<< Devo ricordarti che è la seconda volta che ci vediamo ?>>
<< In realtà è la prima solo noi due.>> ha perfettamente ragione.
Stamattina mi è arrivato un messaggio da Edoardo dove mi ricerca che per le undici sarebbe stato sotto casa mia. Non serve dirlo che io il messaggio lo avevo letto alle 10:45.
Ho fatto una vera corsa contro il tempo afferrando un vestitino rosso estivo e un giubbino di jeans, ringrazio il cielo di aver fatto la doccia ieri sera appena tornata per levare quel poco di gel che avevo messo per definire i ricci.
Per fortuna maggio ha finalmente deciso di mostrarsi facendo così fruttare il mio weekend speso a fare il cambio di stagione dopo il quale quasi per una questione di principio ho iniziato a vestire più leggera che per un vero calore atmosferico.
Esattamente alle 11 sono sotto al portone, non so come abbia fatto, riuscendo così a godere di un esemplare di Edoardo Magamelli alla ricerca del mio nome sul citofono di un'altra palazzina la quale, proprio come la mia, non ha i nomi scritti ma solo il numero e la lettera dell'appartamento, quindi la sua è in ogni caso fatica sprecata visto che le sue doti da stalker non sono ancora ben affinate.
<< Apprezzi il mio look quindi? >> faccio una giravolta, mi sento una bimba.
<< Apprezzo è dire poco.>> mi scruta dall'attaccatura dei capelli alla punta delle dita dei piedi.
Anche lui è molto meno elegante rispetto a ieri.
Sembra molto più giovane, un liceale, nel suo jeans strappato, un vero bad boy, la cosa mi fa molto ridere perché davvero se non sapessi che ha 25 anni e lo vedessi in giro con uno zainetto sulle spalle penserei senza alcuna difficoltà che sia un liceale, un maturando forse.
Ricambio l'occhiata inquisitoria confermando sempre di più la mia idea, indossa una maglietta bianca è una camicia a quadrettoni rossi molto american style, completando il look con un paio di occhiali dalle lenti scure, quelli un po' squadrati che sono diventati un po' un evergreen.
Più lo guardo più mi sembra che gli manchi qualcosa...trovato!
Slego il foulard dal manico della mia borsa e glielo metto a mo' di bandana, gli faccio segno di fare un giro e lui si abbassa gli occhiali per sottolineare il suo sguardo diffidente ma alla fine fa ciò che gli ho chiesto.
<< Così sarei più attraente?>> annuisco.
<< Vuoi proprio che venga rapito da qualche bella ragazza invaghita mia bellezza.>>
Alzo un sopracciglio e lui mi spintona mentre ride ma non da neanche il tempo alla fisica di farmi allontanare che già mi tira più stretta a lui e mi stampa un bacio sulla guancia.
<< Non ti avevo ancora salutato per bene, sai i miei si sono impegnati tanto per la mia educazione.>>
<< Andiamo va, mi hai promesso un gelato.>> cerco di creare un diversivo perché già sento tutto il sangue confluire verso la faccia e sinceramente non mi va di farmi vedere in modalità peperone per un semplice bacio sulla guancia, eh che cavolo ho anche una qualche sorta di orgoglio io!
<< Prova a indovinare che gusto prenderò.>>
<< Perché?>> mi giro verso di lui, nessuno mi aveva mai fatto anche perché di solito vado con Matteo o Leonardo di cui so perfettamente i gusti.
Mi sento un po' asociale...
<< Dai, giusto per, così per gioco.>>
<< Okay, però voglio l'indizio, frutta o crema ?>>
<< Guardala! Neanche hai fatto un tentativo e già vuoi l'indizio, sei scandalosa, niente da fare.>>
Mannaggia.
<< Non fare tanto il saputello dopo sarà il tuo turno, ti consiglio di iniziare a pensarci.
Allora, vediamo... Limone ?- scuote la testa- Nocciola?- la sua faccia è quasi inorridita- Frutti di bosco?>>
Quindi è un frutto.
<< Ho un'idea, dammi il telefono, io scriverò qui sulle note la mia ipotesi e tu potrai guardarla solo nel momento in cui avrai già preso il tuo gelato e la stessa cosa per me.>>
Accetta.
<< Ora tocca a me, tre tentativi e poi scriverò sulle tue note.- annuisco- Fior di latte? - sbagliato- Cioccolato ?>>
<< Banale.>> in un attimo i suoi occhi si accendono raccogliendo la mia sfida.
<< Lime? Sai dicono che certi gusti siano afrodisiaci.>>
Allora qui dobbiamo iniziare a lavorare seriamente perché non è normale che io sembri in preda a delle crisi epilettiche solo per una provocazione su un gusto di gelato.
Devo davvero fare qualcosa, e anche subito.
<< Mi dispiace non ci è arrivato. Ecco a lei.>> gli porgo il mio telefono con un sorriso trionfante.
A lui ho scritto "fragola" anche se mi ricordo bene tutti gli sproloqui di Matteo nei quali sottolineava come "il gusto di gelato definisce chi sei. Non puoi uscire con una ragazza e prenderti il gelato a fragola, capisci? Un vero uomo mangia gusti forti non robe delicate come vaniglia o fragola." Era esilarante venderlo davvero impegnarsi per esprimere quelle che per lui erano davvero cose sensate, lui davvero ci credeva.
Il problema è che se davvero ascoltassi le idee di un Matteo adolescente con qualche inizio di disagio mentale, le soluzioni sarebbero due o la mia è una provocazione oppure ho semplicemente scritto quello che mi sentivo.
Boh, si vedrà.
Camminiamo per le strade di Torino facendoci cullare dai raggi del sole altro sulle nostre teste.
Essendo domenica si vedono un sacco di bambini a spasso con i genitori o con i nonni, c'è chi passeggia con il cane o chi invece corre forse per il pranzo con la suocera, altri sembrano lasciarsi trascinare dal flusso e qua e là ci sono delle coppiette mano nella mano che si godono il primo sole della stagione. I vari bar sono pieni di ragazzi che ridono davanti a uno Spritz e di quelle ragazze più apparenza che sostanza che cercano la giusta inquadratura per la decima storia di Instagram della giornata.
E poi ci siamo noi, vicini, ma con la testa ognuno chiusa nei propri pensieri mentre ci facciamo prendere da tutti i dettagli che ci circondano, siamo insieme anche senza dover per forza riempire il silenzio con inutili discorsi.
Mi porta in una delle gelaterie più antiche della città e ci mettiamo in fila.
Appena arriva il nostro turno lui non vuole farmi pagare ma appena si distrae per dire il suo gusto lo prendo in contropiede e pago per entrambi.
Ordino anche il mio è ci sediamo a un tavolino all'aperto.
Oltre al fattore storico e alla bontà del gelato bisogna tenere conto di come il sole oggi non essendo troppo caldo sia l'ideale, sembra una giornata perfetta...
A un tratto si leva gli occhiali da sole invitandomi a fare lo stesso e incatena i miei occhi ai suoi.
<< Pistacchio... non ci sarei mai arrivato.>>
<< Ho notato, hai scritto un banalissimo "cioccolato" davvero mi facevi così prevedibile? Non so se ritenermi offesa o meno.>> mi guarda sorridente scuotendo la testa. È appoggiato allo schienale della sedia con le gambe accavallate e una mano comodamente abbigliata al bordo dello schienale a sostegno della testa, se non fosse per il gelato sembrerebbe pronto per una rivista di moda.
<< Io, a differenza tua, ci ho preso in pieno.>> gli faccio l'occhiolino e lui sembra risvegliarsi.
<< Signorina Freddi si contenga, non starà mica ambendo alla mia virtù?>> ma è possibile che abbia sempre la risposta pronta, non lo scomponi mai.
<< Ma dove sei stato tutto questo tempo?>>
<< Seconda stella a destra.>>
Peter Pan...sto per commuovermi.
<< Era la mia favola preferita.>>
<< Io adoravo il Re Leone.>> chissà perché la cosa non mi sconvolge.
<< Ma dopo che mi hai fregato sul gelato ti farai portare a pranzo?>>
<< Quanto corri Simba- mi viene da ridere, mi è uscito spontaneo chiamarlo così- Ho trovato, ti chiamerò così.>> ride anche lui.
Mi sembriamo due ragazzini e sinceramente non passavo una giornata tranquilla a parlare del nulla con qualcuno che non fosse Matteo da troppo tempo.
<< Per lo stesso principio io dovrei chiamarti Wendy...
Comunque corro perché domani devo ritornare a Roma per una causa importante.>> mi guarda dispiaciuto.
Cavolo, so che mi mancherà e come la stupida mi sono affezionata immediatamente a lui dimenticandomi che lui ha un lavoro e una vita a Roma.
Mi prende la mano, intreccia le nostre dita e mi guarda dritto negli occhi.
<< Lo so che è dura, non abbiamo avuto neanche il tempo di iniziare a conoscerci e dobbiamo separarci anche se l'ideale sarebbe state vicini o almeno nella stessa regione, ma vedila così non sembriamo due persone che seguono proprio il corso standard delle cose, abbiamo sofferto già abbastanza entrambi quindi mettendoci alla prova subito saremo in grado di capire in che direzione stia andando quello che è in procinto di nascere tra di noi.
Senza fretta o stress, viviamo questa cosa così come viene senza pianificare, non ti sto chiedendo nulla, solo ti fidi di me ?- annuisco meccanicamente perché il mio cervello è ancora un po' annebbiato dall'interno discorso- Farò tutto ciò che è in mio potere per far funzionare la cosa.>>
Sembra quasi voler aggiungere qualcos'altro ma lo vedo esitare.
<< Vorrei aggiungere una piccola clausola però- eccolo- L'esclusiva.>> finalmente si è liberato.
Annuisco.
Siamo noi due in ballo, solo noi due.
<< Non vuoi aggiungere nulla?>>
Scuoto la testa.
Sembra quasi che io abbia perso la facoltà di parlare.
Non so come gli venga in mente, ma, per smorzare la tensione del momento prende il suo gelato e me lo infrange sulla faccia imbrattandomi mezza faccia.
È l'ultima cosa che mi sarei mai aspettata facesse.
<< Stavi andando a fuoco.>> devo avere una faccia sconvolta e di certo la sua spiegazione non aiuta.
Sono basita.
<< Posso dirti una cosa? Io ti immaginavo diverso sinceramente, più sbruffone e forse anche un po' arrogante.>>
Sinceramente credevo che fosse il classico figlio di papà con la strada spianata, uno di quelli che non deve mai faticare troppo per ottenere quello che vogliono.
<< Sai, me lo dicono in molti. È strano, sembra che nessuno abbia una maschera, quella facciata che si usa con gli estranei per non esporsi troppo, e di conseguenza la gente si fa un'idea di me, si costruisce tutta un'altra persona supponendo di conoscermi quando non è così.
Non so se è gratificante essere sempre lo stronzo della situazione, il mio ruolo è già stato scelto.
E finché la gente mi conosce, o meglio, quei pochi mi conoscono sono sempre il cattivo della storia.>>
<< E sono tra questi pochi fortunati? >>
<< Arrivaci da sola, mi sono comportato da stronzo con te? >>
I suoi occhi sono puntati nei miei e vi leggo una sincerità proprio sotto a quella lucina in alto a destra.
Non sono passate neanche 24 ore da quando ci siamo incontrati ma mi sento come se stessi vivendo in una bolla privata ove il tempo è dilatato talmente tanto che mi sembra di conoscerlo da sempre.
<< No mai, ma sai c'è ancora tempo.>>
Mi spintona con la spalla afferrandomi la mano come una classica coppietta.
<< Credimi non potrei mai.>> e cavolo io gli credo nonostante non riesca a guardarlo negli occhi, mi basta la sua voce bassa e profonda come se stesse confessando la ricetta segreta della nutella, come a rimarcare che ciò che sta dicendo appartiene solo a noi due.
Lo fa spesso, uscirsene con frasi così, con frasi che curano un cuore eternamente, perdutamente innamorato dell'amore e del romanticismo, essenzialmente innamorata senza alcuna speranza del cuore nello zucchero.
Io sono diversa, quando la gente mi dice queste cose io è come se mi bloccassi, non so come continuare, se cambiate argomento e sembrare un'insensibile oppure restare ancorata a quella frase a quella particolare successione di parole facendo la figura della deficiente se quella cosa, quella frase fosse stata detta per caso.
Non lo so...non credevo che con Edoardo questo momento di totale e paralizzante imbarazzo arrivasse così presto, avrei dovuto prevederlo stiamo vivendo tutto a una velocità assurda i tempi si sono ristretti in maniera esponenziale. E io?
E io mi ritrovo a camminare cercando di non schiacciare troppe uova.
Come mi sono ritrovata in una situazione del genere?
<< Dove mi porti a mangiare?>> il suo sguardo si era fatto insistente come se avesse capito che mi ero un attimo riparata nei miei pensieri.
<< Un paio di anni fa tornando da Roma ho trovato questo ristorantino.
Sai, quando vai a vivere in un'altra città, quando ti abitui ai ritmi di quella città, ogni volta che torni a "casa" ti senti quasi un turista in una città dove paradossalmente hai vissuto quasi tutta la vita.
Ormai io mi sono abituato alla città eterna, ai suoi tumulti, alla sua frenesia, al suo caos, anche se mi sono stabilito lì solo da un paio di anni.
È per questo che ho trovato il modo di crearmi la mia "piccola Roma" anche a Torino e la mia "piccola Torino" a Roma.>>
Si blocca esattamente difronte a me, mi alza gli occhiali e me li appoggia sulla testa.
<< Chiudi gli occhi, è una sorpresa.>>
Non si fida e ridendo mi mette la sua mano sugli occhi e mi conduce in un vicoletto nascosto.
<< Non mi far cadere!>> non so come faccio ma io già da sola ho un equilibrio precario con entrambi gli occhi aperti, già mi immagino la scena, che figura...
Lui ride credendo forse che io lo dica tanto per, se solo ci fosse qui Matteo avrebbe un repertorio così grande che dovrei solo scappare in Messico per salvare la faccia. Quel grande amico ancora oggi mi prende ancora in giro per un paio di cadute epiche e insieme al suo caro fratellino non fanno altro che ricordarle nelle situazioni più disparate.
Non credevo avesse organizzato tutto questo, o se stia improvvisando su due piedi, in ogni caso sono colpita e anche tanto.
A un tratto si ferma e mi scopre gli occhi.
È esattamente dietro di me, il suo petto sfiora la mia schiena e la sua bocca è vicina al mio orecchio tanto che riesco a sentire il suo fiato sul mio collo.
<< Aprili.>>
È meraviglioso.
Il vicoletto nasce dallo spazio tra due palazzi e per accedervi bisogna varcare un cancello in ferro. Tutto lo spazio è decorato come se fosse un gazebo grazie a delle piante di glicine che si intrecciano creando degli archi sale varie tonalità di lilla che creano giochi di luce filtrando i raggi del sole.
Le piante partono dai portici di cui ogni palazzo è munito e dove si trova il ristorante.
Si capisce dai tavolini con le tovaglie e quadrettoni bianchi e rossi come nel film "Lilly è il Vagabondo" della Disney, davanti a me l'insegna in legno intagliato "Daje", semplice e diretto.
Edoardo mi guarda con un sorriso sulle labbra come se fosse di più di un semplice ristorante.
Mi afferra la mano mentre i cerco di captare più dettagli possibili di questo posto che si contrappone all'eleganza dell'arco di fiori con la sua semplicità che rappresentata la vera bellezza di questo ristorante, e mi porta verso l'ingresso.
Ogni singolo cameriere si ferma a sorridergli, sarà un cliente abituale.
<< Edo, da quanto tempo, non sali da tanto.>>
Appunto.
Si capisce perfettamente che il cameriere è di origine romana, sinceramente sono felice che non abbia perso la cadenza, perché personalmente la adoro.
<< Signorina- mi fa un cenno della testa è una specie di inchino come saluto per poi ritornare a guardare Edoardo- adesso capisco- gli fa l'occhiolino- Venite il tavolo è pronto.>>
Siamo in un angolino all'esterno da dove possiamo vedere tutto.
Mi sembra di essere in un agriturismo, non mi sconvolgerebbe sentire la risata di qualche bambino.
Il cameriere mi sposta la segue con fare galante e mi sembra un altro ossimoro rispetto alla location ma apprezzo la genuinità del gesto, anzi mi fa proprio sorridere il cuore vedere che ci sono ancora persone fantasticamente semplici.
Lo ringrazio con il più sincero dei miei sorrisi mentre Edo non ci perde di vista un attimo.
<< Addirittura tavolo prenotato, eri così sicuro che avrei accettato...>> si è capito che l'audacia non manca al ragazzo.
<< No, ma diciamo che se non fossi venuta sarei venuto qui per consolarmi.>> sempre con la risposta pronta.
Il cameriere interrompe il nostro gioco di sguardi portando il cestino dell'acqua con delle brocche d'acqua.
Mi giro per ringraziarlo notando che è sempre lo stesso ragazzo.
<< Sai cosa prendere?>>
<< L'habitué qui sei tu, chi meglio di un trapiantato a Roma può consigliarmi cosa mangiare, certo un vero romano sarebbe meglio ma se il mercato offre solo questo mi accontento.>>
<< Temeraria>> commenta evitando l'ultima parte.
<< Diciamo che testo se sei degno di fiducia.>>
Accetta la sfida e ordina per entrambi.
Le temperature si stanno alzando quindi mi levo il giubbino e lo appoggio sullo schienale della sedia mentre Edo si arrotola le maniche della camicia scoprendo un tatuaggio.
Una banda tribale sul braccio sinistro molto sottile.
Mi scruta mentre continuo a guardare quella striscia nera come se mi potesse rivelare chissà cosa.
<< Non ne vuoi sapere il significato ?>>
<< In realtà no. Matteo mi ha detto che il significato dietro alla maggior parte dei tatuaggi è molto personale, talmente tanto a volte che si ha quasi timore a raccontarlo a un'altra persona, bisogna avere una fiducia estrema nell'altra persona.
Quindi no, aspetterò fino a quando non costruiremo questa fiducia.>>
Mi sorride scuotendo la testa distogliendo lo sguardo dopo averlo tenuto piantati nei miei occhi per tutto il tempo.
<< Mi sconvolgi sempre.>>
<< Ho appena iniziato.>> concludo con un bel occhiolino.
<< Tu ne hai?>> ci metto un paio di se ci si a capire che si stia riferendo ai tatuaggi.
<< No, non ancora. All'inizio non avevo trovato nulla che mi piacesse abbastanza da incidermelo permanentemente sulla pelle, ora però l'ho trovato e anche se non amo che la gente mi buchi, ho un'idea che mi ronza in mente.>>
<< Secondo me hai paura!>>
Lo guardo male.
<< Lo vorrei durante un viaggio, "prendere due piccioni con una fava" e rendere il tatuaggio ancora più speciale essendo il ricordo di un'esperienza unica.>> continuo ignorandolo.
Il pranzo è stato davvero piacevole, costellato dai racconti di Edoardo si come si è adattato a Roma, dalle sue battute, sempre puntuali e mai di cattivo gusto.
Ha promesso di portarmici, nella sua bella Roma che gli ha esito il cuore così profondamente.
<< Sai ho rintracciato il fotografo della festa e mi ha inviato questa in anteprima.>> mi avvicina il suo telefonino e vedo sullo schermo una nostra foto.
Siamo noi due mentre balliamo, il mio vestito che svolazza dietro di me neanche fosse dotato di strascico, la cosa che colpisce di più però sono i nostri occhi gli uni dentro gli altri, i nostri ciao sono molto vicini, non lo avevo neanche notato, ma non è l'unica cosa che non avevo notato...
<< È veramente stupenda. Non avevo notato che ci stessero fotografando.>> non avevo proprio preso in considerazione l'idea che ci potesse essere un fotografo.
Non appena finiamo il digestivo, gentilmente offerto, entriamo entrambi, io per andare in bagno e Edo per pagare, mi ha tassativamente vietato di avvicinarmi alla cassa, che deposta!
Entro in bagno fermandomi nell'anticamera giusto per lavarmi le mani e ritoccare un po' il trucco quando una voce mi giunge alle orecchie.
<< Si, sono qui con Federico. Ma non puoi capire, nello stesso posto che anche la sua ex con un'altro ragazzo con cui ha passato anche tutto ieri sera, non si sono visti che peccato, non tanto per lei che ha fatto capire di non essere più interessata ma per lui. Deve capire che è solo mio.>>
Esco subito prima di fare spiacevoli incontri, ma è possibile che io ormai questi due me li trovi dappertutto, manca solo che si accampino nel mio salotto.
Raggiungo Edoardo per uscire, nel tragitto lo vedo, Federico, intento a leggere il menù.
Patetico.
Ne ho conosciute persone così, ma come lui nessuno mai.
Edoardo mi afferra la mano e mi porge i miei occhiali da sole, ero convinta che li avessi messi in borsa.
Solo ora faccio caso al fatto che non si sia tolto la bandana che gli ho messo, anzi, l'ha lasciata esattamente come l'avevo sistemata io.
Salutiamo il cameriere e usciamo, mi sento però il peso di uno sguardo sulle spalle fino a quando non giro l'angolo uscendo dal vicoletto.

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