Sofia affondò i piedi nudi sulla sabbia, rivolgendo il capo verso al sole. I raggi tiepidi le scaldarono dolcemente il volto, facendola sorridere. Il suono delle onde che si infrangevano dolcemente contro la riva le riempì le orecchie assieme al cantare dei gabbiani che, sopra di lei, planavano nel cielo con le ali spiegate.
Kyros l'avrebbe raggiunta di lì a breve. Si incontravano sulla spiaggia e, anche se lui le aveva proposto più volte di raggiungerla assieme, Sofia si prendeva sempre qualche minuto per poter stare da sola con le sue onde.
Il sole placido si apprestava lentamente a tramontare. I suoi raggi erano più tenui e, se socchiudeva le palpebre, Sofia poteva guardarlo senza che le pupille le facessero subito male.
Amava il mare ed amava Atene per quei momenti così delicati si premurava di regalarle ogni giorno.
Quando gli occhi iniziarono a pizzicare li chiuse, tenendo comunque il viso rivolto verso al sole.
Un tuono ed una scossa improvvisa al terreno la fecero crollare di lato. Sofia precipitò sulla sabbia senza farsi male, spalancando gli occhi per il terrore e la sorpresa, rivolgendoli verso il cielo che, grigio e terso di nuvole di pioggia, aveva perso i colori caldi di qualche istante prima.
I tuoni scuotevano il terreno ed i fulmini si infrangevano contro la superficie del mare.
I boati del cielo, seguiti da quelli delle onde che, prepotenti, si increspavano nel tentativo di poter incombere su di lei, le invasero completamente le orecchie. Sferzate di vento gelido le colpirono il volto mentre il mare, furioso, in una lingua scura e fredda, piombava su di lei.
Sofia gridò per la paura ma non fece in tempo a spostarsi. Affondò nella sabbia mentre l'onda potente si abbatteva su di lei, schiacciandola al suolo. Venne privata del respiro con uno strappo ed il petto, sotto al peso così distruttivo dell'acqua, sembrò fondersi con la sabbia.
Provò a gridare, ad aprire gli occhi ma il caos dell'onda che l'aveva travolta non le permise di poter fare nulla. Il volto venne investito da una raffica di sabbia che, in milioni di morse, le procurò un nuovo dolore.
L'onda si ritirò con la stessa ferocia con la quale si era abbattuta su di lei, facendola rotolare sulla sabbia fino a che, col corpo intero, disteso per la stanchezza ed il dolore, Sofia non precipitò in acqua.
Prese una dolorosa boccata d'aria, passandosi le mani sugli occhi e senza senza concedersi un secondo di più, gattonò fuori dal mare. Scivolò sulla sabbia, tentando di ignorare le onde gelide che sembrava volessero portarla via con loro.
Strisciò, il corpo tremante per la paura ed il gelo e quando pensò di essere lontana abbastanza dalla riva si voltò, rivolgendo la sua attenzione verso al cielo grigio, tempestato di nuvole, tuoni e fulmini.
La forza di un tuono che, prontamente, seguì il bagliore del fulmine che si scontrava sul mare, illuminandolo di un nuovo e familiare colore, sembrò in grado di far tremare il mondo per intero e Sofia, piegando le gambe, tentando così di saggiarne la forza, decise fosse il momento di andarsene.
Il mare ruggì con la stessa forza del cielo e, in lontananza, vide la schiuma bianca delle onde caricarsi.
Il cuore le esplose nel petto per il terrore e mentre indietreggiava, ancora a terra, i talloni affondarono fastidiosamente nella sabbia. Quando il grido di un volatile sembrò squarciare il cielo, più forte dei tuoni e delle onde, la testa di Sofia scattò verso l'alto.
Un avvoltoio scendeva in picchiata. Aveva il corpo enorme, il collo arcuato chinato verso il basso e verso di lei con le ali attaccate ai fianchi per aumentare la velocità della discesa e gli artigli spaventosamente aperti.
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Sapienza
Fiksi PenggemarIl marmo della Sala dell'Olimpo tremò per l'impatto e quando scagliò la lancia verso Ares, il dio non fu veloce abbastanza da impedire che gli si potesse conficcare nella spalla. Rovinò a terra tra i sussulti degli dei attorno a loro ma non fece in...
