Le parole non dette (Parte 2)

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Percy abbracciò meglio Sofia, allacciandole le braccia sotto al seno nudo e posandole il capo sulla spalla. – Anche quando stavamo facendo le strategie per Caccia alla Bandiera mi è stata d'aiuto – le disse, mentre Sofia si sistemava meglio tra le sue gambe, abbracciandogliele mentre le onde le lambivano il bacino placidamente. – Hai detto "a volte anche la spada deve piegarsi alla saggezza" ed hai chiuso gli occhi. –Sofia voltò il capo verso di lui, sistemandosi contro al petto. –Ogni volta che dicevi qualcosa di compromettente, ti tendevi sempre come una corda di lira, anche se credo di aver avuto dissipato ogni dubbio solo grazie ad Apollo.

Sofia corrugò la fronte, – Al dioA..Ah! – esclamò, ridendo mentre tornava a puntare losguardo difronte a sé. – Oh miei dei, Apollo! A Micene, dentro ilteatro.

Percy annuì, sorridendole contro unaspalla prima di lasciarle un bacio sul collo che le fece chiudere gliocchi per il piacere. – Prima canta una canzone per la figlia diAtena, poi ti si avvicina e ti dice che dovresti fidarti dellecanzoni e sopratutto se le scrive lui ed inizia a dire cose assurde..cos'è che aveva detto? Ak.. as.. ai.. – ma scacciò l'indecisionecon un gesto della mano. – Quell'uomo è incredibile.

Sofia corrugò la fronte divertita,piegando la nuca sulla sua spalla. – Ne parli come se loconoscessi.

Percy sorrise ancora, baciandolenuovamente il collo. – Ho avuto, con lui, qualche assurdo incontroravvicinato nel corso degli anni. Lo riconoscerei anche se assumessele sembianze di una delle sue mucche. Farebbe di sicuro qualcosa diassurdo, come camminare sulle zampe posteriori.

Sofia scoppiò a ridere, spingendosicon le gambe quando si accorse di essere scivolata sulla sabbia,tornando ad aderire contro al petto di Percy che rinnovò l'abbracciosotto ai suoi seni ed un bacio sul collo. Ascoltò il suono del mare,posando la nuca contro la spalla di Percy, abbracciandolo elasciandosi abbracciare mentre i raggi della luna giocavano con lasuperficie dell'acqua.

A parte i loro respiri, le onde che siinfrangevano placidamente sulla battigia ed il tubare tenue diqualche civetta, regnava la pace più assoluta in quel loro minuscoloangolo idilliaco, dove tutto pareva essersi fermato.

- Annabeth – la chiamò in un sussurro contro la sua pelle, facendole chiudere gli occhi sotto al suo respiro.

- Mh

- Grazie per esserti fidata di me – mormorò e Sofia voltò il capo abbastanza perché, quando gli infilò le dita tra i capelli, le fosse possibile baciarlo sulle labbra. Quando fece per ritrarsi, Percy la inseguì con la bocca, facendogliela schiudere con la lingua e sciogliere contro al suo tocco.

- E tu grazie per avermi rispettata.

Percy corrugò la fronte, allontanandosi da lei. – Il rispetto dovrebbe essere scontato.

Sofia sollevò le sopracciglia, tornando a sistemarsi contro al suo petto. – Non lo è. Io sono anche una schiava. Se mi avessi fatto del male, nessuno avrebbe avuto nulla da ridere.

Sentì Percy piegare il capo dietro di lei, posandole poi il mento sulla spalla. – C'è sempre una voce fuori dal coro. Nessuno è mai davvero solo.

- Tu credi? – domandò.

Percy annuì. – Quando soffriamo, tendiamo sempre a pensare che nessuno possa capirci, che nessuno abbia idea della tragedia che stiamo vivendo, del dolore che stiamo provando ma non è vero. Lo faremo in modo diverso ma nessuno è immune al dolore, neanche gli dei.

Sofia continuò a guardare fisso davanti a sé prima di voltarsi di scatto, quando bastava per poter osservare Percy. – Perseo, figlio di Poseidone.

- Agli ordini.

- Tu – fece Sofia, – sei una persona veramente, veramente intelligente.

- Io?

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