Respirare (Parte 1)

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Quando la civetta candida si scagliò contro l'avvoltoio, scomparendo tra le sue ali scure, Sofia urlò per l'orrore, allungando le braccia verso i volatili, tentando di correre senza riuscire a muovere un solo passo in avanti.

Gridò per la frustrazione, un attimo prima che la civetta, con gli occhi grigi più furiosi che mai,potesse emergere via dalle ali dell'avvoltoio, volandogli attorno al capo prima di conficcargli lì gli artigli. L'avvoltoio strillò; il becco ricurvo scintillò nel buio e scacciò la civetta via dalla sua testa, volandole dietro mentre quella riprendeva quota, roteando su sé stessa per fronteggiare l'avvoltoio ancora una volta.

Sofia non aveva idea di come una civetta così piccola fosse in grado di tener testa ad un avvoltoio così grande e con l'ardore che mostrava ma quando l'avvoltoio si scagliò nuovamente in avanti con gli artigli sguainati, Sofia provò a lanciarsi in avanti, rimanendo miseramente sul posto. Fu una colomba però, candida persino più della civetta, ad interporsi trai due volatili. Tenendo un piccolo ramo d'ulivo nel becco, si limitò a volare davanti all'avvoltoio, facendolo scontrare contro una barriera invisibile, strappandogli l'ennesimo strillo di frustrazione.

Sofia sbarrò gli occhi, osservando la scena con la bocca aperta per lo stupore, seguendo con lo sguardo la colomba che volava aggraziata verso di lei. Quando fu sopra il suo capo, le lasciò cadere il ramo d'ulivo tra le mani. Sofia se lo rigirò tra le dita, sfiorandone le delicate foglie verdi prima chela colomba potesse tubare profondamente, facendole sollevare di scatto il capo verso di lei.

Il volatile sbatté le ali con urgenza,tenendo il becco rivolto davanti a sé, spingendo Sofia a guardare nella stessa direzione e quando lei vide la scena, il cuore le si spezzò in mille pezzi, sprofondando nel dolore più sordo. Un cavallo, il più bello che avesse mai visto, col manto di lucido ebano, era attorniato da un avvoltoio -non grande quanto quello che teneva impegnato la civetta ma comunque imponente- e tre serpenti dagli occhi rossi. Il cavallo si difendeva bene, colpendolo con gli zoccoli l'avvoltoio e tentando di schiacciare i serpenti che strisciavano infidamente a terra ma non ce l'avrebbe mai fatta da solo. Non importava quanto fosse effettivamente forte, loro erano troppi e quando l'avvoltoio gli infilò gli artigli sul dorso,sprofondando nella carne, il nitrito fu talmente straziante che il cuore di Sofia esplose.

- No! – urlò, allungando le braccia    verso il cavallo. – Lasciatelo stare! – gridò, scacciando via    dal volto le lacrime di frustrazione mentre non riusciva a correre,    gridando per la furia, osservando con orrore gli occhi verde mare    del cavallo che soccombeva all'infido attacco degli animali.

La colomba tubò ancora sopra alla sua    testa e Sofia sollevò il capo, osservandone gli occhi azzurri.

Bambina.

Sofia non seppe come poteva dirlo ma    sapeva, sapeva perfettamente che era stata la colomba a parlare e    quella voce, così amorevole, in una carezza le alleviò il dolore    al cuore spezzato.

Bambina mia, è in pericolo.

- Chi?! – urlò Sofia, sbattendo un    piede a terra per la rabbia e la frustrazione, ignorando le lacrime    che le raggiunsero le labbra. – Chi è in pericolo! – gridò    anche se una parte di lei già lo sapeva. Lo sapeva dal primo    momento in cui aveva posato gli occhi sul manto d'ebano dell'equino.

Il cavallo, ormai assediato dai    serpenti e dall'avvoltoio, continuava a non arrendersi. Gli occhi    verde mare erano colmi di dolore ma illuminati da una determinazione    che scaldò il cuore di Sofia più della voce della colomba.

Svegliati, bambina mia,    continuò la colomba, attirando nuovamente l'attenzione di Sofia su    di sé. Sei la sua unica speranza.

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