Ricordi, come spari

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(M)

Siamo arrivati a questo traguardo, stasera avrai la tua finale.
Mi sento felice, come se fossi lì con te, come se in questo momento, fossi te.
Mi sento felice perché so che ti brillano gli occhi al solo pensiero di aver raggiunto questa meta, mi sento felice perché so che il cuore ti batte forte ogni volta che giri lo sguardo verso il passato e ricordi, con amarezza e con qualche lacrima che scende dal viso, tutto ciò che i tuoi piedi hanno calpestato per arrivare fin qui.
Ti guardo parlare con Maria, è partita la canzone, la nostra canzone.

Mi ricordo quella sera, è tatuata sulla mia pelle ed è una fotografia impressa nei miei occhi, al di sotto delle palpebre, che riesco a rivivere ogni volta che li chiudo.
Quella sera fu l'inizio e la fine.
Quella sera fummo sole e poi pioggia.
Quella sera fummo fuoco, per poi trasformaci in cenere.

.

Mi guarda e cazzo se è bella.
Sta seduta sul letto, con le cuffiette che le sfiorano i contorni del viso, quelle che ama tenere ingarbugliate nella tasca, ma che poi puntualmente odia ogni volta che ne deve sciogliere i nodi che si sono formati.

Ecco, in questo momento mi sento esattamente come le sue cuffiette dentro la sua tasca, aggrappata al suo corpo e ai suoi indumenti.
Sono simile a loro: ingarbugliata anch'io, forse anche con quale nodo in più.
Ingarbugliata e difficile da rimettere apposto, con mille nodi in fondo agli occhi.
Mi sento ingarbugliata come le cuffiette che ora sono inserite nelle sue orecchie da Dumbo, che le danno quella particolarità che risulta ai miei occhi di un'imperfezione perfetta.
Mi sento ingarbugliata, eppure ora che mi guarda, mi sembra che quei nodi avvolti intorno alle pareti del mio cuore si sciolgano sotto il suo sguardo, in un blu oceano, in una luce meravigliosa.

Ed è lei che fa tutto ciò, silenziosamente, con la stessa delicatezza che mette quando con le dita deve sbrogliare le sue amate compagne di viaggio, quelle cuffiette dalle quali non si stacca mai.
Mi sento ingarbugliata, ma in questo momento con lei sono libera.
Mi ha appena liberata.

Sono le 3:20 di mattina, gli occhi mi si chiudono dalla stanchezza e quasi li sento appiccicosi, le mani sono sudate e sanguinanti per le ore passate a suonare le corde della mia chitarra.
Sto pensando a qualche minuto fa, quando, guardandomi negli occhi, mi ha chiesto di trovare la melodia ad un testo che aveva composto tempo fa, quando il buio ancora le faceva paura e di luci accese non ne voleva proprio sentire.
Sento ancora la magia in questa stanza, in questo numero.
Sento la sua voce che accarezza il mio cuore ogni volta che canta, sento i suoi occhi sorridere nonostante siano chiusi, sento le sue mani tremare per paura di concedersi troppo, sento le sue lacrime scendere a quel "chi ride per ultimo ride per sempre".
Sento noi, mi ricordo di noi, di come quest'amicizia mi abbia fatto uscire da quel tunnel buio in cui la vita, segretamente e senza chiedermelo, mi aveva rinchiuso.
Mi ricordo ancora di noi nella magia che questa stanza ancora porta con sé dopo che abbiamo chiuso questo pezzo, e penso a quanto sia bello essermi innamorata di lei.

Bello quanto struggente, quanto sbagliato, quanto lontano.
Non mi interessa, non penso più a niente.
Cuore, parla. Mente, taci.

"Gaia, guardami." dico con voce rotta e tremolante, come se qualcuno mi avesse appena infilato un coltello dietro la schiena. Già sento che fa male, eppure il suo sguardo è ora su di me e ritorno al cuore, quello che sta per parlare, quello che sta per farsi male.

"Marti, che succede? Perché mi guardi cosi? C'è qualcosa che non ti convince della canzone?" mi risponde, non spostando di un millimetro i suoi occhi, pupille incastrate come catene.

"Ti amo." sputo d'un tratto, fregandomene delle conseguenze e della sua risposta che già conosco molto bene.

Grazie cuore, hai finalmente parlato.

Lei mi fissa, ora abbassa lo sguardo, come è suo solito fare quando è a disagio o come quando si rattrista per qualcosa.

"Non dirmelo Martina, ti prego."

Cuore, parla di nuovo.

"Gaia, ti amo."

Si alza tutto a un tratto. So di averla messa in una situazione scomoda, miliardi di volte mi ha spiegato che è insieme ad un altra persona, che ha una relazione, che non ha mai avuto storie con donne e che forse non le avrà mai.
Miliardi di volte mi ha abbracciata, forte e in silenzio, facendomi capire che nonostante questi miei sentimenti verso di lei, non avrebbe cambiato niente di una virgola, perché, come mi diceva sempre, era felice di avermi al suo fianco, nonostante a volte la sera la sentissi piangere consapevole del dolore che i suoi rifiuti, ogni giorno, mi provocavano.
Io piangevo con lei, il mio cuore si distruggeva per poi ricomporsi ogni volta che mi tuffavo nell'oceano dei suoi occhi, ogni volta che quel mare mi scaraventava addosso le sue onde facendomi sentire viva, più viva che mai.
Le prendo un braccio, non mi lasciare.

"Scusami", affermo accarezzandole la mano che ora afferro stretta tra le mie dita.
Sento le sue mani stringersi, ritorna con i suoi occhi su di me. Mi osserva, ferma.
Schiude le labbra con una smorfia, la conosco a memoria, la fa quando è triste.
Mi stringe la mano più forte.

"Vorrei amarti, Martina, ma non posso farlo".

Si stacca così dalla mia presa, che non voleva lasciarla andare per nessun motivo al mondo, nonostante fossi consapevole di quanto tutto ciò fosse impossibile.
Prima di abbandonare quella stanza, i nostri occhi tornano ad incontrarsi: stavolta non si salutano con le parole, hanno un velo che nasconde la loro lucidità, hanno intrappolato perfettamente questo momento.

Me ne andai, come sempre.
Richiusi il cuore, che si era di nuovo liberato.
Lo richiusi, per non aprirlo più.

.

Quella sera il fuoco divenne cenere.
Quella sera le luci si spensero.
Quella sera, dopo la pioggia, non uscì l'arcobaleno.
Che schifo i ricordi, siete come spari al centro del petto.
Com'è possibile, allora, che lo sento battere ancora per te?

Bela Flor - BeltrozziLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora