Arcobaleno (I parte)

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(M)

Stamattina siamo partite all'alba per tornare a Milano, ancora non capisco se sono più emozionata per lei che inizierà il suo nuovo progetto o per me che potrò finalmente cominciare a vivere di ciò che amo fare.

Mi fa strano ancora pensarlo.
Mi fa strano perché fino a qualche mese fa a tenermi la mano c'era solamente qualla vecchia chitarra marrone.
Mi fa strano perchè adesso, nell'altra, tengo stretta te.
Chissà cosa pensi.
Ogni tanto me lo dici, che sei fiera di me.
Mi sussurri anche qualche "ti amo", ogni volta che ti canto le mie canzoni.
Come te lo spiego che ti devo la metà dei miei passi?
Come te lo dico che il cielo l'ho iniziato a vedere blu solo dopo che l'ho confrontato con il colore dei tuoi occhi?
Come te lo racconto che ha smesso di piovere nella mia vita, da quando ci sei tu?
Eppure io l'ho sempre amata, la pioggia.
Le gocce trasparenti che scivolano sul finestrino, gli occhiali appannati, il rumore che si crea quando l'acqua incontra, improvvisamente, il terreno.
Ci si schianta, senza paura, senza neanche accorgersene.
Come posso dirti che mi hai insegnato a vedere i colori, tra quel cielo grigio?
Forse un giorno te lo racconterò che ho imparato ad apprezzare il sole, dopo la pioggia.
Che la pioggia mi piace di meno, perché nasconde i colori.
Che ho imparato ad amare la luce, dopo essermi schiantata sul terreno come ha fatto quella goccia poco prima.
Che i tuoi occhi diventano grigi quando le nuvole coprono il cielo.
Amo ancora la pioggia, anche se di meno.
Tu hai sempre amato il sole.
Pioggia e sole.
Te lo racconto un giorno, amore mio, il perché adesso vedo anche l'arcobaleno.

"Puoi guidare più piano, per favore?"

"Martina, non mi rompere, sto andando a 100 km/h su una strada completamente vuota."

"Sì, peccato che non sia un'autostrada, però."

"Come glielo spiego a Simone che mi hai fatto fare tardi perché non ti volevi staccare da Frida?" domanda retoricamente, facendo una smorfia che riesco a percepire anche solo guardandole il profilo.

Mi limito a sorriderle, provocando anche la sua di risata.

"Mi ha scritto Giulia, è a Milano anche lei oggi. Mi ha chiesto di vederci, c'è anche Nyv." afferma lei, cercando di non distogliere lo sguardo dalla strada.

"Oh, wow, emozionatissima di rivederla." dico con sarcasmo.

"Smettila." mi imbruttisce, stavolta girandosi verso di me.

"Che poi non ho mai capito cosa sia successo, eravate appiccicate all'inizio del programma." continua, quasi dubbiosa.

"Pensa alla strada invece di chiacchierare, Gozzi." le dico sorridendo, poggiandole delicatamente la mano sulla gamba.

[...]

Il viaggio Viadana-Milano è durato meno del previsto, se le dico che è per colpa del fatto che guida come una spericolata mi fa ancora le smorfie.
Mi appoggio sul muro di un edificio bianco nel centro di Milano e tiro fuori una sigaretta dal mio pacchetto di Camel Blu, nell'attesa che esca dallo studio per poter raggiungere le altre al bar.
Mentre aspiro qualche nuvola di fumo, la vedo scendere gli ultimi scalini del palazzo e mi concentro, come sempre, sui suoi particolari.
Indossa un paio di pantaloni bianchi ed una delle sue camicette colorate, che ogni volta prendo in giro, ma che la rendono bella in qualsiasi modo.

"Che bella sei." mi lascio sfuggire, mentre la osservo da lontano.
Mi sorride e mi lascia un dolce bacio sulle labbra, uno dei suoi leggeri, quelli che si posano di sfuggita e sembrano durare un millesimo di secondo.

Bela Flor - BeltrozziLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora