(M)
È passata un'ora e sono ancora seduta sul bordo di questo letto, nello stesso punto in cui mi ha lasciato quando ha chiuso la porta alle sue spalle.
Ora che mi alzo sento le ginocchia più deboli, anche camminare verso il balcone per fumarmi una sigaretta mi sembra un'impresa impossibile, quasi snervante.
Come faccio, Gaia?
Come posso amarti se, nel farlo, brucio le ali che porti sulla schiena?
Come posso averti se, quando ti ho, sono costretta a nasconderti come facevo a quindici anni con le sigarette?
Come posso volerti se, ogni volta che ti guardo, penso a quanto sia ingiusto per te vivere in questo buio?
Prendo il telefono dalla tasca dei miei jeans nella speranza di vedere una sua notifica, odio dover discutere e odio sentire questo vuoto nello stomaco ogni volta che mi lascia da sola.
"Forse abbiamo una visione diversa dell'amore."
Quell'ultima frase che mi hai sputato addosso.
Ancora la sento sulla pelle, non posso togliermela dalla mente.
Cosa significa, Gaia?
"Una visione diversa dell'amore."
Sai che non ci capisco niente di queste cose, sai che questa tua frase mi ha lasciato con l'amaro in bocca, con mille dubbi, con mille domande.
Perché adesso la nostra diversità ti spaventa?
Perché me l'hai vomitata addosso?
"Una visione diversa dell'amore."
Per me l'amore sei tu, non basta questo?
A me sì.
A te?
Dopo gli ultimi tiri di sigaretta, decido di scendere in sala dove Giorgia mi sta aspettando già da parecchio tempo, mi sarà venuta a bussare dodici volte.
"Tutto bene?" mi chiede sull'ultimo gradino di scale, neanche dandomi il tempo di guardarla in faccia.
"Hai sentito tutto, vero?" domando, sedendomi affianco a lei sul divano.
"Sì, urlate un bel po' quando litigate."
Rimango in silenzio, so che capisce la situazione più di chiunque altro e aspetto che sia lei a continuare la conversazione.
"Non farlo, Marti." esordisce, voltandosi di scatto verso di me.
"Cosa?" chiedo confusa.
"Non rinunciare a lei."
"Non voglio farlo." ammetto sicura, al solo pensiero sento lo stomaco contorcersi nell'addome.
"Allora che stai facendo ancora qua?"
"Non so neanche dove sta, Giò. E poi ti ho promesso un bel film stasera." scherzo, cercando di smorzare la tensione.
A queste mie parole, la vedo alzarsi dal cuscino rosso del sofà sul quale si era beatamente accomandata e dirigersi verso uno scaffale della libreria.
Tira fuori da lì un foglio di carta bianca ed inizia a scriverci sopra qualcosa che da qui mi risulta incomprensibile.
"Io posso aspettare." afferma, porgendomi quel biglietto che ora capisco riporta l'indirizzo del locale nel quale è Gaia.
"Posso arrivarci a piedi in qualche modo, vero?" le chiedo, alzandomi quasi di scatto per sbrigarmi e cercare di raggiungerla il prima possibile.
"Ma dove vai a piedi! Prendi la mia macchina, le chiavi sono sul tavolo all'entrata."
"Grazie Giò, ti voglio bene." dico, afferrando la sua testa tra le mani e lasciandole un bacio sulla fronte.
"Ti prometto che domani sera sono tutta tua, puoi farmi vedere anche un horror." concludo sorridendo, voltandomi un'ultima volta verso di lei prima di lasciare la casa.
[...]
23:00
Parcheggio fuori dal locale scritto sull'indirizzo da Giorgia e mi avvio verso l'entrata.
La musica è così forte da rimbombare nel mezzo della strada e le voci che si sovrappongono tra i vari tavoli creano una confusione quasi assordante.
Il locale è carino, ha due spazi separati, uno che accoglie i vari tavoli con gente seduta a bere qualche drink e l'altro invece occupato da una grande pista da ballo, dove i ragazzi si scatenano a ritmo di musica.
Cerco di trovarla tra la folla, ho il cuore a mille in questo momento, non so bene come la prenderà dopo esserci urlate contro a casa poco prima.
STAI LEGGENDO
Bela Flor - Beltrozzi
FanfictionUn legame tra anime, un tocco tra mani, un incontro tra occhi. Una raccolta realistica che lascia spazio e libertà all'immaginazione.
