(G)
Oggi è il 3 aprile, tra qualche ora salirò sul palco che segnerà la fine di questo lunghissimo, emozionante ed intenso percorso. Sono tesa, come una corda di violino, le mani mi sudano in continuazione, ho le gambe che tremano e gli occhi poco lucidi, in preda a qualche emozione di troppo.
Sento un po' di saudade dentro di me, mi mancherà questo posto, svegliarmi qui, tra lezioni di canto a volte stancanti, confronti e scambi di opinioni, balli di gruppo e sorrisi condivisi.
Esco dalla casetta per fumarmi una sigaretta, la nicotina nelle situazioni di stress è sempre stata una cara amica, giusto per alleviare quei battiti accelerati che stanno iniziando a bussare nel mio petto.
La accendo, faccio un tiro.
Apro le labbra, il fumo che esce segna un cerchio che si perde nell'aria.
Mi mancherà stare qui.
Mi manca lei, mentre fuma con me.
Mi manca lei, mentre mi guarda e mi fa sentire bella.
Mi manca lei, mentre mi abbraccia e scorre sulla mia schiena con carezze dolci e soavi.
Mi manca lei, e non pensavo sarebbe mai successo.
Sono sempre stata convinta che le cose nascono inaspettatamente, ma non pensavo così.
Ho passato mesi con lei, tra chitarre e melodie, tra risate e litigate, tra sguardi e strette di mano.
Ho passato mesi con lei, trattandola come una sorella minore, come un'amica da proteggere, come un'anima da coprire nel freddo di dicembre, per poi darle quel giusto d'aria nei mesi più caldi e afosi.
Ho passato mesi con lei, abbracciandola tutte le volte che diceva di essersi innamorata di me e piangendo lo stesso numero di volte, distrutta dal fatto che io non potessi ricambiare quei suoi sentimenti così puri e sinceri.
Perché ora sento una mancanza di lei esagerata?
Perché vorrei avere la sua mano, intrecciata alle mie dita?
Perché ora che è lontana sento bruciare la mia pelle ogni volta che ripenso ai suoi abbracci?
Perché quando ero con lei non sentivo tutto ciò?
Perché adesso?
E perché, ogni volta che porto questa fottuta sigaretta alle labbra, le sfioro ricordando quel bacio?
Perché?
.
Martina, quanto mi hai fatto arrabbiare oggi, neanche te lo puoi immaginare.
Te e la tua stupida insicurezza, la tua poca fiducia che hai in te stessa.
Ma è possibile che per farti capire di credere in te la vena sul mio collo deve quasi scoppiare?
É possibile che devo urlartelo che credo in te, perché sennò non mi credi?
Ora che sto rientrando in hotel e dopo che non ti vedo da tutto il pomeriggio, spero che le idee ti si siano schiarite e che possa almeno stasera apprezzare, per qualche secondo, la tua persona e la tua musica.
Apro la porta della mia stanza, ormai sono sola da tempo qui dentro e questa 410 mi accoglie tutte le sere, nascondendo segretamente la mia stanchezza accumulata durante la giornata, le mie agitazioni, i miei pianti e le mie risate nella notte.
Mi sdraio sul letto, voglio riposare prima di stasera, ho bisogno che una doccia calda possa prosciugare un po' del mio stress e accogliermi in qualche minuto di tranquillità.
Mi inizio a svestire, indosso l'accappatoio e metto la mano sulla maniglia della porta, quando sento qualcuno di colpo bussare.
Apro, sarà sicuramente Talisa che mi chiede la piastra prima di scendere a cena, con Javier non so neanche più io cosa cerca di fare per farsi piacere, dovrebbe capirlo che sta bene così e che lui deve apprezzarla per la persona meravigliosa che è.
Non mi giro neanche per accertarmi se sia veramente lei e quasi sicura le urlo con dolcezza, mentre sono già in bagno.
"Tali, entra! La piastra è sul comodino, pensaci tu che ho freddo e sto entrando doccia. E comunque puoi anche non fartela, sei bella lo stesso!".
Mentre pronuncio queste parole, sento la porta del bagno che rimane aperta e dei passi sicuri dietro la mia schiena.
Mi giro di scatto, la vedo ora.
Non è Talisa.
"Tu sei bella."
Dio, che spavento che mi hai fatto prendere, Martina!
"Si entra senza bussare, adesso?" le dico abbassando lo sguardo, credo di essere diventata rossa come la maglia che porta e ho perso un attimo le parole di fronte a questo suo complimento così spontaneo.
Sento un misto tra disagio e dolcezza, non so perché io non mi sia ancora abituata ai suoi complimenti, me li ripete ogni giorno.
Non mi risponde, in questo momento sembra incantata.
Mi piace vederla così, non pensavo che potessi aver un effetto sugli altri di questo genere, eppure quando mi osserva in questo modo sembra che il mio corpo brilli sotto il suo sguardo, che si faccia più vivo, che inizi a ballare.
Come in una samba, senza gravità.
Non credo di reggerlo più di così, so cosa pensa, le fa solo del male e non voglio che debba sentirsi in dovere di controllarsi, o a disagio per questa situazione appena creatasi.
Cerco di coprirmi il più possibile con l'accappatoio, temo possa intravedersi qualcosa.
"Martina, non guardarmi così, per favore." la prego, cercando in tutti i modi di farle distogliere lo sguardo che in questo momento sta iniziando a bruciare sulla mia pelle.
"Non posso non farlo. Sei bellissima."
"Martina!" continuo a dirle, con lo stesso tono che ho ogni volta che mi fa innervosire, o forse arrossire.
Si sta iniziando ad avvicinare a me, Martina perché vuoi farti del male?
Perché giochi con il fuoco, se sai che poi alla fine ti brucerai?
Perché sbatti la testa contro il muro, se sai che ti verrà il bernoccolo?
Vedo i suoi piedi muoversi verso di me, portandola sempre più vicina al mio corpo che tento di coprire in tutti i modi.
"Voglio baciarti." mi dice con una smorfia, quasi stupita, come se nemmeno lei si fosse accorta di ciò che ha appena espresso.
"Esci, Martina. Non farti del male così, sai già come andrà a finire, per favore." la supplico, sentendola troppo vicina a me in questo momento.
"Voglio solo un bacio, Gaia, uno solo. Un bacio solamente, poi uscirò da questa stanza, non sarà successo niente. Uno solo, un primo bacio che resterà ultimo, un bacio unico come quel soffio di vento che ti sfiora la faccia per un istante, per rinfrescarti. Un bacio solo per ricordarmi di te e allo stesso tempo per scordarmi di tutto ciò, per cercare di trasformare ciò che sento in qualcosa di sbagliato. Un bacio per dirti addio, te lo prometto. Uno solo, Gaia".
Mi fissa negli occhi. Dio mio, queste parole hanno iniziato a bruciare sulla mia pelle, ho addirittura difficoltà a tenere il suo sguardo ora, che devo fare?
Mi chiede un bacio d'addio, ma perché ho paura?
"Marti, no." mi allontano, sotto il suo sguardo che ormai mi ha spogliato di ogni cosa.
Neanche il tempo di scostarmi, che lei si fionda sulle mie labbra, avvolgendo le mani intorno al mio viso.
Che testarda che sei, Martina!
Chiudo gli occhi, convinta che in quel momento mi sarei staccata. Perché non lo sto facendo?
Perché sono attaccata al suo corpo e non ho il coraggio di allontanarmi?
Perché i miei occhi si sono appannati e la mia mente sembra essersi scordata di esistere?
Hai un buon sapore, le tue labbra sono morbide. Posso sentire il tuo respiro vicino, ha un odore che già conosco.
Perché mi sembra che il tempo si sia fermato, dentro questa stanza, in questo momento?
La bacio, concedendole la mia lingua tutte le volte che, con passione, la cercava, lasciandola danzare insieme alla sua con lo stesso ritmo che le sue labbra stanno seguendo in questo momento.
Le nostre bocche unite, rosse e calde sembrano cantare una canzone, non ho ancora capito che melodia vogliono intonare però.
Mi stacco tutto ad un tratto, continuando le farei solo del male, è l'ultima cosa che voglio.
Lo capisce, mi guarda e fa un sorriso a mezza bocca, che racchiude quel misto di tristezza e felicità che questo momento ci ha appena regalato.
Non smetto di guardarla fissa negli occhi nei secondi che posticipano quel bacio, sono lucidi.
Mi accarezza il viso, con un tocco delicato, forse con due dita e mi sputa sulle labbra parole che sono sicura il tempo abbia catturato, silenziosamente.
"So di giocare con il fuoco ogni volta che mi avvicino a te, so che mi farà male. Però il fuoco brucia solo se è acceso, e finché tu sarai fuoco, io continuerò a bruciarmi, ad un palmo dalle tue labbra".
E così se ne andò, lasciandomi in preda a quelle emozioni di cui non ero ancora a conoscenza, di cui avevo tremendamente paura e che anche dopo quel bacio, cercai di rinchiudere in quell'angolo di cuore che ospita ciò che ci brucia, proprio come quel fuoco.
.
Mi manchi e non pensavo potesse succedere.
Mi manchi.
Che stupida Gaia, i baci d'addio non esistono e a 22 anni dovresti ormai saperlo.
Perché quel fuoco stavolta brucia me?
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Bela Flor - Beltrozzi
FanfictionUn legame tra anime, un tocco tra mani, un incontro tra occhi. Una raccolta realistica che lascia spazio e libertà all'immaginazione.
