Respiro bloccato

2.9K 103 15
                                        

(G)

Non sono stata mai capace ad esprimere ciò che sento, forse per paura, o forse perché sono una noiosa amante del silenzio, che ci si perde dentro ogni volta che ci capita e lo inonda con mille pensieri non detti, con frasi scritte su un quaderno, con nuove canzoni.
Non sono mai stata capace ad esprimere le emozioni, lei ha saputo leggermi senza avere un libro scritto in mano, senza parole fisse su carta bianca, senza inchiostro impregnato su le stesse.
Non sono stata mai capace a rompere il mio silenzio, mi rendo conto che ora è arrivato il momento di farlo.

Mi fa male adesso doverti vivere in silenzio.
Mi fa male adesso dover vivere in questo silenzio, che non porta tracce di te.
Ci siamo fatte male, nel silenzio, e sono sicura che questa cosa l'hai pensata anche tu, in questi momenti che ci hanno tenute distanti.

Mi è bastato un suo messaggio per capire quanto questo silenzio tra di noi mi stia logorando, accentuando solamente la sua mancanza.
Mi è bastato un messaggio per decidere di lasciare tutto qui e andare da lei.

Prendo il telefono e faccio il primo numero che mi viene in mente, con il quale so che troverò, forse, delle risposte.

"Ciao, Nico, sono Gaia. Ti disturbo?" inizio così la chiamata con suo fratello.

"Gaia! No, dimmi tutto. Marti non è a ca-.." mi risponde lui sorpreso, ma io lo interrompo subito.

"Non cercavo Marti. Non mi risponde ai messaggi, volevo chiederti se era lì a Rivoli, mi ha detto giorni fa di essere ancora a casa, ma non so se si è spostata." continuo io, con la voce un po' tremolante.

"Si, è a casa. Ti serve qualcosa?" mi chiede con gentilezza.

"Volevo venire lì per vederla, volevo assicurarmi che ci fosse." continuo io, penso capisca la mia agitazione in questo momento, essendo sicuramente a conoscenza del tutto dato che Marti si confida spesso con lui.

"Tranquilla, è qui. Quando pensi di venire?" domanda premurosamente.

"Domani, prendo il treno la mattina." affermo io, mentre mi accendo una sigaretta.

"Ah, benissimo. Allora  fammi sapere quando arrivi che ti passo a prendere in stazione!" dice lui, dal suo tono mi sembra quasi euforica per questa mia notizia.

"Ma no, assolutamente! Non ti ho chiamato per questo, mi organizzo io, figurati." continuo io, sorpresa da questa sua gentilezza.

"Veramente non c'è problema, ci penso." continua lui.

"Nico, mi organizzo io in qualche modo, non ti preoccu-.."

"Non te lo direi se fosse un problema, mi fa solo che piacere. A che ora arrivi?" mi interrompe lui.

Sorrido, perché assomiglia a te.
Siete simili in questo, l'ho notato subito quando è venuto a trovarti durante Amici e l'ho conosciuto.
Dare agli altri, sempre, incondizionatamente.
Sapessi quanto hai dato a me, Marti.

"Alle dieci." rispondo io, ancora un po' titubante.

"Allora ci vediamo domani!" conclude lui.

"Nico.." cerco di dire, prima di chiudere la chiamata.

"Come sta?" glielo chiedo, ho bisogno di saperlo.

"Penso come stai tu, Gà." dice come ultima frase, prima di salutarmi e chiudere la chiamata.




[...]

Scendo dal treno dopo un paio d'ore, credo sia stato il viaggio più lungo della mia vita.
Ho passato tutto il tempo guardando fuori dal finestrino, le gocce sul vetro portavano ancora tracce dell'acquazzone di questa mattina e con le cuffiette nelle orecchie, ho trascorso l'intero tragitto a fissare quelle piccole dispersioni d'acqua, scivolavano lungo la trasparenza di quel finestrino, fino ad essere asciugate del tutto dai raggi di sole che ora sono usciti in questa giornata calda di giugno.

Bela Flor - BeltrozziLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora