Dieci squilli

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(M)

Hai vinto, ti sei presa la tua rivincita.

Mi sento di aver vinto anch'io, che sensazione strana questa, sembra che la mia anima sia costantemente legata alla tua, nonostante i metri di distanza che ci separano, nonostante il fatto che non ti senta ormai da giorni, che sembrano infiniti.
Ho smesso di contarli dall'ultima volta che ti ho visto, da quando ti ho lasciata seduta in quello studio, mentre mi allontanavo, impedita da chi mi circondava di poterti salutare un'ultima volta, di poter guardare un'ultima volta, di poterti toccare un'ultima volta.

Ti ho scritto, tutti i giorni, qui fuori le cose sono cambiate e non poco.
Ti ho scritto tutti i giorni, convincendomi del fatto che lo facessi solamente per tenerti aggiornata della situazione qui fuori, di come la tua musica avesse sbocciato come un fiore in questa primavera, senza ammettere a me stessa il fatto che ti scrivessi parole buttate su una tastiera solo per sentirti più vicina a me.
Ti ho scritto tutti i giorni e stasera ho intenzione di scriverti l'ultimo messaggio, da tenere custodito, per segnare questa fine, per augurarti la felicità che meriti, per ricordarti, per congratularmi, per salutarti come feci con quel bacio d'addio.

Sono le 4 di mattina, sento il telefono che vibra sotto il mio orecchio e non posso fare a meno di svegliarmi.
Che stanchezza, Nicolò si sarà scordato le chiavi per rientrare, solo lui sa dove ha la testa in questo periodo!

Senza pensarci due volte rispondo alla chiamata, è al decimo squillo ormai, strano, mio fratello perde la pazienza dopo dieci secondi, sarà disperato fuori la porta di casa.
Sorrido al pensiero e ad occhi chiusi, ancora pieni di sonno, rispondo alla chiamata.

"Pronto?" dico con un filo di voce, in questo momento riesco solo a sussurrare e i miei occhi stentano a rimanere aperti.

"Ciao, Marti. Ti ho svegliata?"

Apro gli occhi, il cuore in un secondo mi arriva in gola.
Non è Nicolò, non si è scordato nessuna chiave.
È lei.
In un secondo, paragonabile a quello di uno schiocco di dita, perdo il sonno e mi sento più sveglia che mai. Non riesco a sbattere le ciglia, sento palpitare il mio cuore nello stomaco, sta facendo come gli pare in questo momento, va su e giù, ha perso il controllo e mi ha tolto la salivazione.

Cazzo se è bella la tua voce, Gaia. E quanto mi è mancata!

Possibile che ogni volta che la sento mi sembra di essere accarezzata dal vento?
Possibile che la mia mente non riesce a scordarsela e si ricorda addirittura di come muovi le labbra per pronunciare le parole?
Possibile che il mio cuore è tornato a battere solo ora, pur consapevole che mi sto bruciando ancora?

Mi perdo nei miei pensieri, fino a quando il suono della sua voce torna a pronunciare il mio nome, questa volta con un po' di preoccupazione di fronte alla mia non risposta.

"Beh, cosa pensi possa fare alle 4 di notte?" rispondo scherzando, con quel sorriso da ebete che solo lei in vita mia è riuscita a farmi avere.

La sento ridere dietro a quel telefono, non credo che il mio cuore possa reggere più.

"Come stai? Sei felice, Gaia?" le chiedo, un po' incerta, non so bene cosa sia successo in queste settimane, non so bene come approcciarmi, ho paura di farle sentire la tristezza che il mio cuore ha nascosto segretamente tutto questo tempo, senza di lei.
Voglio solo sentirla parlare.

"Da quando in qua mi chiami con il mio nome intero, Marti?" mi dice, sembra quasi innervosita e svia addirittura la domanda.

Perché pensi a come ti ho chiamato come prima cosa?
Perché ti ha dato fastidio questa mia formalità, dopo che non ci sentiamo da settimane?

"Che ti importa come ti chiamo, raccontami!" dico presa dall'euforia, non so se in questo momento sono più felice per la sua vittoria o per il fatto che la sento dopo giorni interminabili.

Inizia a raccontarmi di tutto, dalla prima all'ultima situazione che ha vissuto in quel programma da quando me ne sono andata, delle sue paure, delle sue soddisfazioni, dei suoi pianti, delle sue ansie, dei suoi ricordi e dei rapporti che piano piano ha costruito.
Io faccio lo stesso, raccontandole del mio ritorno a casa, del fatto che avessi risentito Daniela dopo tanto tempo, del mio primo disco, del mio tempo, delle notti in camera a scrivere canzoni, delle prime interviste, delle prime chiamate da parte di case discografiche, dei concerti di tre ore in diretta.

Due ore passate al telefono, insieme, con la stanchezza mischiata all'euforia del momento.
Due ore in cui un filo sottile ha messo di nuovo in comunicazione le nostre anime, permettendoci di collegare quei cuori che erano stati distanti per tanto tempo.
Due ore in cui si era creata una felicità condivisa, che partiva da lei e finiva con me, per poi fare il giro al contrario e far rimbombare le stanze che ci ospitavano con le nostre risate.

Sono ormai le sei, sento i suoi respiri farsi più pesanti nei miei auricolari, la riconosco molto bene quando ha sonno, potrei dipingerla a memoria.

Faccio un sorriso.

"Sento che qui qualcuno sta per crollare!" dico ridendo, me la immagino in questo momento. "Sono fiera di te e di ciò che hai creato, sempre. Ti meriti ogni cosa, te l'ho sempre detto che la tua musica sarebbe stata capita prima o poi e che ti avrebbe ripagato dei sacrifici fatti. Sono felice per te e con te. Ci vediamo presto, te lo prometto. Mi sei manc.." mi blocco, non volevo dirlo.

Ingoio le parole che mi stavano per uscire, spero non le abbia sentite.
Non voglio ricordarle ciò che sento, la sento di nuovo vicina e in questo momento sento che qualsiasi cosa potrebbe allontanarla di nuovo da me.
Anche uno stupido "mi manchi".
So che farà finta di niente, da un lato questo mi dà sollievo.

"Marti, dimmelo.." mi dice lei, con un tono di voce quasi silenzioso, sembra triste.

A cosa si riferisce? Non credo a quello, forse mi sono mangiata qualche parola durante la mia buonanotte e non ha capito qualche frase, succede sempre così quando parlo con lei.

"Cosa?" le rispondo, sono davvero confusa e non capisco dove voglia arrivare.

"Dimmelo, Martina."

Mi risponde, stavolta è sicura, la sua voce mi rimbomba dentro e mi fa percepire quello che sta pensando.

"Non ti sto capendo, Gà. Non ho detto nulla!" affermo, stavolta la mia voce è tremolante e sto facendo la finta tonta, ma non posso permettermi di sbattere di nuovo la testa contro il muro.

"Dimmelo. Dimmi se ti sono mancata, Marti." mi dice con un filo di voce, sta sussurrando, forse i suoi pensieri in questo momento sono usciti involontariamente, la conosco.

Perché vuoi sentirtelo dire, Gaia?
Perché me lo chiedi?
E so che non è perché pensi che non sia così, sai benissimo quanto tu mi sia mancata e quanto sia felice di risentirti.

"Perché?" dico confusa, la mia voce sta iniziando a tremare e la testa la sento poco lucida in questo istante.
Sapere che lei mi chieda di ammettere che mi è mancata mi ha spiazzata, sono bloccata e cerco in tutti modi di allontanare i pensieri che cercano di trovare un perché a questa sua richiesta.

Non ti illudere, Martina. La testa te la sei già rotta mille volte, lasciala intatta per ora.

"Non lo so, sento il bisogno di sapere che è stato così, che.."

"Mi sei mancata come l'aria, Gà." non le lascio neanche finire la frase, faccio uscire queste parole dalla mia bocca con lo stesso amore che non ho mai smesso di provare, con la stessa dolcezza che ha sempre cercato di rassicurarla, con lo stesso sentimento che vuole solo sentirla vicina.

"Mi sei mancata tu, Bibi."

Attacca dopo queste sue ultime parole.
Sono in piena confusione, non mi aspettavo la sua richiesta, non so perché volesse sentirselo dire.
Non mi aspettavo una risposta del genere.
In questo momento i miei pensieri stanno lottando per cercare di organizzarsi, sono sparsi ovunque nella mia testa e corrono per cercare risposte che ad oggi, non credo di avere.

Perché me l'hai fatto dire, Gaia?
E perché ti ho sentito sorridere dietro al telefono, dopo che ho pronunciato quelle parole?

Bela Flor - BeltrozziLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora