"Va' via" m'intima Regina dalla propria abitazione, mentre io continuo a battere le nocche sulla porta d'ingresso "Non sono venuta per discutere o minacciarti, ho bisogno di chiederti una cosa" "Ho detto: va' via" ripete, ferma e decisa. Acuisco i sensi, appiattendo l'orecchio sulla superficie di legno. Capto la voce indistinta della Salvatrice, che sussurra qualcosa alla proprietaria di casa; se non posso smuovere il lupo, dovrò far leva sul piccolo agnellino. "Non sono qui con l'intenzione di far casino, sono qui nelle vesti di una ragazzina abbandonata, lasciata sola con se stessa, che cerca soltanto delle risposte che puoi decidere di non darmi" è così che introduco la farsa "Ti prego, Regina. Non ti sto chiedendo di sotterrare l'ascia di guerra, per quello possiamo limitarci a fingere in presenza di Robin, ma per favore ... ascoltami".
Un silenzio tombale precede i tonfi dei passi di Emma, che apre la porta con una certa rapidità, guardandosi poi intorno circospetta, come se avesse il timore che qualcuno potesse vederci "Entra" mi invita, munita di un tono indecifrabile, spostandosi su di un lato per permettermi di proseguire.
Regina è seduta al capo del lungo tavolo, che mi guarda con aria di indiscussa supremazia. Posa il mento sulle mani incrociate, i gomiti sulla superficie in vetro, e le gambe sono accavallate al di sotto di quest'ultima, visibili oltre il materiale pressoché trasparente. "Cosa vuoi?" sputa con disprezzo, le labbra appena arricciate "Chi è Ginevra? Da dove viene?". La donna mi volge un'espressione perplessa, è chiaro che non si aspettasse una domanda simile. "Per quale motivo vuoi saperlo?" traggo un profondo respiro, calando per pochi istanti le palpebre sugli occhi nel tentativo di mantenere la calma "Voglio sapere da chi sono stata sedata, chi ha saputo tenermi a bada". Le due mi osservano, studiano ogni esigua movenza del mio corpo, espressioni incluse, senza emettere suono alcuno. "Menti" sentenzia la bionda, incrociando le braccia poco sotto il petto "Cosa?" "Menti" ripete, scandendo perfettamente ogni singola lettera "Perché credi─" "Esigo la verità" mi ordina Regina con freddezza glaciale, lasciando senza troppa fretta la propria postazione.
Vi rifletto su, concedendomi il tempo necessario e senza chiedere consenso alcuno. Levo leggermente il mento, facendo poi schioccare la lingua sotto al palato. "Credo voglia qualcosa da me, ma non ho idea di cosa sia. Mi piacerebbe essere pronta a qualsivoglia tipo di sorpresa, non so se mi spiego"; dopotutto, non è proprio una menzogna. "Capisco" risponde piano, portando lo sguardo a perdersi nel vuoto mentre evidentemente è impegnata a riflettere se sia rischioso rispondermi o meno.
"Avrai la risposta che cerchi" "Ma?"
non esiste che mi dia ciò che voglio senza pretendere nulla in cambio. Ella, infatti, sorride vittoriosa, volgendo lo sguardo alla Salvatrice "Ti ho trovato un'insegnante. In fin dei conti, il suo era il padre del mio".
( ... )
"L'idea mi piace meno di quanto piaccia a te, quindi meno chiacchiere e più lavoro".
Regina non può farcela da sola ─ come tutti già sapevamo ─. Se dovrà pensare a sconfiggere Zelena, non potrà cercare un modo per far tornare la memoria a tutti noi. In caso contrario, invece, Zelena avrà la meglio. Ragion per cui, Emma deve scoprire se stessa ... spingersi oltre i propri limiti, sfondare con quanta più forza possibile la sua comfort zone e giocare le carte che non sa di avere a disposizione. Lì, sull'Isola, ha dimostrato di essere munita di un gran potere, che però rinnega. E come Regina ha asserito, guardandomi, la Salvatrice ha bisogno di qualcuno che abbia mano ferma, che sia fredda, imparziale e, se necessario, spietata.
"Non capisco a cosa serva il ponte" piagnucola, guardando con indifferenza le travi sulle quali cammina. Io, invece, la osservo da terra ferma. "Quando hai mostrato il tuo potere, sull'Isola che non c'è, esso è venuto fuori grazie ai tuoi istinti, quindi oggi faremo leva su quegli stessi istinti ... finché non li dominerai"
il ponte prende ad oscillare, dapprima piano e poi con prepotenza, facendo quasi cadere l'allieva "Ripensandoci, l'idea di studiare con Regina non è poi così male" ella guarda verso il basso, trasalendo sonoramente "Puoi fermarmi" "Dal fare cosa?" ghigno divertita, issando una mano nella sua direzione "Questo─".
Le travi, una dopo l'altra, piombano nel fiume sottostante. Emma grida spaventata, agguantando le corde con una presa salda "COSA DIAVOLO FAI?" si guarda per un attimo alle spalle, pentendosene subito dopo aver visto il ponte crollare, rimasto intatto solamente sotto i propri piedi "Faccio crollare il ponte, non è ovvio?" appunto "Puoi decidere di fermarmi ... o morire". Le palpebre si sgranano, ma prima che possa metabolizzare bene le mie parole, anche le ultime travi finiscono per capitombolare nell'oblio, lasciandola ciondoloni su di esso. "BASTA, BASTA! DERYA, SMETTILA!" strilla in preda al panico, profondamente terrorizzata, poiché consapevole che nel caso dovesse scivolare, non mi scomoderei affatto a tirarla su "No, tu devi smetterla! Smetti di farti tenere per mano, guadagnati il titolo da Salvatrice e cavatela da sola!" la rimprovero, muovendo un passo all'indietro.
Psicologia. Nient'altro che psicologia. È così che ho appreso. "Scava più a fondo, sai di potercela fare. Il potere è dentro di te, Emma. Salva il ponte. Salva te stessa".
Le corde si allentano, i filamenti sono prossimi a spezzarsi e la bionda, dimenandosi, tenta invano di tirarsi su. È qui che quest'ultime finiscono per lacerarsi definitivamente, sottraendole ogni appiglio. Il suo grido risuona lontano, mente precipita nel vuoto.
Guardo inerme il punto in cui poco fa si trovava la bionda, facendo spallucce con noncuranza "Peccato". Pronta a lasciarla indietro, non troppo dispiaciuta, vengo fermata dal suono della sua voce, che mi costringe a voltarmi nuovamente. Ella volteggia s'un ammasso di travi che si muove per aria, scortandola con leggiadria sulla terra ferma "Sono ... sono stata io?" chiede incredula, guardandosi intorno. Nonostante una piccola parte di me sperasse in un prosieguo diverso, una un po' più grande è soddisfatta del lavoro svolto. Si può sempre migliorare, rendere tutto estremamente perfetto, ma direi che come inizio può andare. "Pensa che mi sarei fatta bastare che impedissi alle funi di sospensione di spezzarsi" "È stato come hai detto tu ... l'istinto" "Vedo tanto potenziale in te, Emma. Potenziale che, fino ad ora, hai soltanto sprecato" dico, questa volta senza neanche un velo di astio. La donna sposta lo sguardo sulla mia figura, umettandosi piano le labbra con la lingua prima di formulare la seguente domanda: "Mi aiuti soltanto per ottenere risposte da Regina?"; "Sì, in parte" annuisco leggermente, incassando i suoi sguardi accusatori "Tuttavia, non ti lascerò gettare al vento tutto questo potere. E prima che tu possa dirlo, non voglio che lo usi per commettere azioni malevole. Ti insegnerò a domarlo, ad affinarlo e ad averne il pieno controllo. Come usufruirne al meglio, sarà una tua decisione" "Grazie, Derya" dice dopo un po', a voce bassa ed appena percettibile.
Peter aveva ragione: è così dannatamente gratificante.
( ... )
"Non so molto su Ginevra, a dire la verità" "Mi hai ingannata" dico tra i denti, chiudendo le mani in due pugni. Avrei dovuto aspettarmi questo colpo sleale, dopotutto è della Regina Cattiva che si tratta ... e come se non bastasse, al mondo non esiste persona che mi odi più di quanto mi odi lei. Sono stata un'idiota. "Non proprio" canzona, facendo lentamente avanti e indietro lungo il suo ufficio lussurioso "Spiegati meglio, allora".
"Ha trascorso gran parte della sua vita segregata nella propria stanza. Sua madre era una vera e propria stronza, che le forniva soltanto le cure necessarie affinché non morisse di fame o di sete. Non le è mai realmente importato di sua figlia"
ascolto in silenzio la sua storia, senza distogliere lo sguardo dalla sua figura
"Per questo motivo sono davvero in pochi a conoscerla, a quanto pare si contano sulle dita di una mano" ella mi si avvicina a passo felpato, fermandosi poco distante da me "Se non dovesse bastarti e volessi saperne di più, convincerò Belle a darti accesso alla sua biblioteca. È il massimo che possa fare" mi informa, senza aggiungere altro e pronta a congedarsi. "Un'ultima cosa" la richiamo, facendola voltare nuovamente verso di me. Forse, non dovrei porre tale domanda proprio a lei. Ma nessuno, a Storybrooke, potrebbe saperlo meglio
"Cosa sai sull'ancoraggio dell'anima?"
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I've lost everything, except you. || Part 2 ||
Фанфикшн‟ You know that place between sleep and awake? That place where you still remember dreaming? That's where we'll meet that's where I'll waiting because that's where I'll always love you „ #1 storybrooke
