‟ You know that place between sleep and awake?
That place where you still remember dreaming?
That's where we'll meet
that's where I'll waiting
because that's where I'll always love you „
#1 storybrooke
"Le nostre strade si sono incrociate subito, come se l'Oltretomba lo avesse già pianificato" sussurro a mio padre, ben lontana dal sistema uditivo di Regina "Come se già fosse a conoscenza del mio arrivo" il suo sguardo è perso nel vuoto, le labbra semi-aperte e le dita strette intorno all'orlo della giacca beige in simil-pelle. Non riesco a decifrare la sua espressione, mi è arduo capire se la notizia sia per lui un piacere oppure l'esatto contrario. "Come ti è sembrata? Stava bene?" mi chiede in un fil di voce, timoroso riguardo una mia possibile risposta negativa "Non mi è parso che se la passasse così male, ma se si trova in questo limbo è perché non ha ancora trovato la propria pace" lo informo, sentendolo poi sospirare "È compito nostro liberarla, papà" dico dopo un po', abbozzando un mezzo sorriso anche un po' dovuto alla seguente frase ch'egli pronuncia "Fosse l'ultima cosa che faccio".
Veniamo interrotti bruscamente dai tonfi pesanti di passi che raggiungono con lampante fretta il salone di quella che è la copia malconcia dell'abitazione dei Nolan ed entrambi spostiamo l'attenzione sulla porta, che spalancandosi scopre il viso allarmato di Jeremy. Balzo prontamente in piedi, tutt'altro che preparata alle pessime notizie che sto per ricevere. "Che succede?" gli chiedo esitante a causa del suo silenzio che, seppur di breve durata, sfrutta per riordinare le parole che tarda a riferirmi.
Sento il sangue raggelarsi, calcificarsi nelle vene, quando quest'ultime lasciano le labbra del ragazzo. Il cuore si stringe con prepotenza al centro del petto, dolore lancinante e soffocante che tira a sé il busto per la sua interezza. I polmoni sono in fiamme, hanno bruciato via tutta l'aria che avevo a disposizione lasciandomi senza un soffio di fiato. Le gambe barcollano sotto il peso del mio corpo prima di perdere la loro mobilità, lasciandomi così ricadere all'indietro sul letto. Mio padre si affretta a tirarmi su, ma nulla può contro le parole che hanno appena devastato la mia esistenza: "Felix è sparito".
"Cosa ─ è tornato insieme a noi, non può essersi dissolto nel ─ nel nulla" farfuglio, ogni singolo arto scosso con violenza tale da poter rendere il movimento distinguibile ad occhio nudo. "Era ferito" comincia, avanzando di pochi passi e fermandosi nel notare che io, al contrario, ne ho mossi diversi all'indietro. Non lo avevo notato. Nessuno mi aveva avvertita. Neanche lo stoccafisso stesso. "Era ferito ed aveva bisogno d'aria nell'attesa che Mary Margaret finisse di dare un'occhiata al viso di Neal per poi curare Felix, ma quando è andata a cercarlo ... non lo ha trovato" non gli importa realmente, lo so. È soltanto preoccupato dalla possibilità di ferirmi, sapendo quanto la perdita del biondo potrebbe farmi a pezzi una volta per tutte ... e dinanzi a tale scenario, non ci sarebbe alcuna colla in grado di ricomporli. D'altronde, sarebbe come tentare di rimetter su un'antica fortezza distrutta da secolidi cataclismi.
Silenzio assoluto. Tombale. Assordante. Impotenza che viene colmata solamente dal mio procedere spedita verso la porta, se non fosse per le mani di Jeremy che mi afferrano le braccia. "È pericoloso, non puoi andare da sola" m'impone quasi, ma in tutta risposta lo strattono da parte a parte con il fine di liberarmi dalla sua presa non gradita "So badare perfettamente a me stessa, credevo lo sapessi" "Stronzata" questa volta gli basta una parola per fermarmi "Siamo dovuti correre in tuo aiuto. Se non fossimo arrivati nel momento giusto, a quest'ora saresti ancora un giochino nelle mani delle persone che un tempo hanno rivestito lo stesso ruolo nelle tue" colpita e affondata. "E come se non bastasse, non hai la benché minima idea di dove possa trovarsi Felix" sorrido un sorriso sghembo e dipinto in modo leggero dall'inconfondibile colore vivace ed accecante della sfida "Qui ti sbagli, Jeremy ... so perfettamente dove si trova".
( ... )
Diversamente da come lo avevo immaginato, l'ambiente è tenuto con estrema cura ed attenzione. Non risiede un solo grammo di polvere nelle vicinanze ed ogni cimelio è posato nell'angolino a lui destinato, o scaffale che sia, minuziosamente. Dalla più grande superficie al più esiguo centimetro, tutto sembra esser stato studiato nei minimi dettagli. Solo una mente meticolosa e strategica potrebbe essere l'artefice del lavoro che, ahimè, segretamente ammiro. Ma non è più tempo di chiacchiere ... non è più tempo di indugi. Nessuno ha annunciato la propria presenza quando il campanello della porta del Banco dei Pugni ha tintinnato, è quindi mio dovere e diritto annunciare una seconda volta la mia. Adesso, però, senza cortesie inutili. La calma è la bontà, in situazioni come questa, fanno di te la preda ... ed oggi sono qui per cacciare.
"So che è opera tua" enuncio di taglio, senza troppi preamboli, battendo un piede sul parquet "È ferito e tu non hai quel che gli serve per prendertene cura, non dopo che hai usato le tue ultime e già misere forze per condurlo in questa stomachevole topaia" mi rivolgo ad un punto impreciso della tenda che ricopre la porta retrostante al bancone, dove mi aspetto che il proprietario del negozio faccia la sua comparsa scenica. È sempre stato il migliore in questo. "Ha bisogno di me" aggiungo, seguita dall'ennesimo periodo di silenzio che in questo momento risulta assordante.
Spazientita mi dirigo verso l'entrata del retrobottega. Pochi passi mi separano dall'incontro con il rapitore.
10, 9, 8 procedo sicura 7, 6, 5 sono venuta a riprendermi ciò che mi appartiene 4, 3, 2 portatomi via da─ ..1 ─da chi mi ha portato via anche me stessa.
Strappo via la tenda rossa dal suo bastone, pronta ad inveirgli contro. Pronta a combattere. Fottutamente pronta a combattere. Ma finirei per farlo da sola ... perché qui dietro non c'è nessuno.
Il silenzio, oggi, fa da padrone assoluto nella mia giornata. Perché esso accompagna il dolore bruciante che arde nel mio petto, salendo rapido verso le guance che adesso vengono inondate dalle lacrime. Sarà nervosismo, sarà paura, sarà accettazione, sarà resa, sarà che sono stanca di essere tanto forte quanto penosamente inutile nei momenti più importanti, stanca di vedere come, anche quando non c'è, il Re fasullo sia al centro di ogni cosa ... stanca di vedere come io lo metta al centro di ogni cosa. "Cosa ci faccio ancora qui.." quasi mi rimprovero, rendendomi conto di esser stata semplicemente sopraffatta dalla paranoia. Il posto che cercavo non è questo. La persona che cercavo non è qui e non c'entra nulla con la mia scesa nell'Ade, né con tutto quello di cui l'ho accusato fino a pochi secondi fa. Non mi resta dunque che recarmi altrove.
"Lacrime, debolezze, imperfezioni" un soffio di vento che m'irruvidisce la pelle e la fende come farebbe la lama di una spada brandita dal più veterano dei guerrieri "Negli ultimi anni ti ho osservata, ti ho studiata, credevo fossi cambiata, credevo ti fossi perfezionata" un suono gelido come il cuore di chi adesso scaglia questi colpi "Ma era soltanto una mera illusione, perché sei la stessa Derya di sempre ... un'umana".
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Mi volto piano, le braccia tese lungo i fianchi, il viso libero da espressioni e l'animo svuotato di qualsivoglia emozione "Anche tu non sembri cambiato. Commetti sempre lo stesso, stupido errore.." mi avvicino spavalda, sfacciata come mio solito, bramosa di guerra e sangue. Il suo. "..sottovalutare il potere di un cuore infranto".