Chapter 40 - The beginning of the end.

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Quante similitudini in due mondi che, in fin dei conti, si ritrovano ad essere discordanti soltanto a causa della magia.

Stesa nella tenda di Jeremy, come se il mio mondo là fuori non stesse realmente crollando, ne guardo distratta il soffitto rovinato. Posso dire di aver vissuto la mia intera esistenza qui, a Neverland. Questo, mi fa sentire meno in colpa per la sensazione di essere esattamente dove dovrei essere: a casa mia. Ogni suo angolo è intriso di ricordi, belli o brutti che siano, i quali mi fanno capire per quale ragione, a Storybrooke e nella Foresta Incantata, mi sia sempre sentita fuori posto, come se non vi fossi mai appartenuta.

Faccio scorrere le dita sul lenzuolo sporco, usurato dal tempo, lasciando che ogni momento trascorso su quest'ultime m'investa i pensieri. Sento quasi il profumo del loro legittimo proprietario, come se vi si fosse posato pochi attimi prima, permettendo al suo spettro d'inebriarmi i sensi e cullarli con una dolce ninna nanna. Tutto questo allontanarmi dalla realtà, però, viene interrotto dal fruscio delle foglie mosse dai passi di qualcuno. Decido dunque di portarmi all'esterno, sconfortata dal buio che comincia a calare sull'Isola.

In piedi, non molto lontano da me, Felix poggia la spalla contro un albero, le braccia conserte.

"Non ci ho ancora fatto l'abitudine" dice in un fil di voce, guardandosi attorno con aria malinconica

"Non dirlo a me" sussurro, passando in rassegna lo sguardo sulle tende sgualcite e, ubicata poco più in là, esso ricade su quella che un tempo è stata mia e del piccolo Roland

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"Non dirlo a me" sussurro, passando in rassegna lo sguardo sulle tende sgualcite e, ubicata poco più in là, esso ricade su quella che un tempo è stata mia e del piccolo Roland. Accenno un sorriso fugace, dinanzi ad essa, chinando subito dopo il capo.

"Noi saremo sempre gli sperduti di Neverland.
Io stessa volevo dimenticarlo e  ...  Dio, Felix, se ci ho provato! Ma queste sono le nostre radici, qui è dove abbiamo fatto quello che dovevamo per sopravvivere, il che ci ha resi ciò che siamo" lo guardo, adesso, scoprendo il suo sguardo vigile su di me "Non saremo mai come la gente che ci avrebbe voluti come loro.
Ma non importa, così è assolutamente perfetto".

Resta in silenzio per un po', forse per rimuginare sulle mie parole con le quali si trova chiaramente d'accordo. Poi mi sorride, adesso apertamente, iniziando a camminare piano verso di me.
"Puoi togliere gli sperduti dall'Isola, ma non l'Isola dagli sperduti".

La sua fronte si posa sulla mia e le nostre mani si ritrovano a stringersi con una tale forza da riscaldare i rispettivi cuori, raggelatisi nonostante il calore che da un po', oramai, abbranca Neverland. In un batter d'occhio, ogni torto viene spazzato via dal bene più veritiero. Quello di due anime che, anche se dovessero percorrere strade diverse, troveranno sempre il modo di incrociarsi di nuovo.

Clap.. clap.. clap..

"Ma che bel teatrino!" fingendo di asciugarsi una lacrima e portandosi al centro degli accampamenti, il Re dell'Isola inarca il sopracciglio in un'espressione divertita. Io e Felix ci distanziamo rapidamente, entrambi increduli e privi di parole. Sento il sudore impregnarmi la pelle, il cuore palpitare ed il petto gonfiarsi d'aria prima di svuotarsi del tutto. Sono tutt'un brivido  ...  brivido freddo, quasi doloroso. Non riesco a credere che sia realmente lui e quasi comincio a pensare che si tratti di una qualche allucinazione dovuta all'Isola consapevole di star correndo incontro ad un destino orribile.

I've lost everything, except you. || Part 2 ||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora