2 years later...
" Ero vicino al tuo letto la scorsa notte, ero venuto a dare un'occhiata. Ho visto che stavi piangendo e non riuscivi a prendere sonno.
Ho uggiolato piano piano quando hai asciugato una lacrima dal tuo viso ".
Mi sveglio di soprassalto, boccheggiando alla disperata ricerca d'aria. Poso una mano al centro del petto che si innalza e riabbassa ad intervalli irregolari, movimento dettato dal respiro ansante. La sua voce mi è venuta in sonno, sconquassandone brutalmente la quiete. Il riverbero della voce di chi ha visto come male minore la mia possibile distruzione, pur di salvare se stesso, la voce di chi non ha mai realmente smesso di mentirmi, mi provoca lunghi ed intensi brividi lungo la pelle. Non accadeva da tempo. Le dita libere scivolano istintivamente sul segno da lui lasciatomi, che carezzo piano. Percepisco un leggero rilievo al tatto, che mi porta a ritrarmi repentinamente. "Smettila ─ smettila" sussurro piano, con la speranza che possa sentirmi.
Mi disfo delle lenzuola lasciandole cadere sul pavimento ed in seguito mi alzo per lasciare il letto della mia camera. Mentre mi stringo nella costosa vestaglia di seta, mi avvicino alla finestra che dà sulla strada principale adesso illuminata dai primi raggi dell'alba. Lo sguardo è rivolto verso il basso, spalleggiato da un'espressione di autentico disprezzo. So che lì, da qualche parte, nel più profondo pozzo degli inferi, marcisce l'anima di Peter Pan. Sa esattamente quando manifestare la propria presenza, qual è il momento perfetto per far leva sul legame da lui instaurato ... egli crede che sia debole e non può che volersene approfittare. Dopotutto è un abile cacciatore, il migliore che abbia mai conosciuto: non appena vede un'ombra di fragilità, la sfrutta per annientare la propria preda.
Ma ignora la possibilità che la realtà possa essere diversa da quella che vede attraverso me. Ignora quanto io, al momento, sia quasi all'estremo delle mie forze.
"Sei nel posto che meriti. Restaci".
Dopo essermi recata al pian terreno, in cucina, rinchiusa nel mio silenzio attendo che la moka sia pronta, attorniata soltanto dal gorgoglio distensivo del caffè che sale in tutta calma. Nel frattempo raggiungo la dispensa dalla quale recupero un pacco di biscotti alla cannella, in assoluto i miei preferiti, sistemandoli in modo ordinato su di un piattino per poterli accompagnare alla bevanda calda dentro la quale verso una piccola quantità di latte schiumato. È ufficiale: sono diventata la regina dei cappuccini!
Mi accomodo quindi al tavolino da snack, godendomi l'alba nella quiete più totale. Certo, se non fosse per un insopportabile ticchettio. Lancio un'occhiataccia al soffitto, oltre il quale sembra avere origine il rumore. Riesco ad ignorarlo per i primi cinque minuti, ma più tardi decido di non poterlo tollerare ancora.
Lancio il piattino lontano da me, seccata, lasciando controvoglia la sedia per potermi dirigere nuovamente al piano superiore, dove risiedono le camere. La prima, sulla destra, è quella di Regina, ma dietro quest'ultima non proviene alcun suono se non quello del docile rantolio di chi sta dormendo. Segue quella di Henry e, sul lato sinistro, quella di Rory ─ ma entrambe tacciono. Chiaramente, allora, apro di nuovo la porta di camera mia, la quale finestra riproduce questo crepitio sistematico ed insistente. Mi avvicino ad essa con disinvoltura, aprendola per poter cacciar via l'uccellino che questa mattina ha deciso di farmi ammattire. Nessun volatile, però, aleggia intorno all'abitazione. Aggrotto perplessa la fronte, sporgendomi ulteriormente alla ricerca della sua fonte. A raggelarmi il sangue nelle vene, è il picchettio che persiste. Decido allora di rientrare, guardandomi intorno scrupolosamente.
La finestra e la porta sono aperte ... il resto della villa giace in un silenzio tombale.
" Tic, tic, tic "
Sento che sto impazzendo.
" Tic, tic, tic "
Indietreggio di qualche passo, urtando contro il comodino.
" Tic, tic, tic "
Solo adesso che il mio corpo ha smesso di funzionare, riesco a carpirne le origini.
" Tic, tic, tic "
Volgo lo sguardo alla mia destra, avvicinandomi tentennante al lungo specchio. Il suono s'intensifica man mano che le distanze si riducono, fino ad interrompersi nell'istante in cui appiattisco il naso contro la sua superficie. Resto a fissarlo per un po', prima di sbuffare. "Stai perdendo la testa, Derya" dico a me stessa, pronta a voltarmi per tornare a gustare i miei biscotti.
Un grido lacera la quiete di Villa Mills, quando due mani mi afferrano le spalle. Mi sento come se mi avessero appena gettata in una vasca d'acqua gelida, che presto intorpidisce ogni singolo muscolo rendendomi impossibile muovere anche un solo dito. Vengo trascinata all'indietro con forza mostruosa, sentendo la pelle bruciare al tocco di tale contatto. La testa sembra sul punto di esplodere, attorniata dal frastuono assordante di grida disperate ed agonizzanti ... percepisco la sofferenza nelle loro voci, come fossero anime in pena. In un millisecondo, che sembra durare un'eternità, vivo il dolore fisico più intenso che abbia mai provato. C'è un frammento d'istante in cui credo di essere morta, perché nessun altro essere vivente lo avrebbe sopportato.
L'agonia termina quando la schiena urta violentemente contro il terreno, provocandomi una serie di scosse lungo la spina dorsale. "Ma che cazzo!" strillo, stringendo poi i denti.
Quando apro gli occhi, essi si posano sul cielo di Storybrooke. È pieno giorno, ma quest'ultimo risulta cupo e la città inabitata. Le strade sono ricoperte di foglie ed immondizia, gli alberi completamente spogli ed i negozi, impeccabili visti dall'esterno, desolati.
"Papà?" sussurro sotto voce, il terrore in ogni nota "Rory?" insisto, lanciandomi intorno occhiate furtive "Regina?"
nessuno, però, mi risponde.
"Derya?"
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I've lost everything, except you. || Part 2 ||
Fiksi Penggemar‟ You know that place between sleep and awake? That place where you still remember dreaming? That's where we'll meet that's where I'll waiting because that's where I'll always love you „ #1 storybrooke
