Chapter 13 - Stop the clocking.

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"Ti piace? Io lo stra-amo!" scalpita Roland, agitando pericolosamente il proprio cono gelato "Roro, così lo farai cadere" lo avverte Robin, ridacchiando appena "Credo sia la cosa più buona che abbia mai mangiato!" gli rispondo, rubando un altro assaggio alla pallina verde che, stando a ciò che dicono, dovrebbe essere pistacchio. Una cosa è certa: ne vado matta!
La proprietaria della Gelateria Any Given Sundae, inoltre, è l'unica abitante di Storybrooke che sembra trattarmi con reale gentilezza. Non c'è stata nessuna occhiataccia, nessuna battutina pungente e nessuna minaccia di morte. Soltanto sorrisi e buone maniere, quelle che io, invece, ho smarrito da tempo.

"Giornata in famiglia?"
digrigno i denti quando il viso di Ginevra si palesa nel mio campo visivo. Ella si ferma davanti a noi e sembra aver intenzione di restarvi per diverso tempo, come se non fosse più che evidente la tensione creatasi da subito. "Dee non aveva mai provato il gelato, mi sembrava una buon pretesto per trascorrere del tempo tutti insieme"; Robin si sente chiaramente a disagio, i suoi sensi sono in stato di massima allerta e riesco ad intravedere un velo di panico ch'egli non riesce a mascherare. "Tu non ne fai parte, sei pregata di togliere il disturbo" insceno un sorriso, sollevando con noncuranza le spalle. L'uomo non emette alcuna replica, neanche mi richiama più. Si è finalmente rassegnato.

"Non è mia intenzione recarti fastidio, Derya"
odio profondamente quella sua espressione da finta puritana. "Volevo soltanto dirti che saperti insieme alla tua famiglia e vedere come pian piano ti stai integrando a questa piccola comunità, mi rende felice. Lo meriti più di chiunque altro, dopo cioè che hai vissuto" "Gra─" "Buona giornata" interrompo prontamente Robin, decidendo di passare oltre l'infermiera per potermela lasciare alle spalle "Non è necessario tutto quest'odio" esordisce, costringendo le mie gambe a fermarsi "Ciò ch'è accaduto nella stanza d'isolamento, per me è acqua passata" il rumore dei suoi passi sistematici indica che si sta avvicinando. Infatti, poco dopo, la sua voce risuona poco distanze dalle mie orecchie "Hai avuto cura di qualcosa che un tempo è stato mio, quando io non ho potuto farlo". Mi volto a guardarla con uno scatto fulmineo, aggrottando la fronte "A cosa ti riferisci?" ella mi sorride raggiante, lasciando ondeggiare i lunghi boccoli dorati "Buona giornata, Hood" dice, mentre avanza nella direzione opposta "Ginevra! A cosa ti─" la mano di Robin si stringe intorno al mio braccio, impedendomi di raggiungerla "Per favore, Dee, resta" mi implora, allentando subito la presa. Roland mi guarda con aria speranzosa, quasi triste, le labbra sporche di cioccolata. Annuisco piano, in silenzio, sospirando.

"Impara a controllare i tuoi istinti".
Per un attimo, come se mi ci trovassi realmente, davanti ai miei occhi prende forma il Banco dei Pugni di Rumplestiltskin, ma è  ...  diverso. La luce è cupa, spenta, gli scaffali sono impolverati e nonostante la visione sia labile, riesco ad intercettare cimeli che il Signore Oscuro non possiede.
"Solo in questo modo potrai interrompere il ticchettio dell'orologio".
Sussulto, indietreggiando istintivamente di pochi passi. "Che succede?" chiede Robin preoccupato mentre si avvicina per accertarsi che stia bene "Nulla, nulla" proferisco in un sussurro "Nulla".

( ... )

Io e Felix siamo stati separati, almeno per quanto riguarda la notte. Io sono stata sistemata nella dependance di villa Mills, mentre a lui è stata offerta una suite nel Bed & Breakfast di Granny. Non so a chi sia andata peggio, sinceramente. L'unica cosa che so, è che dobbiamo farcelo andar bene. Io, almeno, sono scesa a compromessi per amore di Robin, Roland e dello stesso Felix.
"Hai avuto una seconda possibilità, goditela".

Robin non è riuscito a convincere Regina, dunque ogni sera mi ritrovo a cenare in solitudine, fatta eccezione per quando l'uomo decide di tenermi compagnia, accettando lo scontento della sua donna. Nath vorrebbe poter farmi visita, ma Killian non glielo permette, e Felix, beh  ...  a lui non è consentito varcare la soglia dei cancelli della proprietà del Sindaco Mills. Sono sola.
Ma forse, sull'isola lo sono stata anche di più.

Voci indistinte risuonano all'esterno dell'abitazione. Lascio quasi subito il divano, raggiungendo a passo lesto la finestra dalla quale intravedo le figure della Salvatrice e del Principe. Entrambi, trascinano il peso di un corpo. Il vialetto è scarsamente illuminato da luci fioche, sono costretta a sforzarmi per capire di chi si tratti: lunghi capelli trasandati ricadono sulle spalle ossute, una cravatta rossa pende da un'elegante giacca scura e lo sguardo stanco di Rumplestiltskin viene illuminato per un attimo fugace prima che quest'ultimo venga scortato all'interno. Adesso mi manca il respiro, stroncato da una morsa soffocante che sembra opprimere i polmoni. Ma non è mia abitudine perder tempo.

Il vetro della finestra si frantuma in mille cocci che si sparpagliano sull'asfalto, la luce sfavilla ed il vento ulula fragorosamente. Balzo all'esterno, correndo verso il portico. Provo ad aprire la porta con l'uso della magia, ma quest'ultima non si muove di un solo centimetro; Regina sapeva che sarei arrivata ed anche piuttosto presto. "APRI QUESTA PORTA! SUBITO!" le ordino, la voce grave e profonda. Dall'altra parte, nessuna risposta. "REGINA, DANNAZIONE!" una scarica di pugni colpisce la superficie in legno, ma vengo scaraventata all'indietro e ricado sulla piccola rampa di scale. Stringo i denti dopo aver preso in pieno una di queste con la schiena, avvertendo maggiormente l'assenza d'aria "REGINA!". Mi sollevo fulminea, avanzando nuovamente in direzione della porta con passo pesante. Sento gli occhi bruciare, la rabbia sormontarmi ed una fame insaziabile  ...  che no, non ha alcun nesso con il cibo corporeo.

La porta si spalanca con un tonfo, rovinando scomposta al pavimento. Regina ha le mani protese verso di me, pronta ad affrontarmi, gli altri, invece, sono piegati sul corpo di Rumplestiltskin, seduto su di un gradino. "Non è facendogli del male, che otterrai cioè che vuoi" mi informa Emma con un'aria da saccente che non gradisco affatto "Spostati" ghigno tra i denti a colei che mi ostacola il passaggio "Neanche per sogno" mi risponde, senza però reagire fisicamente. "Prima che tu me lo chieda, il tuo amato non è con me. Sta pagando per i crimini commessi, in un luogo nel quale mi auguro marcirà in eterno" osa bofonchiare il Signore Oscuro "Non mi risulta che tu meriti una sorte migliore" serro con forza le labbra, dovendo chiudere le mani in due pugni per costringermi a controllare i miei istinti "Ah, dimenticavo: anche tu dovresti essere lì" aggiunge "Se quel giorno non mi fossi sacrificato per salvare le persone che amo, credimi, mia cara  ...  adesso non saresti qui per annoiarci con i tuoi drammi". Procedo verso di lui con passo spedito e prima che Regina possa impedirmelo, egli decide di spalancare quella fogna ancora una volta. "Ci stai facendo perder tempo, lei è lì fuori" mi fermo seduta stante, vedendo la donna voltarsi per condurre l'attenzione su di lui. Tutti, adesso, lo guardiamo col fiato sospeso.

"Chi?"
"La Perfida Strega dell'Ovest" egli, nel pronunciarne il nome, sembra avere difficoltà "Chi è questa stronza?" sputa il Sindaco, serrando la mascella in seguito. Rumple sospira, spostando lo sguardo su di lei.
"Tua sorella".

I've lost everything, except you. || Part 2 ||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora