Gli ultimi due anni sono stati intensi, ricchi di emozioni. Ho scoperto un lato di me stessa che non ha nulla a che fare con la Derya della Foresta Incantata, affatto. Mi sono vista raggiante, giudiziosa, attenta, prudente, priva di rancori e, per la prima volta, felice ... felice davvero. Ciò non è dipeso da J che ha mostrato la sua capacità di perdonare, da Felix che mi è sempre stato accanto, da Regina e gli altri che mi hanno accolta come fossi parte della famiglia o da Robin che ha finalmente esercitato il suo ruolo di padre amorevole ─ non totalmente. Questo sapermi ritrovare è partito da me e me soltanto. L'illusione di essere amati e di avere pieno controllo del mondo circostante, non poteva essere considerata " vita " né " felicità " e né tantomeno " lieto fine ". Non ho mai realmente vissuto appieno, malgrado sia una creatura eterna, almeno non fino ad oggi. Ma è quando vedo il suo viso ... che realizzo quanto sia veritiera la frase " tutte le cose belle finiscono presto ".
"Derya, sei veramente tu?" mi chiede, l'amarezza nella sua voce "Dimmi che non è vero, dimmi che non ti trovi in questo posto" dice sottovoce, quasi come se stesse parlando da sola "Mamma?" è l'unica parola che riesco a formulare, tenendomi a debita distanza "Chi?" "Cosa stai..." "Chi ti ha uccisa?" l'espressione coperta da un velo di rabbia mentre avanza di pochi passi "Non ... non mi ha uccisa nessuno. Non ho idea di cosa sia successo" rispondo in tutta sincerità, sentendomi tremare appena "Allora come diavolo ci sei finita nell'Ade?".
È sentendo pronunciare quel nome che un brivido percorre rapido la spina dorsale, portando l'intero corpo a vibrare. Un corpo che, con mia grande sorpresa, sembra fatto ancora di carne ed ossa. "Io non ... non lo so" farfuglio confusa, lo sguardo smarrito.
Peter non è abbastanza forte da poter eseguire una magia simile, che richiede tanto potere ed energia ─ mentre lui, al momento, è a malapena un'anima, essendo la sua essenza viva dentro di me. "Oh, piccola mia.." senza preavviso, mi ritrovo stretta dalle braccia di mia madre che mi stringe a sé in una morsa quasi possessiva. Io, ancora disorientata, non ricambio l'abbraccio con la stessa passione, pertanto vago con lo sguardo "La mamma è qui con te, non devi temere nulla" mi sussurra piano, lo stesso tono delicato che un tempo mi ha cullata in sonno e consolata nelle notti più buie e gelide. È allora che mi lascio andare, rilassando volontariamente ogni singolo muscolo e calando le palpebre sugli occhi per abbandonarmi completamente sul petto della donna che mi ha messa al mondo.
Si allontana poco dopo e non molto, quel po' che le basta per permetterle di guardarmi in viso. Ella sorride radiosa, mentre mi carezza una guancia. "Non sei cambiata di una sola virgola, sei sempre bellissima" m'incastra una ciocca dietro l'orecchio, tenendomi a sé con la mano sinistra "La mia bellissima figlia" si ripete "Mamma.." riesco a sibilare, soffocando un sorriso "Andiamo a prendere una cioccolata calda, devi assolutamente raccontarmi tutto!" dice prendendomi la mano per trascinarmi al suo seguito "Cioccolata calda?" chiedo stranita "Esiste da queste parti?" "Non è così male come sembra, infondo" m'informa.
Lascio che Marian mi conduca nel luogo da lei menzionato, senza mai smettere di guardarmi intorno o di abbassare la guardia. Mi sento osservata, seguita e spiata. Adesso più di prima. Motivo per cui non posso stare tranquilla ─ a maggior ragione, non quando so di essere tutt'altro che morta. "È probabile che di tanto in tanto si possa avvertire la spiacevole sensazione di mille occhiate addosso, ma tutto sta nell'ignorarli. Si tratta semplicemente di anime incuriosite dai nuovi arrivarti e talvolta succede che si attacchino a te per il resto della tua permanenza qui" dice con disinvoltura, come se fosse una cosa normalissima "Ti tocca trovare la pace, se ciò t'infastidisce" aggiunge ridacchiando. Aggrotto la fronte, concedendomi qualche attimo per formulare meglio la frase che sto per pronunciare ─ e già so che non dovrei "Perché tu non l'hai ancora trovata?". La sento sospirare, ma fortunatamente non si ferma. "Ne parleremo davanti ad una tazza fumante" mi congeda, questa volta fredda e distaccata. Acconsento in silenzio, limitandomi a muovere il capo.
Un soffio di vento passa alle mie spalle, facendomi girare di scatto. Scruto il vuoto con attenzione, in attesa di vedere qualcuno spuntare improvvisamente dal nulla. Non c'è nessuno, naturalmente. È soltanto un'anima in pena.
"Ti ci abituerai" mi ripete
"Mi ci abituerò".
( ... )
"Tutte le persone che risiedono da queste parti hanno delle questioni in sospeso che le tengono intrappolate qui" m'informa mentre lecca via il cappuccio di panna dalla sua cioccolata calda accompagnata da un discutibile pan di zenzero. L'ascolto in silenzio, pensando alle anime che io stessa ho spedito in questo tugurio.
"E indovina un po' chi è la loro causa irrisolta".
"Qual è la tua?" le chiedo di getto, tamburellando piano le dita sulla superficie leggermente impolverata della versione un po' più macabra di Granny's Diner. Ella sospira sottovoce, chinando per un attimo il capo. La guardo con rammarico, realizzando che mi sarei potuta tranquillamente risparmiare una domanda del genere. "Non ho mai avuto la possibilità di salutare tuo padre e tuo fratello" ─ e avrei dovuto immaginarlo ─ "Di trascorrere un ultimo, magico, momento con la mia famiglia" aggiunge mentre un velo di tristezza le ricade sul volto, che adesso sembra stanco.
"Ti va di cambiare argomento?" le mie mani si chiudono intorno alle sue, il quale tocco non è altro che freddo quasi bruciante. Vorrei ritrarmi, ma la vedo sospirare sollevata a contatto con il calore del mio corpo. "Sai, ho rivisto Fay e Ben" sento i miei occhi illuminarsi al suono di quelli che un tempo sono stati i miei migliori amici, catturando il labbro inferiore tra i denti. La speranza di poterli rivedere cresce a dismisura e in un tempo brevissimo, ma essa si spegne poco dopo, quando mia madre pronuncia la seguente frase: "Non gli ci è voluto molto tempo affinché trovassero la pace, sono volati in un posto migliore praticamente subito". Sorrido amaramente, in silenzio, facendo spallucce con finta noncuranza "Mi fa piacere".
"Tu ... cosa ci fai qui?" una voce che risuona alle mie spalle, più vicina di quanto vorrei, mi costringere a distogliere l'attenzione dalla donna. Davanti a me, senza preavviso alcuno, senza la possibilità che mi preparassi psicologicamente, il primo incontro con una delle innumerevoli anime che ho spedito nei raccapriccianti abissi dell'Ade ... Lip. Mi alzo in piedi, le labbra schiuse e le mani che si aprono e si richiudono in dei tic nervosi ed insoliti. "Phillip.." "Devi scappare. Devi correre il più velocemente possibile" "Ma cosa stai dicendo?" interviene mia madre spaventata e confusa "È evidente che tu non sia morta e questo, credimi, non è affatto rassicurante" il suo respiro è ansante ed è in netto contrasto con l'espressione seria "Se ti trovi all'Inferno è perché sei esattamente dove qualcuno ti vuole, qualcuno che ha compiuto un gesto disumano per far sì che questo accadesse. Non credo sia ancora in forze per venirti a cercare, ma se si è spinto fino a questo punto per trascinarti all'Inferno ... dubito che gli ci vorrà molto prima che trovi altre fonti di energia".
Se fino a pochi secondi prima non avevo il coraggio di parlare, adesso, con il cuore per aria, le parole mi hanno abbandonata del tutto.
"Verranno a cercarti, Derya.
Tutti sanno che sei qui.
Tutti".
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I've lost everything, except you. || Part 2 ||
Fiksi Penggemar‟ You know that place between sleep and awake? That place where you still remember dreaming? That's where we'll meet that's where I'll waiting because that's where I'll always love you „ #1 storybrooke
