Chapter 43 - Sail to distant shores.

346 23 0
                                        

"Tua madre è un'assassina sociopatica, non mi faranno uscire da qui" volgo un sorriso a Narciso, seppur spento e triste. Il ragazzino digrigna i denti, arriccia il naso come farebbe un bambino viziato e batte un pugno sul carrellino in acciaio sul quale posava il mio pranzo prima che quest'ultimo lo facesse rovinare al pavimento. È istintivo ridacchiare per me, poiché ritengo che la sua reazione sia buffa. "Perché ridi? La donna di cui non si fa altro che parlare in ogni dimensione è una combattente, ma quella che mi stai mostrando continua imperterrita ad arrendersi!" quasi non ascolto le sue parole, mi limito pressoché a sentirle, troppo impegnata ad osservare i suoi tratti indurirsi e divenire sorprendentemente  ...  simili ai miei.

"Così piccolo è così astioso.." proferisco a voce bassa, vedendolo innervosirsi ulteriormente "Rilassati, bambino mio, non c'è nulla di cui tu debba preoccuparti" lo conforto, carezzandogli delicata una guancia e vedendolo poi divenire mansueto, esattamente come avrebbe fatto un animale ben devoto al proprio domatore. "Hai tanta rabbia repressa, per quanto buono e docile tu possa sembrare" comincio, consapevole che non sia proprio ciò ch'egli vorrebbe sentirsi dire in un momento come questo "Ascolta le mie parole, perché ti serviranno" mi tiro su a fatica, soffocando qualche gemito di dolore nel mentre. Adesso però i miei occhi sono alla sua altezza, fissi e tenacemente ancorati ai suoi, completamente immersi nel mare incommensurabile che sono le sue iridi.
"Lasciala andare, perché non ti aiuterà ad ottenere ciò che vorrai da questa vita.
Mi hai capita?" sussurro piano, volendo che tale consiglio venga custodito da lui e lui soltanto, come il segreto più prezioso da quale il mondo sia mai stato tenuto all'oscuro. Egli, allora, annuisce, colpevolizzandosi per un attimo. "No, no.. non devi sentirti in colpa per essere ciò che sei, chiaro? Non volevo intendere questo" afferro con delicatezza il suo viso con entrambe le mani per portarmi di nuovo al centro della sua attenzione;

"Ti ho cullato nel mio grembo per tanti mesi.. mesi durante i quali mi sono presa cura di te con ogni mia forza, ti ho protetto con denti e artigli e l'ho fatto completamente da sola.
Ed ho dovuto vederli portarti via da me mentre strillavi dal pianto, ancora sporco e con il cordone tagliato di corsa nel modo meno umano possibile, neanche fossero stati dei macellai.
Quegli uomini in camice, sconosciuti, coperti in viso da una vile mascherina, mossi da un potere più grande di loro, mi hanno dilaniato l'esistenza" un singolo sussulto s'intrufola tra le mie parole, quasi tradendo il fiume in piena ch'esse compongono, eppure Narciso è vigile, attento ad ogni lettera, rapito da ogni loro suono "Nonostante sia ancora per me motivo di sofferenza, questo mi rende soltanto più fiera della meraviglia che ho messo al mondo  ...  ti sei fatto forza da solo ed oggi, se sei quel che sei, lo devi a te stesso" mi avvicino per posare un lungo bacio sulla sua fronte, indugiando sul dover interrompere questo contatto "Il mio ometto forte" sussurro, lasciando che raccolga le mie mani nelle sue "Non dobbiamo più separarci" risponde, permettendo al mio cuore di sgretolarsi in un tonfo reboante.
‹‹ Cosa farai adesso? Continuerai a mentirgli? ››
"No.. non dobbiamo più separarci" sorrido sleale, da abile bugiarda quale sono sempre stata, guardandolo sfacciatamente negli occhi e godendo della sua felicità temporanea e fittizia.
‹‹ Neanche tuo figlio può cambiarti ››.

"C'è una persona che devi conoscere"
senza troppi preamboli egli mi afferra la mano, trascinandomi verso la porta d'uscita sboccante sul lungo corridoio che riporta a galla i ricordi di una fuga mal riuscita. Non sarà di gradimento a chi mi ha segregata in un carcere di massima sicurezza per la milionesima volta, ma d'altro canto non credo che per Narciso abbia molta importanza.

Dopo aver usufruito dell'ascensore per raggiungere l'ultimo piano, quello che stando a ciò che riporta l'insegna dev'essere il Reparto Maternità, numerosi voci indistinte pervengono alle mie orecchie tutte insieme mandandomi ulteriormente in confusione. Noto una certa affluenza sulle sedie poste ai lati della porta di una camera e nell'avvicinarmi posso riconoscerne alcuni come, ad esempio, quelli di Killian e Nathan. Il Capitano, pronto alla guerriglia come suo solito, balza in piedi come una molla, tenendosi comunque a debita distanza da Narciso; "Ragazzino, ehi, non credo sia una mossa saggia" gli fa presente, mostrando quello appare come un velato timore. Non so se mi faccia piacere, dopotutto non voglio che mio figlio sia simbolo di paura per gli abitanti di Storybrooke. Non voglio che sia  ...  come i suoi genitori. Anche se ciò gli permette di farsi valere e non farsi mai sopraffare, non mi piace l'idea che la gente possa associarlo a noi due. Non in questo modo, almeno.

I've lost everything, except you. || Part 2 ||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora