Obbligo o verità?

461 42 4
                                        

Passò una settimana.
Al non le aveva più parlato da quella volta e Emma non si era posta nemmeno il problema.
Se le voleva parlare le poteva parlare, se non lo voleva fare, poteva benissimo non farlo.
Per lei era del tutto indifferente.

Era giovedì 29 ottobre.
Quel giorno Emma avrebbe rivisto suo padre e la settimana dopo avrebbe finalmente potuto togliere il gesso.
Era nella stanza degli incontri insieme agli altri e stavano aspettando che l'istruttrice arrivasse per iniziare l'attività.
Emma si stava massaggiando la gamba, quel giorno non le aveva dato tregua, e il suo sguardo dolorante attirò l'attenzione di Marla.

"Quando te lo tolgono?" le chiese indicandole il gesso con lo sguardo.
"Martedì. Non vedo l'ora questo cosa mi sta facendo impazzire"
"Ti accompagnerà tuo padre?"
"Si spero di sì. Oggi glielo chiederò"

Gli occhi verdi di Marla brillarono, quando il suo viso si illuminò si un sorriso.
Ma Emma vide, che sotto a quel sorriso, c'era un'immensa tristezza.
Si chiese perché improvvisamente si fosse rattristata, che cosa avesse detto di sbagliato per farla stare male, ma nessuna risposta le veniva in mente.

Rimase in silenzio a guardarla incuriosita, mentre la ragazza si mangiava nervosamente le unghie, come se ciò che avevano detto fosse stato un argomento, non solo triste, ma anche estremamente stressante.

La guardava incuriosita, chiedendosi come facesse un corpo a provare più emozioni contemporaneamente.
Affascinata da una cosa che, per quanto normale e basilare, per lei sembrava fisica quantistica.

Il suo flusso di pensieri fu interrotto dall'istruttrice, che con il suo profumo costoso, entrò nella stanza attirando l'attenzione dei cinque ragazzi.

"Buongiorno ragazzi" disse con un sorriso smagliante, mentre elegantemente si avvicinava alla sua solita sedia.
"Buongiorno" risposero in coro.
"Oggi faremo faremo un'attività, che io personalmente, aspetto ogni anno con grande entusiasmo"
"Oh no. No no no." Iniziò a disperarsi Marla, mentre si portava nervosamente le mani alla testa. "Non dirmi che è arrivato quel momento dell'anno. No, questo è un incubo. Dago tirami un pugno, ti prego."

L'istruttrice riprese a parlare, incurante di quelle parole, mentre sfoderava uno dei suoi sorrisi migliori.
"È proprio così! Siamo arrivati a quel periodo dell'anno. La festa di Halloween!"
"Dago uccidimi! ORA!" lo invitò nuovamente la ragazza, con la faccia più seria che riuscisse a fare, ma dal ragazzo in questione, ottenne solamente un'alzata di sopracciglio perplessa.
"Nessuno ucciderà nessuno Marla. Ma in compenso passerete oggi e domani ad addobbare la sala per la festa del 31"
"Festa? Si fanno feste qua dentro?" Chiese Emma incuriosita, come se ciò che avesse sentito fosse una cosa impossibile.
Festa e manicomio insieme, nella stessa frase, non potevano sussistere. Era contro natura.

"Certo che si! Ogni anno i tre reparti addobbano la propria sala a tema, e la sera di Halloween le infermiere fanno il giro e votano l'ala più bella.." l'istruttrice voleva continuare il suo discorso, ma fù interrotta da Marla che dal suo posto simulava dei conati di vomito.
"È inutile che fai così! Parteciperai. Parteciperete tutti. Non voglio sentire opposizioni! E cercate di impegnarvi. L'anno scorso il reparto dei disturbi dell'alimentazione e delle dipendenze ci ha rubato la vittoria con i loro stupidi zombie"
"E sapevano interpretarli benissimo" ribattè Marla divertita "si facevano di anfetamina e vomitavano il cibo ingurgitato tre secondi prima. Sembravano così veri, che le infermiere non hanno avuto il coraggio d'andargli contro. E tutte hanno dato il voto a loro. Beh tranne Anna, ma... lei è stata accoltellata per sbaglio, perciò non poteva votare."
"Fai vernante schifo Marla!" Le bisbigliò Al che fino a quel momento non aveva fiatato, ottenendo così uno sguardo assassino dalla ragazza.
"Prima che vi minacci di chiudervi in isolamento. Posta!" Disse l'istruttrice sventolando due buste.
"Tanto scrivono solo ad Emma, perché non la fa meno lunga e non gliela da in privato la sua posta?" Chiese il ragazzo indispettito.
"Non è vero. Questa volta ho una lettera per Emma e una per Marla" e sorrise dolcemente.
"Io?" Chiese Marla sbalordita. "Chi mai dovrebbe scrivermi" disse prendendo la lettera dalle mani dell'istruttrice.

ApatiaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora