Lunedì
Di Al nessuna traccia. Nessuno sapeva nulla e l'istruttrice, sembrava aver dimenticato completamente la sua esistenza.
Aveva pensato a tutto, era scomparso senza lasciare tracce.
Dalla sua stanza le sue cose erano sparite, nessuno dell'istituto si ricordava di lui, se non i quattro ragazzi.
Emma guardava quella grande porta della stanza, nella quale facevano la terapia, sperando di vederlo entrare come se nulla fosse.
Ma le cose non erano destinate ad andare così.
Nella sua camera, dove sembrava non esserci mai stato nessuno, il suo letto, il suo cuscino, avevano ancora il suo profumo di menta mista a tabacco.
Si sedette sul suo letto quella sera, prima d'andare al loro incontro in libreria, sperando di poterlo rivedere almeno li.
Ma la sensazione che non lo avrebbe mai più rivisto, era un chiodo fisso nella sua mente, che piano piano stava congelando di nuovo il suo cuore.
Si sedette su quel letto, con il suo cuscino stretto al petto, ma che per quanto ci sperasse, non riusciva a sostituire il vuoto che le aveva lasciato.
Respirava piano, nel buio di quella stanza, con la luna che delineava il suo contorno.
Si riempiva i polmoni di quel fresco profumo, e quando chiudeva gli occhi, non riusciva a vedere altro, che lui che la chiamava ragazzina, con il suo sorriso provocatorio e i suoi occhi verdi.
"Emma"
La ragazza si voltò di scatto, verso la porta, sperando di vederlo, ma lui non era lì.
Marla la guardava, con quello sguardo che era solita ricevere, prima d'entrare nell'istituto: uno sguardo pieno di compassione.
Non si era mai accorta di quanto le desse fastidio, o almeno, fino a quel momento non le era mai importato.
Uno sguardo valeva l'altro.
Ma ormai era tutto diverso, lei era diversa, la sua concezione del mondo, della vita, delle emozioni.
"Ho visto la porta aperta e pensavo..."
"Non tornerà" rispose Emma schietta, cercando d'avere una voce atona, che non dimostrasse ne a lei ne a Marla quanto male stesse in quel momento.
"Magari ha avuto un impegno improvviso.." cercò di consolarla.
"Avrebbe avvisato... lo avrebbe detto almeno a me" rispose riportando lo sguardo alla finestra.
Marla le si avvicinò, sedendosi accanto e accarezzandole dolcemente la testa.
"Pensavo che... che fossimo importanti per lui" bisbigliò Emma poco dopo.
"A volte vogliamo così tanto l'amore di qualcuno, che ci conviviamo che l'altro provi quel sentimento, quando in realtà è solo nella nostra testa."
"Credevo veramente che sarebbe riuscito a cambiare, a smettere di scappare e affrontare i problemi" Sospirò affranta e si voltò verso l'amica. "Credevo che sarebbe riuscito a far cambiare anche me. Invece rimarrò sempre la solita Emma, incapace d'amare"
"Io non credo che tu non sappia amare. Io credo che tu sappia amare meglio di tutti noi. È per questo che ne hai così paura." Rispose continuando ad accarezzarle la testa. "Io diffido da chi si butta a capofitto in mille storie d'amore. Da chi ogni giorno è innamorato di una persona diversa. L'amore fa male, l'amore porta a fare cose fuori dal tuo controllo, dovrebbe essere una cosa di cui tutti hanno paura e scappano appena vedono. Non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico."
Emma guardò Marla per qualche secondo, mentre si ripeteva quella frase dentro la testa.
"E allora perché è ritenuto il sentimento più bello al mondo?"
"Perchè per quanto pericoloso e distruttivo, l'amore è l'unico sentimento che ti permette di vivere veramente."
Seguì con gli occhi quella ragazza, che si alzò e si avviò verso l'uscita, ma prima di scomparire dietro alla porta, si voltò di nuovo verso di lei.
STAI LEGGENDO
Apatia
FantasiaLa vita di Emma è caratterizzata dall'indifferenza. Ha un mostro dentro di lei che vive al posto suo e ogni cosa sembra non suscitarle nessuna emozione. Vive nella sua vita monotona, senza sentire il desiderio di cambiare qualcosa, finchè una notte...
