"Marla, tesoro, andiamo a c.. ma cos'è successo?" La voce dolce di Dago, tremò appena vide la sua amata in quelle condizioni.
Il suo cane si nascose dietro alle sue gambe, mente lui si fiondava a soccorrere Marla.
"Cos'è successo?" Chiese, mentre stringeva fra le sue braccia possenti, la ragazza che fino a quel momento non aveva smesso di piangere.
"La lettera...mio padre..quel bastardo"
"Piccola calmati. Spiegami con calma cos'è successo"
Marla alzò lo sguardo e guardò Dago con le lacrime che le rigavano le guance.
In quegli occhi scuri trovò la forza che fino a quel momento cercava invana, e il suo corpo smise piano piano di tremare.
Sospirò e tirò sù il naso rumorosamente, mentre gli altri due la guardavano inerti.
Ci fu una lunga pausa, in cui il silenzio faceva da padrone, finchè non decise con calma, di raccontare ciò che quella lettera diceva.
"Mi ha scritto quel bastardo di mio padre. Dopo 11 anni. Vuole che salvi la vita a quella feccia di sua figlia! A quanto pare ha bisogno di un rene e vuole che io mi sottoponga al test per vedere se sono compatibile. Io lo odio! Lo odio! Dago non so cosa fare. Ti prego aiutami. Aiutami" e subito si ributtò fra le braccia del ragazzo e riprese a piangere disperata.
Emma e Dago si guardarono negli occhi e lui le fece cenno d'uscire dalla stanza, che da lì in poi se ne sarebbe preso lui cura, come ormai faceva da due anni.
Emma senza esitare fece come gli aveva detto e uscì, lasciandoli soli.
Erano ormai le 9 e tra un quarto d'ora avrebbe avuto il suo primo incontro con il gruppo.
Decise quindi di saltare la colazione e d'andare direttamente nella stanza dove si teneva la terapia di gruppo.
Entrata nella stanza, vide Al già seduto al suo posto.
Non aveva intenzione di proferirgli parola.
Non dopo tutto l'odio che le aveva dimostrato la sera prima.
Lui non la sopportava e Emma poteva tranquillamente ammettere, che nemmeno lei vedeva di buon occhio una nuova conversazione con lui.
Perciò in silenzio si sedette al suo posto e aspettò l'arrivo di tutti gli altri.
Gli ultimi ad entrare nella stanza furono Marla e Dago.
Marla era pallida e si sosteneva al ragazzo, che la trascinava con le sue possenti braccia.
Si vedeva che non stava bene, infatti alla sua entrata tutti si girarono per guardarla preoccupati.
Tutti.
Anche Al.
Il ragazzo che passava le sue giornate a battibecchiate qualsiasi cosa dicesse quella ragazza, in quel momento era riuscito a mettere da parte l'odio nei suoi confronti e le chiedeva preoccupato cosa avesse.
Si inginocchiò davanti a lei e con una carezza cercò di tranquillizzarla, chiedendole dolcemente cosa le fosse successo, e Marla, tra le lacrime gli racconto tutto: della lettera, della sua storia tormenta con il padre, tutto.
Sputò insieme alle lacrime, tutta la frustrazione che aveva e di come i suoi incubi del passato fossero tornati a tormentarla.
Trovò nel viso di un nemico un amico pronto ad ascoltarla, e Al stette lì in silenzio, ad ascoltare ogni singola parola, mentre gli accarezzava il viso stanco.
Alla fine del racconto pieno di dolore, le porse un sorriso gentile, uno mai visto da quel viso sempre duro di rabbia.
Le alzò il viso in modo tale che la potesse guardare in faccia e con un tono molto dolce e pacato le disse le giuste parole di conforto.
"Non permettergli di trasformarti in un'assassina. Se non ti sottoponi al test, e lei muore, tu ti sentirai per sempre in colpa. Ti ha portato via tua madre e la tua infanzia, non permettergli di portarti via anche la tua anima. Tu sei meglio di lui"
Vide gli occhi di Marla scintillare per qualche secondo, prima di stringerlo in un abbraccio e riprendere a piangere.
"Che succede qui? Marla che cos'è successo?"
La voce dell'istruttrice fece voltare tutti verso di lei, che dalla porta osserva la scena.
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Apatia
FantastikLa vita di Emma è caratterizzata dall'indifferenza. Ha un mostro dentro di lei che vive al posto suo e ogni cosa sembra non suscitarle nessuna emozione. Vive nella sua vita monotona, senza sentire il desiderio di cambiare qualcosa, finchè una notte...
