La strega

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"Al, iniziamo da te. Qual'è il ricordo felice che vuoi raccontarci?"  Chiese l'istruttrice.

Il viso del ragazzo si riempì di un enorme sorriso.
"Troppo semplice! La mia prima canna ovviamente"
"Ma riesci ad essere serio tre secondi?" Commentò Marla infastidita.

A quelle parole il sorriso di Al si trasformò in una grossa risata.

"Ma avrà capito che lo sta insultando?" pensò Emma.

Lui continuò a ridere, continuando a guardare la ragazza, che sembrava innervosissi ogni secondo di più.

I suoi occhi erano coperti dagli occhiali neri, ma Emma era sicura, che sotto a quel pezzo di plastica, si celasse uno sguardo provocatorio.

"E tu mister so tutto io, che ricordo felice ci racconti? La prima volta che hai trattato con saccenza qualcuno?"
"Ma come ti permetti! Sei solo un drogato" ribattè arrabbiata. "Ovviamente è il giorno in cui ho letto il mio primo fumetto di Superman!" Rispose, continuando a guardarlo dall'alto verso il basso, dimostrando la sua superiorità.

I loro sguardi si trasformarono in fuoco, e se fosse stato possibile, si sarebbero uccisi all'istante, ma la voce calma dell'istruttrice, si mise fra i due.
"Marla e Al smettetela. Non costringetemi a mettervi in isolamento. Questo esercizio vi aiuta a conoscervi meglio. Ma solo se lo fate con onestà. Dovete aprirvi agli altri e dire la verità" disse rivolgendo uno sguardo severo ad Al.
"Te l'ho detto che sei solo un cretino!" gli bisbigliò Marla.
"E dovete anche saper ascoltare gli altri!"questa volta l'istruttrice lanciò uno sguardo gelido a Marla.

"E ora Dago vuoi dire tu al gruppo il tuo ricordo felice?"

Dago si sistemo sulla sedia e si schiarì la voce "Beh penso che siano tutti i ricordi che ho con mia nonna. Da quando ero ragazzo fino... fino alla sua morte" lo sguardo di Dago si riempì di tristezza. Emma giurò d'aver visto una lacrima bagnargli la guancia, ma non fece in tempo ad averne la certezza che Dago si passò una mano sul viso e velocemente si girò dandole le spalle.

La ragazza continuava a scrutarlo in silenzio, ma ciò non fece altro che attirare l'attenzione di Marla, che come un cane da guardia, si voltò di scatto verso di lei.

"E tu che ricordo felice ci racconti Emma?" Le chiese cercando di distogliere l'attenzione dall'uomo vicino a lei.

"Non sarebbe meglio far parlare prima il vecchio?" Supplicò, sperando di poter saltare il suo turno.

Era da quando l'istruttrice le aveva annunciato l'attività di quel giorno che si stata scervellando per trovare un ricordo da raccontare.
Tutti i ricordi che aveva erano neutri, ma era convinta, che se si fosse impegnata sarebbe riuscita a raccontare un ricordo qualunque spacciandolo per felice, e facendo così credere a tutti che anche lei poteva provare emozioni.

"No, tanto sappiamo la sua risposta. Dirà qualcosa su qualche pennuto. Raccontaci il tuo è sicuramente più interessante" la spronò.

Emma cercò con lo sguardo l'istruttrice,
sperando che almeno lei l'avrebbe aiutata, ma quel giorno ogni pianeta sembra contro di lei.
"Si" intervenne la donna con tono pacato, "credo che per una volta possiamo fare un'eccezione. Sei nuova e non ti conoscono. Sarebbe un buon inizio per farti conoscere dal gruppo"

La mente di Emma sembrò svuotarsi.
Tornare completamente bianca come due settimane prima, e mentre lei pensava in silenzio, Marla si spazientiva.
"Allora? Non hai ricordi felici?" la punzecchiò, "Dai è impossibile. Ci sarà qualcosa. O non ci ritieni all'altezza per raccontarceli?"
"Siete all'altezza solo che io.." non sapeva come uscire da quella situazione.
"Che tu cosa?" Continuò Marla.
"Non lo so! Non so come si fa!" balbettò.
"Come si fa cosa?" chiese Al incuriosito, che dopo la minaccia dell'isolamento non aveva più fiatato.

ApatiaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora