Collaborazione forzata

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Quella mattina nella sala per la terapia di gruppo, c'erano solo Emma, Al e il vecchio.

Di Marla e Dago nessuna traccia.
Nessuna notizia, niente di niente.
Come se fossero scomparsi nel nulla.

Emma e Al non si guardavano nemmeno in faccia.
Non guardavano nella stessa direzione e stavano a debita distanza.

La tensione nella stanza si palpava con mano e chiunque si sarebbe accorto che tra i due non scorreva buon sangue, anzi se avessero potuto, si sarebbero presi a sassate.
Irritati anche solo dall'esistenza l'uno dell'altro.

Il profumo dell'istruttrice e il ticchettio delle sue décolleté costose, entrò nella stanza prima di lei.

"Buongiorno" disse mentre sfogliava concentrata dei documenti.

Era così presa dalle sue scartoffie, che non si accorse che al suo saluto, nessuno aveva risposto.

Alzò il viso sbuffando, mentre per la millesima volta, raccoglieva un foglio che continuava a caderle.

I suoi capelli erano raccolti in uno chignon trasandato e portava dei gradi occhiali sulla punta del naso.
Aveva delle pronunciate occhiaie sotto agli occhi, ed era visibilmente stanca, ma nonostante non fosse perfettamente in ordine come di consueto, rimaneva la persona più elegante e raffinata nel giro di miglia.

"Per queste due settimane, la terapia di gruppo verrà sospesa."
"Bene. Ora possiamo andarcene?" Chiese con tono scontroso Al, che seduto al suo posto, non degnava nessuno di uno sguardo.
"Non ho finito." Lo riprese la donna dal ciglio della porta, con un tono di voce duro, che non ammetteva repliche. Non quella volta.
"Voi tre tre passerete le vostre giornate insieme"
"Cosa?!" Protestò il ragazzo alzandosi in piedi.
"Hai capito bene Al. Passerete due settimane intere insieme"
"E cosa dovremmo fare?"
"Parlate, conoscetevi, fate delle passeggiate per l'istituto. Tutto ciò che vi vada di fare e che non comporti la morte di qualcuno"
"Accetto il vecchio. Ma io con lei non ci passo nemmeno un secondo."
Il suo sguardo denigratorio era tutto rivolto verso Emma, che per quanto nauseata da quella reazione infantile e cafona, era d'accordo su ogni punto.
Due settimane con lui, non le avrebbe passate per nulla al mondo.

"Oh scusami Al. Perdonami immensamente, non pensavo avessi altri impegni. Ah no, aspetta. Io sono la psicologa e tu il paziente, perciò i tuoi impegni li decido io e ho appena deciso che starete due settimane insieme."
"Ma-" cercò di protestare Emma.
"Ancora una parola e quant'è vero che sono una psicologa, vi chiudo tre settimane in isolamento. E questa volta lo faccio. Oh se lo faccio."

Nella stanza nessuno parlò.
Al tonava a sedersi sbuffando, ed Emma guardava la scena in silenzio, ma nessuno ebbe il coraggio di dire qualcosa.

"Bene" commentò porgendo uno dei suoi soliti sorrisi smaglianti. "Vedo che ci siamo capiti. Buona fortuna e badate a lui" disse indicando il vecchio, che incurante del discorso, continuava a guardare con interesse la sua collezione di piume. "Se gli succede qualcosa, o lo perdete di vista, anche solo un secondo, voi due sarete nei pasticci."
Detto ciò, girò i tacchi e se ne andò, lasciando i tre da soli, nel completo silenzio.

I giorni passarono molto lentamente.
A parte sguardi pieni di odio e qualche monosillaba, i due ragazzi non iniziarono mai un discorso.

Erano a metà della prima settimana, precisamente giovedì, ed erano tutti e tre nella stanza dove si tenevano le sedute di gruppo.

Emma e Al erano seduti nei loro posti e fissavano il vuoto, mentre il vecchio guardava interessato fuori dalla finestra.

Emma non vedeva Marla dal giorno in cui l'aveva trovata in preda ad un pianto disperato nella sua stanza e stava iniziando a preoccuparsi per lei.

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