La porta della sua camera si aprì all'improvviso, spaventando i due ragazzi e la farfalla, che volò via scomparendo nel buio della notte.
"Emma noi andiamo a rubare del cibo-"
Marla dalla soglia della porta, li guardava con un'espressione fra il divertito e il sorpreso.
Con il suo sorrisetto beffardo che preannunciava solo un commento acido ed esilarante.
"Ho forse interrotto qualcosa?" Chiese ridendo sotto i baffi.
"Stavamo solo parlando" rispose Al indispettito.
"Alle 3 di notte? E dimmi, voi parlate spesso a quest'ora?"
"Si, cioè-" cercò di formulare la ragazza, ma fu prontamente interrotta.
"Stavamo solo parlando. Tu cosa vuoi?" Chiese il ragazzo allontanandosi da Emma.
"Se lo dite voi." Rispose poco convinta. "Comunque noi andiamo per l'istituto in cerca di cibo, voi due volete venire o preferite parlare?"
"Veniamo" rispose deciso, senza aspettare che Emma potesse dire la sua. "e smettila di dire "parlare" in quel modo. Tra me e la ragazzina non c'è nulla!" Continuò avviandosi fuori dalla porta.
"Addirittura i nomignoli"
Al non rispose e si limitò ad alzare un dito medio alle sue spalle, continuando a camminare raggiungendo Dago e il vecchio, più in là nel corridoio.
"Tu mi devi aggiornare su molte cose ragazzina" commentò con un sorrisetto, mentre si avvicinava ad Emma, che immobile guardava la scena.
Nella sua testa mille pensieri si facevano spazio. Si chiedeva perché Al avesse reagito così, perché si fosse allontanato da lei cercando di nascondere... cercando di nascondere...
Beh nemmeno lei sapeva cosa.
La verità è che non riusciva a descrivere quello che era successo in quella stanza.
Erano uno ad un millimetro dall'altra, non erano mai stati così vicini, ma se ora al solo pensiero il corpo le si riempieva di brividi, pochi minuti prima, tutto sembrava essere naturale. Come se fossero state un flusso di azioni già calcolate, o che forse dentro di lei trepidava.
"Non c'è tanto da dire. Abbiamo preso una tregua mentre tu eri ricoverata e abbiamo iniziato a conoscerci. In pochi giorni siamo diventati amici, e ora stiamo fino a tarda notte a parlare. Tutto qui"
"Ah siete così noiosi e teneri"
"Marla veramente, non c'è niente. Io nemmeno posso provare dei sentimenti simili per una persona." Commentò, mentre fra se e se si chiedeva se quella frase avesse più veramente un senso, ora che ogni cosa sembra stesse cambiando.
"Ma infatti per fare sesso non servono sentimenti, tesoro" e con quella frase si allontanò soddisfatta fermandosi davanti ad una porta.
"Lo sapete cosa c'è qua dentro?" Chiese facendo fermare tutti.
"Sicuramente non del cibo" rispose Al scocciato.
"C'è molto meglio. Ci sono gli oggetti sequestrati! Non siete curiosi?"
"Ma sarà chiusa a chiave."
"Infatti ho questa" rispose mostrando una forcina per capelli.
In poco tempo riuscì ad aprire la porta, come una perfetta scassinatrice, ed a Emma venne il dubbio che forse quella non fosse la prima volta.
Davanti a loro si aprì uno sgabuzzino, mal odorante, pieno di scaffali con scatoloni e cianfrusaglie.
Si guardarono tutti intorno e mentre guardavano incuriositi quell'insieme di oggetti, un senso di vomito pervase la ragazza, che in un secondo diventò bianca cadaverica, a causa di quell'odore pungente di alcool e muffa.
"Fai dei respiri profondi e premi forte la lingua contro il palato" le bisbigliò Al all'orecchio vendendo in suo soccorso, come se, per la millesima volta, le avesse letto la mente.
Quel gesto inusuale, ma che per loro ormai era diventata la normalità, non rimase nascosto, e dei commenti arrivarono dalla regina del sarcasmo, che con poco interesse continuava a toccare tutti gli oggetti impolverati che trovava in quella stanza.
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Apatia
FantasyLa vita di Emma è caratterizzata dall'indifferenza. Ha un mostro dentro di lei che vive al posto suo e ogni cosa sembra non suscitarle nessuna emozione. Vive nella sua vita monotona, senza sentire il desiderio di cambiare qualcosa, finchè una notte...
