"Ma che diavolo vuol dire?" Chiese Marla, rompendo il silenzio.
Dopo aver letto quella filastrocca, era calato un silenzio glaciale. Si poteva toccare con mano la tensione e forse anche la paura.
Nella loro mente iniziava a farsi spazio un pensiero: forse non era tutto un'enorme scherzo. Forse Luna non era così innocua e matta come avevano creduto e forse dietro a quella porta, si nascondeva veramente il male, la morte.
"Non abbiamo altro modo per uscire da qui. Dobbiamo andare la dentro"
"Marla non sappiamo cosa ci sia la dentro. Non sappiamo nemmeno dove siamo." Le rispose il suo ragazzo.
"Se non ti avessimo seguito ora non saremmo qui!"
"Nessuno ti ha chiesto di venire Al! A me bastava Dago al mio fianco. Sei tu che sei voluto venire qui per proteggere Emma!"
"Marla io giuro che se usciamo da qui ti uccido con le miei mani!"
"Continui a ripeterlo, ma non fai mai niente. Non ho paura di te"
"Ti faccio ricredere io lurida stro-"
"ORA BASTA!"
La voce di Emma si intromise nella loro lite, facendoli voltare tutti verso di lei.
Aveva detto due parole in croce eppure era riuscita a incutere timore, così tanto da poter riuscire a far allontanare le mani di Al dal collo di Marla.
"Marla ha ragione. Non abbiamo via di fuga. Perciò dobbiamo per forza aprire quella porta. Indietro non possiamo tornarci perchè lo specchio dal quale siamo entrati è scomparso e a meno che il gufo del vecchio non prenda finalmente vita non riusciremo ad arrivare in superficie. Perciò ora state zitti e seguitemi. A meno che non vogliate passare il resto dei vostri giorni qui!"
Il discorso della ragazza ottenne un sorriso compiaciuto da Marla.
Aveva convinto tutti.
Persino Al, che anche se contrariato aveva deciso di seguire Emma dentro a quella stanza.
Aprirono la porta con molta delicatezza, non sapendo cosa si potesse celare dietro.
Davanti a loro si aprì una stanza tutta nera con al centro uno specchio.
"Ancora uno specchio? E cosa dovremmo farci?" Chiese sbuffando Dago.
"Beh siamo entrati da uno specchio, dovremo uscire da uno specchio"
Marla si avvicinò ad esso e con molta cautela provò a toccare il vetro, ma questa volta non riuscì ad oltrepassarlo.
La sua figura riflessa sembrò prendere vita e il cuore di Emma iniziò a battere veloce.
Era una scena così familiare.
La figura di Marla riflessa nello specchio le ammiccava, come quella notte la sua figura aveva fatto con lei.
Sentì il panico riempirle il corpo. Non poteva star succedendo veramente. Non ancora.
Al si avvicinò lentamente a lei, con gli occhi puntati sempre su Marla.
Le si mise affianco e le prese la mano, mentre gridava a Marla di allontanarsi da quello specchio.
Strinse fra le sua mano quella piccola di Emma, ma sempre senza guardarla.
Quel calore, quel profumo di menta mista a tabacco, le pervasero il corpo, che smise di tremare.
Riprese a respirare normalmente, cullata dalla presenza di Al e il suo cuore a mille, piano piano tornò ad un battito normale.
"Marla allontanati da lì!"
La voce di Dago fece tornare Emma alla realtà, e i suoi occhi scattarono dal ragazzo che continuava a stringerle la mano, a Marla che immobile continuava a guardarsi allo specchio.
Quella figura dall'aspetto uguale alla ragazza, ma dagli occhi rossi come il fuoco.
Con quel sorriso diabolico e un'aurea maligna che faceva tremare.
Ma se ogni cosa le ricordava la notte del suo suicido, questa volta c'era una cosa diversa: Marla non si muoveva.
Lei, quella notte, aveva parlato con quella figura per parecchi minuti, prima di sentire la mente liberarsi da ogni pensiero.
Invece la ragazza rimaneva immobile, con la pelle che diventata sempre più pallida, e la temperatura nella stanza che sembrava scendere sotto zero.
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Apatia
FantasyLa vita di Emma è caratterizzata dall'indifferenza. Ha un mostro dentro di lei che vive al posto suo e ogni cosa sembra non suscitarle nessuna emozione. Vive nella sua vita monotona, senza sentire il desiderio di cambiare qualcosa, finchè una notte...
