Fraintendimenti

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Dovete riuscire a realizzare il vostro desiderio.

Quelle parole si erano scolpite nella mente di Hermione, ma non riusciva comunque a capire che cosa dovesse fare. Per quanto si sforzasse non riusciva minimamente a ricordarsi che cosa potesse aver desiderato quella mattina di ormai diversi mesi prima. E soprattutto che cosa avevano potuto desiderare entrambi? Di andare bene a scuola? Di diventare Auror? Di sconfiggere Voldemort? Hermione era piuttosto sicura che Draco non avesse determinati tipi di desideri.

Decise che non aveva tempo da perdere: avrebbe parlato con Draco quella mattina.
Aspettò che uscisse dalla lezione di pozioni, seguito come al solito da tutti i suoi amichetti. Lo seguì, aspettando che Pansy lo lasciasse finalmente solo, ma quella ragazza gli stava appiccata quasi quanto Lavanda e Calì a Ron. Si chiese come facesse Malfoy a sopportarla, ma poi si rispose da sola: probabilmente amava essere venerato.

Li vide uscire all'aperto, dirigendosi verso la serra per la lezione di Erbologia. Hermione però non poteva aspettare oltre. Lanciò un incantesimo di confusione a Pansy, che si guardò intorno spaesata e, avvicinandosi in fretta a loro, prese Malfoy per un braccio e lo portò via.

"Dobbiamo parlare" gli disse non appena furono abbastanza lontani da sguardi indiscreti.
"Granger, la smetti di farmi queste poste? Nel caso in cui non lo avessi capito io non voglio parlare con te" le rispose, gelido e un po' sprezzante.

"Non mi importa, vorrà dire che mi ascolterai e basta" gli rispose, guardandolo fisso negli occhi. Le sembrò di cogliere un vacillamento, ma non lo seppe dire con certezza.

"Senti so di cosa vuoi parlare" disse con aria annoiata e altezzosa.
Hermione lo guardò un po' spaesata. Come poteva saperlo? Anche lui aveva fatto delle ricerche sulla bolla temporale?

"Io... so che l'idea di un destino in comune è strana, davvero... dobbiamo capire cosa desideriamo. Io, sto cercando di capirlo, ma forse tu lo sai..."

Draco la guardò come se fosse impazzita ed Hermione ebbe in quel momento la certezza che lui aveva frainteso tutto e che non sapeva un bel niente della bolla temporale. Sentì le sue guance avvampare per la vergogna. Le sue parole, sentite in quel modo, sarebbero benissimo potute essere scambiate per una dichiarazione. Ed era proprio quello che Malfoy, purtroppo, aveva inteso.

"Già parli di destino? Non ti facevo così romantica Granger..." sogghignò, distogliendo lo sguardo. Da quel momento in poi fu ben attendo a non incrociare più gli occhi della ragazza. Hermione, nel frattempo, avvampò. No, aveva sbagliato tutto, doveva spiegarsi meglio. Perché non riusciva a fare un discorso coerente con lui?

"E non ti facevo nemmeno così stupida" continuò Draco, ben intenzionato a ferirla e ad allontanarla definitivamente da lui. Non si poteva permettere vacillamenti, né ripensamenti. 

"Quel bacio è stato solo un gioco, possibile che tu ci pensi ancora? Solo una scommessa che ho fatto con Zabini."

"Non mi stavo riferendo a quello, stupido megalomane" rispose Hermione, cercando di rimanere forte e lucida. La testa aveva di nuovo cominciato a pulsarle. Si chiese se anche Draco avesse quegli effetti, ma lui non aveva letto quel libro oscuro, quindi forse era salvo. Cercò di ignorare il dolore che le parole del biondo le avevano procurato. Sapeva che quel bacio era stato un errore e non significava niente, né per lui né per lei, eppure sentirselo dire in quel modo faceva tutto un altro effetto. Perché si era comportato in modo così strano con lei? Perché le aveva regalato la penna, perché l'aveva baciata per una scommessa? Era tutto così assurdo. Era convinta che si fossero avvicinati, non si erano più insultati né guardati con odio e in alcuni momenti aveva creduto che tra loro fosse nata una sorta di amicizia. Invece, si era evidentemente sbagliata.

"Ah, e per la cronaca, non sai nemmeno baciare" concluse Malfoy, dandole le spalle e allontanandosi di fretta.

"Draco, aspetta, non è quello che ti dovevo dire!" gli urlò dietro in un ultimo tentativo, ignorando l'ennesima stoccata che il suo orgoglio aveva subito.

Lo aveva chiamato per nome. Le fece uno strano effetto e si rimproverò per quell'errore, soprattutto perché non era affatto servito a farlo fermare.

Malfoy, quando sentì il suo nome pronunciato da Hermione, per un istante si fermò. Avrebbe desiderato tornare indietro, ingoiare il suo stupido orgoglio e ammettere a se stesso che quei pomeriggi di punizione erano stati tra i più felici della sua vita, ma non poteva farlo. Sentì la rabbia salirgli nel petto. Perché la sua vita doveva essere sempre così complicata? Perché era destinato ad essere sempre dannatamente infelice?


Hermione non notò il suo passo rallentare per l'esitazione. Le girava la testa e, senza sapere nemmeno lei perché, sentiva gli occhi bruciarle, sul punto di lasciar fuoriuscire un fiume in piena. Ricacciò indietro le lacrime e tornò al castello con passo svelto. Prima di rientrare sentì un bruciore alla mano. Abbassò lo sguardo. Le nocche della mano destra erano completamente sbucciate e le usciva un bel po' di sangue. 'Draco -si ritrovò a pensare, suo malgrado- che cosa hai combinato?'.



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