tra fogli e sottobanchi

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Erano passate due settimane dal loro ritorno a scuola ed Hermione non era ancora riuscita a parlare con Draco. Nonostante sentisse il bisogno di discutere con lui su quanto accaduto, era certa che se si fosse tenuta tutto dentro sarebbe scoppiata a breve, non riusciva a trovare il momento giusto per parlarci.

 Era da un po' che non si rivolgevano più la parola, se non quando obbligati. Tra di loro non c'erano più le battute sferzanti che miravano a ferire l'altro, né le domande a cui rispondevano quando erano in punizione. Erano diventati ancora di più che estranei, semplicemente non esistevano l'uno per l'altra. Hermione, dal canto suo, non sapeva come poter cominciare una conversazione con lui, ma non era solo questo che la frenava. Erano girate parecchie voci su una possibile storia d'amore tra lei e Malfoy, che era riuscita a far tacere principalmente grazie al suo potere di Prefetto, ed era certa che appena si fossero parlati civilmente tutta Hogwarts avrebbe continuato con le sue strane congetture.

Assordata dal chiasso della Sala Comune prese il libro di Artimanzia e si diresse fuori, sperando di trovare almeno lì la pace desiderata. Si avvolse nella pesante sciarpa di lana con i colori della sua casa e si infilò un cappello per ripararsi dal freddo pungente di Gennaio. La sua prima intenzione era stata quella di rifugiarsi in biblioteca, ma nell'ultimo periodo non era più il luogo accogliente di un tempo. Quando ci entrava veniva assalita da mille voci che la tartassavano costantemente, mettendole in testa strani pensieri, a volte malvagi, con il risultato di farla lentamente impazzire. Se ne era resa conto dal modo sgarbato con cui rispondeva a tutti dopo essere stata in biblioteca e temeva non fosse solo un caso. Così aveva preso la decisione di entrarci solo quando era strettamente necessario.

Per sua fortuna aveva un posto dove andare, dove era sicura che non sarebbe stata disturbata. Lo aveva scoperto molti anni prima, ma era da più di un anno che non vi metteva piede, troppo presa dai suoi doveri di Prefetto. Era sotto un imponente albero che si trovava in una parte del giardino che nessuno considerava, perché nascosto da una delle tante torri del castello e da alcune piante troppo cresciute. 

Ci arrivò in fretta, ma per sua sorpresa lo trovò occupato. Sopra la panchina su cui si sarebbe voluta sedere lei c'era un ragazzo dai capelli biondi perfettamente pettinati che scribacchiava qualcosa su un taccuino. Hermione rimase scioccata nel vedere Draco Malfoy seduto su quello che era il suo posto. Rimase ad osservarlo qualche secondo, indecisa sul da farsi. Probabilmente era la sua unica possibilità di parlarci indisturbata e non aveva voglia di sprecarla, ma le mancava il coraggio necessario per arrivare fino a lui. Senza rendersene conto i secondi passavano e lei rimaneva ammaliata dalla sua figura. Non era bello, troppo secco e dai tratti spigolosi, ma aveva qualcosa di diverso dal solito, forse solo la mancanza dell'aria di superiorità che lo accompagnava ovunque. Sembrava terribilmente concentrato, mentre faceva scorrere con grazia il carboncino sul foglio, probabilmente stava disegnando.

 Alla fine la curiosità prevalse su Hermione che si avvicinò lentamente al ragazzo che, troppo preso da quello che stava facendo, non la notò. La ragazza sbirciò un attimo sul foglio e vi vide ritratti personaggi che sembravano uscire dal taccuino tanto erano perfetti. Non fece in tempo a riconoscere la persona che era stata ritratta, perché il taccuino era stato chiuso, ma si era resa conto di come fosse ben fatta.

"Cosa ci fai qui?" le chiese Draco, guardandola con astio, come se fosse un insetto indesiderato.
"Ogni tanto vengo qui a leggere" rispose Hermione, facendo finta di aver sentito male il tono di voce del ragazzo e che la sfumatura astiosa che vi aveva colto non fosse reale "Posso vedere?" chiese poi.
"Certo che no" rispose lui gelido, infilando il taccuino nello zaino.
Hermione fece nuovamente finta di non aver notato il modo in cui le rispondeva "Avrei bisogno di parlarti, per te è un problema se..."
"Io non parlo con le mezzosangue" rispose lui, alzandosi di scatto.

Hermione ingoiò lacrime amare, era convinta che fossero diventati amici. Invece si era sbagliata su tutta la linea, Malfoy era sempre lo stesso ragazzo freddo e senza cervello.
"Si può sapere cos'hai? Nel labirinto mi sembra che non ti sei fatto scrupoli a parlarmi" chiese cercando di rimanere impassibile, cercando di non far notare quanto ci era rimasta male.
"Ti credevo più sveglia, Granger" rispose semplicemente lui, per poi andarsene lentamente.
Hermione lo vide allontanarsi in fretta e non seppe cosa fare. Voleva ribattere, non dimostrarsi debole e fargli capire che non aveva il diritto di rivolgersi a lei in quel modo. Ma non ci riuscì, perché non capiva cosa potesse significare il comportamento di Malfoy e soprattutto le ultime parole che le aveva rivolto.

Lasciò anche lei il piccolo angolino che doveva essere segreto, ma che non si era rivelato tale, e tornò in Sala Comune, nella speranza di potersi distrarre.
Cosa aveva fatto? Non capiva cosa potesse essere successo, prima delle vacanze di Natale riuscivano a parlarsi tranquillamente, erano finalmente riusciti a convivere un'oretta nella stessa stanza, avevano fatto passi da giganti, probabilmente avevano un destino comune e lui l'aveva appena trattata come se l'ultimo mese non fosse mai esistito. Come era possibile?
'È un Malfoy' si rispose, incurvando le labbra in quello che sarebbe dovuto essere un sorriso.

Raggiunse Harry e Ron che giocavano allegramente a scacchi e si accoccolò su una poltrona lì vicino.
Harry distolse un attimo gli occhi dalla sua torre che stava venendo brutalmente massacrata da un cavallo di Ron e si concentrò sullo sguardo triste dell'amica.
"Che cos'hai?"
"Nulla" rispose la ragazza, abbassando leggermente lo sguardo.
"Hermione, ti conosciamo da cinque anni e siamo i tuoi migliori amici, non credere che non abbiamo notato che ti comporti in modo strano da Natale" commentò Ron, abbandonando anche lui i suoi pezzi sulla scacchiera e concentrandosi sull'amica.

"Sul serio, non è nulla di importante" continuò lei testarda "È solo un malessere passeggero, non durerà ancora a lungo"
"Quando avrai voglia di parlarne saprai a chi rivolgerti" disse solamente Harry, capendo che doveva essere l'amica a confidarsi e che non le avrebbero dovuto imporre nulla.
Hermione sorrise riconoscente e cominciò a sferruzzare un paio di berretti color limone per gli elfi che doveva liberare. Era da un po' che non ne preparava più nessuno e le si stringeva il cuore al pensiero di tutti i poveri elfi che dovevano essere ancora liberati, così si mise a lavorare con impegno, sotto gli sguardi dei suoi migliori amici che non osavano dirle che i berretti li aveva presi tutti Dobby.

Dopo aver sferruzzato un paio di berretti, stufa di essere fissata dai suoi migliori amici, decise che era giunto il momento di prendere una boccata d'aria.
Uscì nuovamente dalla sala Comune, ma non sapeva dove andare. Alla fine optò per l'aula di pozioni, dove avrebbe ripassato la procedura di preparazione del Distillato Soporifero, dato che ancora non era riuscita a padroneggiare quella pozione.

Prese uno dei vecchi libri lasciati a disposizione di tutti gli studenti e cominciò a ripassare. Dopo una mezz'oretta aveva imparato a memoria tutti i diversi passaggi ed era sicura che sarebbe riuscita a preparare un'ottima pozione il giorno successivo. Chiuse il libro e lo ripose sullo scaffale, poi fece per uscire dalla classe, quando notò il disordine che vi regnava all'interno. Gli ultimi studenti che avevano seguito lì le lezioni avevano lasciato cartacce in tutti i sottobanchi, quando era chiaro a tutti che fosse vietato. Così, sbuffando un paio di volte, cominciò a pulire l'aula, togliendo tutte le cartacce e i ritagli di pergamena.

La maggior parte erano solo fogli pieni di stupidi disegnini, come ridicole caricature di un arcigno professore, ed Hermione li fece volare tutti nel cestino. Un foglio all'ultimo banco era però diverso dagli altri. Era un tema di pozioni lasciato nell'aula ed Hermione lo tenne da parte, per ridarlo al proprietario che altrimenti il giorno seguente avrebbe preso una bella T.
Lo osservò curiosa, notando una scrittura familiare. Non era quella di Harry né quella di Ron, ma era sicura di averla già vista da qualche parte. Il suo sguardo corse veloce al nome alla fine del foglio.

Cominciò a sudare freddo e le prese una leggera morsa allo stomaco, poi corse verso il suo dormitorio.
Andò diritta verso il baule posato ai piedi del letto e ci frugò dentro furiosamente, fino a recuperare il bigliettino che aveva ricevuto per Natale. Confrontò preoccupata la calligrafia di entrambi i fogli, poi si accasciò sul letto, disperata.
Aveva ragione Malfoy. Era una perfetta imbecille.

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