Capitolo otto

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Mi trovavo stesa sul mio letto mentre mi confidavo con Jordan prima della lezione del Professor Downey. Le avevo raccontato per filo e per segno cosa era successo la sera prima, non avevo segreti per lei.
<<Lui mi piace tanto, Jordan.>> mi lamentai affondando la faccia sul cuscino.
<<Devo proprio dirtelo, è strano che un professore porti a cena la sua alunna. E diciamocelo: tu sei la sua preferita, non c'è alcun dubbio. Credo che gli interessi parecchio.>>
Alzai lo sguardo su di lei. <<Dici sul serio? Non voglio illudermi. Se non gli piacessi potrei seriamente cadere in depressione e far abbassare la mia autostima già critica.>>
Jordan mi sorrise dolcemente, accarezzandomi la testa. <<Voglio solo dirti una cosa: stai ben attenta. Un uomo come lui può attrarre un sacco di donne e probabilmente non è solo in questo momento. Dimostrati forte ai suoi occhi, così non si prenderà gioco di te.>>
Annuii per poi alzarmi dal letto e sistemare la mia felpa dentro i jeans. Lasciammo il dormitorio e percorremmo tutto il campus fino all'aula del professor Downey. Lui ancora non c'era, ma la classe era quasi piena. Sul mio banco giaceva una lettera chiusa con della cera rossa e una rosa dello stesso colore.
<<Hai un ammiratore segreto?>> domandò la mia amica lasciando lo zaino sul banco accanto al mio.
Annusai la rosa mentre aprivo la lettera, leggendone il contenuto.

"Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?"
-R

<<Chi può averla scritta?>> Jordan lesse due volte quella poesia, cercando di indovinare la calligrafia.
<<Non lo so. Non conosco nessuno che si firma "R". Però la poesia è davvero bella.>> sorrisi dolcemente.
<<Dov'è il mio pasticcino?>>
Avrei riconosciuto quel soprannome ovunque.
Mi voltai trovandomi davanti agli occhi il mio migliore amico. Il ragazzo con cui ero andata al liceo, il mio confidente e il mio compagno di bevute fino a due anni fa. Non riuscivo a credere che fosse lì davanti a me.
<<Thomas!>> corsi ad abbracciarlo, attirando l'attenzione di tutti, ma non mi importava. Non lo vedevo da troppo tempo, con il college ci eravamo persi di vista. <<Che ci fai qui?>> gli sorrisi sommessamente, venendo invasa da un forte odore di sigaretta.
<<Mi sono iscritto a letteratura, sei felice?>>
<<Tu odi leggere, sopratutto odi la letteratura.>>
<<Volevo passare più tempo con il mio pasticcino, anzi pasticciona. Come te la passi, scricciolo?>> mi diede una pacca sulla spalla, lasciando lo zaino sul banco davanti al mio.
Thomas, anche chiamato Tom, era il classico ragazzo mantenuto dal padre. Perciò poteva benissimo frequentare un corso che non intendeva portare avanti, spendendo un mare di soldi. L'avevano bocciato almeno due volte al liceo, ma era un bravo ragazzo oltre a questo. Aveva dei capelli castani sempre pettinati con del gel, era alto quanto me era un simpaticone. Mia mamma lo adorava, e i suoi genitori adoravano me.
<<Ti presento Jordan, la mia compagna di stanza.>>
La mia amica gli strinse la mano, sorridendogli. Tom ricambiò iniziando ad attaccare bottone con lei, ma riportò la mia attenzione su di me. <<Allora... come posso creare un po' di scompiglio? Cosa fa andare il professore fuori di melone?>>
Era tipico di lui creare casini, ma c'era da divertirsi un mondo. A volte esagerava troppo, ma quella volta in cui aveva azionato l'allarme antincendio durante il compito di matematica mi aveva salvata da morte certa.
<<Il professor Downey ama Shakespeare. Insulta il suo autore preferito e fili dritto dal rettore in persona.>>
Tom si sedette comodamente sulla sedia, mettendo i piedi sul banco. <<Sfida accettata. Non vorrei far venire al vecchio un infarto.>>
<<Il professore non è così anziano. Sta sicuro che non si farà problemi a spaccarti di botte.>> mi sedetti dietro di lui.
<<Questo lo vedremo, pasticcino.>>
Improvvisamente il professor Downey varcò la porta, dirigendosi verso la cattedra. <<Buongiorno, ragazzi.>>
Lo salutammo in coro e mi fermai a guardare il suo abbigliamento. Indossava una camicia bianca, un gilet blu abbinato ai pantaloni e portava sul naso degli occhiali da lettura che non avevo mai visto su di lui. Posò la borsa a tracolla sulla cattedra per poi guardarci uno per uno.
Tom si girò, sussurrando. <<Se ti bacio davanti a lui credi che mi butterà fuori?>>
<<È successo solo una volta, non ti bacerò mai più.>> lo rimproverai.
Avevo ceduto a Tom solo una volta. Avevo speso con lui la mia prima volta e avevamo evitato di parlarne per l'imbarazzo. Un tempo mi piaceva, ma avevo riconsiderato i miei sentimenti ed era diventato il mio migliore amico.
<<Signorino, gradirei che ti mettessi composto sulla sedia. Siamo all'università, non al circo.>>
Il professor Downey si avvicinò a lui, incrociando le braccia al petto. Quel suo lato severo e autoritario mi piaceva molto, sopratutto quando la camicia fasciava il suo corpo in modo aderente, rivelando i suoi bicipiti o i suoi pettorali.
<<Come ti chiami, ragazzo?>>
<<Tom Holland.>> rispose.
Il professore chiamò l'appello, iniziando a spiegare alcuni concetti chiave della Divina Commedia. Sentirlo parlare così appassionatamente di quell'opera era pura arte per me. Aveva un bel modo di esprimersi, anche se non ascoltavo molto le sue spiegazioni perché ero impegnata a fissarlo.
Tom si voltò. <<È passata solo mezz'ora e ho le palle a terra. È sempre così noioso?>>
<<Io non lo trovo noioso.>> replicai.
Tom mi sorrise, alzandomi il mento con due dita. <<Ti sei fatta proprio carina, pasticcino. Niente fidanzato?>>
Scossi la testa divertita.
<<Per caso interrompo qualcosa?>> il professor Downey richiamò la nostra attenzione, così Tom si voltò.
<<Mi scusi, professore.>> mormorai.
<<Se il signorino Holland non è interessato alla lezione, può benissimo uscire dall'aula.>>
Tom si alzò in modo teatrale, facendo per andarsene. <<D'accordo.>>
A quel punto lo tirai per la maglietta, riattaccando il suo didietro alla sedia. <<Finiscila, Thomas.>>
<<Vi conoscete?>> il professore si avvicinò ai nostri banchi, guardando il mio amico di traverso.
La classe non fiatò, nessuno osava farlo durante le ore del professor Downey. <<È un mio amico, anche se in questo momento me ne vergogno.>>
<<Andiamo, pasticcino, non sembravi così in imbarazzo quando l'abbiamo fatto nell'aula di chimica al liceo.>>
La classe scoppiò a ridere mentre sprofondavo nell'imbarazzo. Il mio viso divenne paonazzo mentre tutti ridevano alle mie spalle. Non mi ero mai sentita così umiliata in vita mia, Tom non sapeva proprio tenere la bocca chiusa quando serviva.
<<Silenzio.>> il professore alzò la voce per la prima volta, dopodiché guardò il malcapitato. La classe si ammutolì subito. <<Fila nel mio ufficio. Ti darò una strigliata che non scorderai tanto facilmente.>>
Il mio amico si alzò con un sorriso stampato sul volto, uscendo dall'aula come se avesse appena vinto alla lotteria. Che tipo!
Mi coprii il viso con entrambe le mani mentre Jordan mi rassicurava, dicendo che nessuno se ne sarebbe ricordato.
La lezione finì e la classe si svuotò rapidamente, io mi trattenni a raccogliere la mia roba mentre il professor Downey si avvicinava al mio banco. <<Come fai ad essere amica di un tipo del genere?>> rise.
<<Non ne ho idea. Le chiedo scusa da parte sua, so per certo che le farà perdere tempo nel suo ufficio.>>
<<Non devi scusarti per lui. È stato imbarazzante quando ha accennato al fatto che l'abbiate "fatto nell'aula di chimica". Non farò attenzione a questo, e non giudicherò la tua vita sessuale, ma sul serio sei andata a letto con quel cretino?>>
Avvampai di colpo, abbassando lo sguardo. <<È davvero imbarazzante.>> mi lamentai.
Il professore si sedette sul mio banco, ridendo. <<E com'è stata quest'esperienza? Illuminami, sono aperto a qualsiasi racconto erotico.>>
<<La prego, non infierisca.>> mi coprii il viso con entrambe le mani.
<<Sul serio, non ho mai scopato nell'aula di chimica, cosa si prova?>>
<<Non intendo discutere la cosa con lei.>> mi lamentai.
Il professore aprì il suo borsone, porgendomi un libro. <<Come promesso. Spero che troverai un po' di ispirazione per scrivere qualcosa. A proposito, sta sera vorrei che venissi nel mio ufficio per farmi leggere ciò che hai scritto l'ultima volta, sono proprio curioso.>>
Merda.
Cercai la prima scusa che reggeva. <<La ringrazio per il libro. Sta sera ho un impegno, non posso proprio raggiungerla, mi dispiace.>>
<<Che cosa hai da fare?>>
<<Ecco...>> pensa, Silvia, pensa! <<Devo studiare per la presentazione di latino.>>
<<Per quello posso aiutarti io. Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.>> recitò lasciandomi senza parole.
Sapeva anche il latino.
<<Cosa significa?>>
<<Sta sera faremo un piccolo ripasso. Vieni da me alle nove, non dovrebbe esserci nessuno in giro. Porta anche Amleto, lo leggeremo insieme.>> dopodiché uscì dall'aula, pronto a torchiare il povero Thomas.

𝐴 𝑆𝑖𝑙𝑣𝑖𝑎 - 𝑅𝑜𝑏𝑒𝑟𝑡 𝐷𝑜𝑤𝑛𝑒𝑦 𝐽𝑟.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora