Oramai passare del tempo con Manuel era diventata un'abitudine quotidiana: Simore riusciva a godersi i propri amici e, al contempo, ritagliarsi degli attimi per spendere con il fidanzato.
Ogni volta riuscivano a parlare di cose nuove, scoprendo gli interessi altrui, le passioni più nascoste o quelle più frivole: continuavano a conoscersi e questo trasportava l'uno all'interno del mondo dell'altro.
Manuel aveva lasciato libero accesso all'interno di sé stesso: Simone lo leggeva ed interpretava come le pagine di un libro, non un paragrafo era rimasto incerto o un passaggio poco chiaro. Tutto quello che il corvino sapeva del maggior era a menadito e non per voler essere tremendamente appiccicosi, no, soltanto perché gli veniva piuttosto naturale ricordarsi i particolari di una persona a lui molto cara.
Faceva sempre così, con tutti, anche con Chicca, Giulio e Monica, ad esempio. Era un isntinto più forte di lui quello di di protrarsi nello spassionato interesse per il benessere dei suoi cari; era una caratteristica intrinseca del suo animo e mai, e poi mai, avrebbe smesso di portarsela dietro.
L'aveva sempre aiutato a porsi nei panni altrui, facendolo riflettere prima di agira; si domanda sempre «se lo facessero a me, come ci starei? Quale sarebbe la mia reazione?» quindi riflette prima di agire, ci rimugina almeno nove volte se pensa che la cosa sia affrettata.
Si scotta da sé, lo preferisce, ma vuole tutelare gli altri poichè sa che così fanno loro con lui.
«Eccome.» Manuel torna nella stanza dove si trova il pianoforte. «Jacopì m'aveva placcato pe fargli vede come mette la fascetta.»
«Hai contagiato anche lui, -si porta una mano alla fronte- ma perché lanci queste mode assurde Ferro?»
Lui fa spallucce e «sara 'l fascino del ricciolo scuro.» ride facendogli l'occhiolino. Si avvicina poi allo sgabello antistante allo strumento, fa scorrere qualche dito sulla tastiera finché non giunge al suo termine. «Me insegni a suona qualcosa?» domanda frattanto lo tira verso di sé tramite il lembo di una felpa nuova di pacca.
Annuisce e «però decido io cosa.» afferma. Si posiziona dietro di lui, curva un po' la schiena e poggia le mani su dei tasti ben precisi. «Metti le tue mani sopra le mie, così non sbagli.» lo incita e poi lascia un bacio sulla sua guancia destra.
Simone, leggiadro come una libellula in un campo fiorito in piena primavera, inizia a muovere le dita ordinatamente sul pianoforte e Manuel, come gli era stato detto, si muovo come lui, sopra di lui, andando in simbiosi con il suo ritmo.
Non conosce i passaggi da un tasto all'altro però, grazie ad un corso seguito qualche anno prima, riconosce i nomi delle note che sta facendo vibrare per mezzo del martello che colpisce una determinata corda.
Sol La Sim La Sol La Sim La Sol La Sim La Sol La Sim La Sol La Sim La Sol La Sim La Sol La Sim La Sol La Sim La Sol La Sim La Sol La Sim La Sol.
La prima volta non gli figura niente in testa, meno di zero, soltanto con un secondo round riesce ad udire la voce di Christopher Martin, cantautore e frontman dei Coldplay, che canta davanti agli spalti dell'Olimpico con un'immensa folla di persone che urlano, piangono, si divertono e vivono.
Solo questo appare dentro di sé, una voce che canta un inno, una persona che rappresenta il pensiero di tanti, una canzone che parla d'amore e che, sotto sotto, lo riguarda pure.
- I've been reading books of old
the legends and the myths
Achilles and his gold
Hercules and his gifts
Spiderman's control
and Batman with his fists
And clearly I don't see myself upon that list
She said, where'd you wanna go
how much you wanna risk?
I'm not looking for somebody
with some superhuman gifts
Some superhero, some fairytale bliss
Just something I can turn to
somebody I can kiss
I want something just like this.
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Math Error!
Fanfiction- Y𝗈𝗎 𝗀𝗈𝗍 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝖩𝖺𝗆𝖾𝗌 𝖣𝖾𝖺𝗇 𝖽𝖺𝗒𝖽𝗋𝖾𝖺𝗆 𝗅𝗈𝗈𝗄 𝗂𝗇 𝗒𝗈𝗎𝗋 𝖾𝗒𝖾 𝖠𝗇𝖽 𝖨 𝗀𝗈𝗍 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝗋𝖾𝖽 𝗅𝗂𝗉 𝖼𝗅𝖺𝗌𝗌𝗂𝖼 𝗍𝗁𝗂𝗇𝗀 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝗒𝗈𝗎 𝗅𝗂𝗄𝖾 𝖠𝗇𝖽 𝗐𝗁𝖾𝗇 𝗐𝖾 𝗀𝗈 𝖼𝗋𝖺𝗌𝗁𝗂𝗇𝗀 𝖽𝗈𝗐𝗇, 𝗐𝖾 𝖼𝗈𝗆𝖾...
