Manuel aveva sempre ritenuto la villetta di Anita un posto molto più accogliente rispetto alla sua vera casa.
Viveva lì da sola con un piccolo gatto bianco, preferiva spostarsi in bicicletta piuttosto che in auto e, dall'ordinario giardino, si poteva notare la sua spiccata passione per il giardinaggio. Tutto l'opposto della sorella, insomma: ecco perché Manuel ci andava così d'accordo.
«Ecco qua.» la donna posa un vassoio con del succo sul tavolino della terrazza. «Mo, senza convenevoli, sputa il rospo perché ti conosco io, poi me intorti coi discorsetti tuoi e va a finire che non se conclude niente.»
«Mh, -annuisce non troppo convinto- è che ... ce sta 'n problema grosso come 'na casa, anzi de più.» si porta la testa tra le mani, sospira. «Devo risolve sta cosa però se 'o faccio scoppia 'n bordello.»
«E se te la tieni per te e poi Simone la scopre?» lo coglie alla sprovvista tant'è che lui assume una faccia sorpresa.
«Come —come facevi a sape che c'entra Simone ...»
«Sono sette giorni che giri come uno spettro, manco una volta t'ho rivisto con gli amici tuoi ... e poi, quando ieri eri con lui gli rivolgevi degli sguardi compassionevoli, quasi te sentissi in dovere di scusarti per qualcosa.»
«E lui se n'è accorto?» ormai non nega più l'evidenza. «Perché devo esse io a dirglielo, nessun altro.»
Al che Anita qualcosa comprende e sgrana gli occhi. «Me puoi spiega che hai fatto mo? In che casino te sei infilato Manuel?» nel suo tono è possibile scovare della marcata preoccupazione per i gesti incoscienti compiuti da una ragazzino che vorrebbe mostrarsi adulto davanti al mondo.
Lei se lo ricorda di quando era un bambinetto di mezzo metro o quando fu necessario comprargli il grembiulino blu: Manuel è sempre stato così, rientra nella sua persona, nel sul esser cresciuto troppo solo e troppo in fretta.
«Ho —abbiamo fatto ... io e l'altri abbiamo —abbiamo scommess-» le parole gli muoiono in bocca e la testa crolla sulle ginocchia. Non se ne prende conto ma cattive lacrime amare prendono a salvargli le fossette radiose e sembrano non voler smettere affatto.
Fanno male però sa di meritarsele: anzi, dovrebbe essere esposto anche a ingiurie peggiori, per quanto pensa lui.
Non l'aveva mai detto ad alta voce, non si era mai esposto in prima persona nell'illustrare quel piano, non dopo aver capito di essersi innamorato di Simone, quindi solo adesso comprendeva quanto meschino fosse stato, e gli altri con lui, nel pensare di compiere un tale gesto.
Anita lo osserva crogiolarsi nel male, che con le proprie mani ha creato per poi lasciarsi cadere dentro, e, per la prima volta, si sente impotente perché sa che ha fatto una cosa altamente stupida, non lo giustificherà mai, però riconosce anche il suo animo buono che, in determinati casi, sembrava tutt'altro.
«Io nun posso più tenermi dentro sto macigno, è troppo peso e prima o poi me spezza 'n due. Però —però se glielo dico a ... a Simone io, io lo perdo zia.» la testa è ancora dive prima, adesso però dalla sua bocca escono singhiozzi strozzati che celano urla di un dolore infernale che, dalle coste, gli sale per tutta la schiena, il collo, la testa, boom: sarà la sua fine, lui lo sa. «Hai presente quando tutto te va de merda e nun sai più che senso c'ha rimanere qui? Ecco, così me sentivo prima de conosce meglio Simone. Te ricordi quella canzone che t'ho fatto ascolta l'altro giorno 'n macchina?»
Anita prova a fare mente locale e «quella del gruppo che te piace a te?» domanda.
«Seh. Vedi a me è successo 'n po' come dice lì.» inizia a spiegare. «Prima ero diverso, me ne rendo da me, stavo nel mio angolino a fa lo spaccone co quei coglioni ... poi, te giuro che nun so com'è ch'è successo ma-»
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أدب الهواة- Y𝗈𝗎 𝗀𝗈𝗍 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝖩𝖺𝗆𝖾𝗌 𝖣𝖾𝖺𝗇 𝖽𝖺𝗒𝖽𝗋𝖾𝖺𝗆 𝗅𝗈𝗈𝗄 𝗂𝗇 𝗒𝗈𝗎𝗋 𝖾𝗒𝖾 𝖠𝗇𝖽 𝖨 𝗀𝗈𝗍 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝗋𝖾𝖽 𝗅𝗂𝗉 𝖼𝗅𝖺𝗌𝗌𝗂𝖼 𝗍𝗁𝗂𝗇𝗀 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝗒𝗈𝗎 𝗅𝗂𝗄𝖾 𝖠𝗇𝖽 𝗐𝗁𝖾𝗇 𝗐𝖾 𝗀𝗈 𝖼𝗋𝖺𝗌𝗁𝗂𝗇𝗀 𝖽𝗈𝗐𝗇, 𝗐𝖾 𝖼𝗈𝗆𝖾...
