«Quindi niente divano?» Manuel assume una faccia da cucciolo mentre cerca di convincere Simone per poter cenare lì.
«Assolutamente no. Fai un sacco di briciole.» prende uno spaghetto e lo attorciglia attorno alla forchetta, lo porta alle labbra del maggiore e «dimmi se manca il sale e se é ancora cruda.» domanda.
Manuel assapora la pietanza e accenna un 'si' col capo. «La poi scolà però ce manca 'l sale.» avvisa mentre porta i due piatti sul latino cucina cosi da aiutare l'altro ad impiattare la cena.
Simone, soddisfatto, rimuove l'acqua in eccesso e si appresta a mettere il condimento tra gli spaghetti. «Ti piace il pesto vero?»
«Commestibile.» ride. «Pe una volta però nun succede niente, eh, stai tranquillo.»
Al che il corvino assume una faccia sbigottita e «Manuel Ferro cosa dici ...» si porta una mano su di essa per poi scuotere ripetutamente il capo a destra e sinistra.
«Quanto sei tragico ao. Viè, da qua che te cade tutto.» prende entrambe le stoviglie di coccio e le porta sul tavolo a loro antistante. Li posiziona uno davanti all'altro e poi, con gli occhi, cerca d
Simone per richiamarlo lì.
L'altro, ovviamente, non se lo fa ripetere due volte e si avvicina a quella zona della cucina.
Allora Manuel allunga un braccio verso il fianco del corvino e lo attira a sé: volutamente si è intrappolato tra il corpo del fidanzato e il tavolo quindi, adesso, ha poco spazio per muoversi finché il soggetto davanti a lui non si sarà spostato.
E Simone non ha assolutamente quest'intenzione, difatti porta le mani dietro il collo di Manuel avvicinando le loro teste.
Lo guarda un po', in silenzio, e pensa a quanto sia cambiata la sua vita da quando la condivide con lui: tanto, troppo, nemmeno lui lo sa di preciso però si sente appagato dalle sue giornate, anche dai momenti noiosi che non passano mai oppure quelli dove il suo animo vorrebbe stare solo piuttosto che in compagnia.
Manuel era stato per Simone quel vento che entra irruento dalla finestra e spacca ogni cosa: adesso stava a loro, insieme, rimettere insieme i pezzi e prendersi cura l'uno all'altro.
Sente una mano sfiorargli la guancia e poi delle labbra soffiano sopra le sue. «A che pensi?»
«A niente.» gli ruba una bacio e poi un altro ancora. «Mangiamo?»
«Seh, mangiamo. Voglio popo sentire se chef Balestra è migliorato in quanto a doti culinarie, -ride- cuocere della pasta e versarci il condimento è molto complicato, hai ragione.»
Simone fa una smorfia e deposita una bacio sul collo di Manuel, adesso ride.
«Certo, arte e maestria, che ti credi.» si lascia scappare un'ulteriore risata e poi si mette davvero a sedere davanti all'altro per poter mangiare.
In meno di quarantacinque minuti la tavola è specchiata, il piano cucina lustro e il pavimento è passato sotto le grinfie dell'aspirapolvere.
«Manco oggi t'eri portato il quaderno.» fa notare Simone mentre raggiunge Manuel sul divano. Si siede al suo fianco, l'altro è semidisteso, e cerca la sua mano.
«Vabbè, pe ma volta sai che succede.»
«Sono tre volte, non una.» lo ammonisce dolcemente. «Guarda che a me interessa continuare a farti ripetizioni anzi, ora più che mai, potrei fartene anche di più rispetto a quanto ha detto la Bini.»
«Pff.» sbuffa. «Possiamo non parla de scuola? Parliamo d'altro.»
«Mh. Sono contrariato ma va bene.» si sistema meglio facendo aderire il proprio corpo al tessuto grigio dello schienale, la mano è ancora intrecciata a quella di Manuel. «Con i tuoi amici? Ci hai riparlato?» domanda curioso.
L'altro scuote la testa ed emette una smorfia. «Non è la compagnia che fa pe me. Siamo troppo diversi io e loro, l'ho capito nel tempo.»
«Diversi per cosa?»
«Tutto, ad esempio ... però, alla fine, nun me frega cioè, nun so belle compagnie quelle, purtroppo me ne so reso conto tardi.»
«Non è mai tardi per cambiare idea, -lo rassicura- sono certo che te ne sei accorto quando era giusto che accadesse, probabilmente prima ci stavi bene, no?»
«Diciamo che quel gruppo sta in piedi pe comodità ... comunque, adesso, non me interessa, davvero, ce stai te.»
Ce stai te. Manuel ha veramente deciso di portare Simone all'esasperazione quella sera, sì, deve proprio essere andata così.
Lui, probabilmente, non si rende conto di quanta potenza racchiudono quelle semplici parole, la sicurezza che trasmettono e l'importanza che hanno appena conferito a Simone.
Forse Manuel non lo sa ma Simone si perché ha passato tutta la sua vita a sentirsi svegliato e fuori posto, di troppo in tutte le situazione.
Adesso, invece, ogni cosa appare giusta, posizionata correttamente all'interno dell'universo cosicché, questo, possa continuare a girare.
Ed era bellissimo: il corvino non si era mai sentito così, nessuno l'aveva mai fatto sentire importante - esclusi i membri della propria famiglia s'intende.
«Hai gli occhi lucidi.» Manuel nota il cambiamento che ha assunto il suo volto marmoreo, si drizza col busto e gli afferra il mento, fa scontrare le loro labbra. «Stai piangendo?»
Scuote la testa, poi sussurra un flebile 'no' e torna a baciarlo.
Sarebbe stato complicato spiegare delle lacrime di gioia, quelle vere, le uniche belle da versare. Le stesse che sprigiona consapevole di quanto bene al cuore ti faccia l'altra persona.
Questo era l'effetto che Manuel aveva su di lui: riusciva a farlo vivere serenamente, era più spensierato da quando il maggiore rallegrava le sue giornate e lo stato di benessere raggiunto non poteva essere quantificato in numero, sarebbe stato restrittivo per racchiudere tutte quelle emozioni che viveva sulla propria pelle.
Era un'esplosione di vita grazie a Manuel: tutto ciò che non era mai stato, doveva arrivare lui per farlo sentire così evidentemente.
«Sicuro?» gli carezza il volto.
«Al cento per cento, croce sul cuore.»
Simone si sporge poi verso l'altro e unisce le loro labbra. Inizia una lenta danza di labbra e sospiri che fortificano quella bolla che, pian piano, stavano ergendo intorno a loro per proteggersi dal mondo che, incosciente, non avrebbe avuto la sensibilità di captare l'amore che li forgiava.
Nessuno dei due si rende conto di essersi addormentato sull'altro, non finché una voce materna irrompe nella stanza. «Simo! Siamo tornat-» si ferma per paura di averli svegliati bruscamente, sorride vedendo la scema, poi nota che il ragazzo steso sotto si sta muovendo.
Manuel alza il capo e incrocia lo sguardo di Floriana: sente le guance andargli a fuoco, tuttavia alza la mano destra per salutarla. Con la sinistra scuote Simone che, ancora, è assolto in un sonno tranquillo e profondo. «Simo. Simo alzati.»
«Che c'è?» biascica mentre si erge in piedi, compie un piccolo giro su sé stesso ed incrocia lo sguardo della madre. «C-ciao mamma.»
«Ciao tesoro mio, -gli lascia una carezza sulla guancia arrossata- non volevo svegliarvi, scusate.»
Di rimando, il figlio borbotta qualcosa e cerca lo sguardo di Manuel per confortarsi.
E ora?
«Arrivo prima io papà, sei lento come una lumaca!» la voce di Jacopo irrompe in mezzo al giardino e allenta la tensione che, in due minuti, si era stretta attorno al salotto e, sopratutto, al famigerato divano.
Simone deglutisce e si passa una mano tra i ricci, ne inizia a torturare alcuni e fissa la punte delle scarpe. Non vuole, non può, incontrare lo sguardo della madre: chissà cosa pensa adesso.
Sicuramente di avere un figlio sbagliato.
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Fanfiction- Y𝗈𝗎 𝗀𝗈𝗍 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝖩𝖺𝗆𝖾𝗌 𝖣𝖾𝖺𝗇 𝖽𝖺𝗒𝖽𝗋𝖾𝖺𝗆 𝗅𝗈𝗈𝗄 𝗂𝗇 𝗒𝗈𝗎𝗋 𝖾𝗒𝖾 𝖠𝗇𝖽 𝖨 𝗀𝗈𝗍 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝗋𝖾𝖽 𝗅𝗂𝗉 𝖼𝗅𝖺𝗌𝗌𝗂𝖼 𝗍𝗁𝗂𝗇𝗀 𝗍𝗁𝖺𝗍 𝗒𝗈𝗎 𝗅𝗂𝗄𝖾 𝖠𝗇𝖽 𝗐𝗁𝖾𝗇 𝗐𝖾 𝗀𝗈 𝖼𝗋𝖺𝗌𝗁𝗂𝗇𝗀 𝖽𝗈𝗐𝗇, 𝗐𝖾 𝖼𝗈𝗆𝖾...
