Quattro ore, tanta fatica e sudore, sangue e lacrime dopo, alle ventidue e sedici del primo giorno di novembre, la vita di due persone cambiò radicalmente.
In quel preciso istante, l'universo mosse le carte in tavola, mischiandole, giocandoci, forse un po' troppo perché il tutto non venisse notato.
Tutto era cambiato.
Min Park Haesoo era nato, uno splendido e sano bambino di tre chili e mezzo, piccolo e indifeso, nudo e scoperto, vulnerabile ai malanni del mondo, dei quali non aveva ancora idea tuttavia.
Avevano optato per entrambi i cognomi alla fine, o meglio, Yoongi lo aveva fatto, Jimin era svenuto dopo pochi secondi per la fatica, comportando una grande preoccupazione generale, sanata solamente dal fatto che tutti i suoi valori fossero stabili, o perlomeno normali dopo un parto così difficile.
Non era stata una passeggiata come molti gli avevano detto, aveva sofferto, aveva pianto e aveva urlato e non era nemmeno riuscito a vedere di sfuggita suo figlio, poiché, prima di godersi del meritato riposo dettato dal suo corpo, aveva potuto solamente udire un pianto infantile.
Non se lo era immaginato così, affatto. Si era sempre idealizzato il tutto come accadeva nei film, quando il neonato veniva consegnato al genitore sudato e affaticato, genitore che di solito sorrideva e piangeva per la gioia, non per il dolore.
Aveva sempre avuto la tendenza a romanticizzare qualsiasi cosa, sbagliando forse, ma non poteva farci molto.
Eppure qualcosa in lui era deluso, non sapeva bene se da se stesso o se dal parto, o forse dalla situazione in generale.
Qualcosa non quadrava dentro di lui, non si sentiva in pace, non si sentiva al settimo cielo, anzi, piuttosto fuori posto.
La cosa non fece che aumentare quando, una volta riaperti gli occhi, si trovò da solo in una stanza dell'ospedale, isolato da tutti e abbandonato a se stesso, o almeno così si sentì.
Ci mise qualche minuto a rendersi conto pienamente di dove, quando e perché fosse lì, e ancora di più per vedere la sua pancia leggermente più sgonfia, ma ancora ben visibile.
Aveva gli occhi stanchi e la gola secca, ma per rimediare a quest'ultima, per fortuna, c'era un bicchiere di acqua fresca affianco al lettino, bicchiere che prese subito, idratando ogni sua cellula.
Le gambe quasi non le sentiva, al contrario della testa, che per poco non esplodeva a detta sua.
Era privo di ogni forza, ed essere stato abbandonato lì di certo non aiutava a diminuire il suo stato di confusione misto a malessere.
Perché non c'era nessuno lì con lui?
Perché nemmeno la culla di suo figlio?
Perché si sentiva così dannatamente a disagio?
Aspettò ancora qualche minuto, ma nemmeno l'ombra di un fantasma si fece vedere, non vedeva nemmeno il suo telefono sul piccolo comodino bianco, ma non era nemmeno sicuro di esserselo portato con sé durante il viaggio in autoambulanza.
Che stesse sognando?
Provò addirittura a darsi un pizzicotto sulla mano.
Nulla.
Dopo altro tempo nell'oblio, si fece forza sulle braccia, posando i piedi a terra, su quel pavimento freddo e asettico, da cui lo separava solo la suola delle ciabattine chiare che indossava.
Una spinta, due spinte e riuscì a fornirsi lo slancio necessario per alzarsi dal letto, esausto a dir poco.
La porta sembrava così lontana... eppure riuscì a raggiungerla con meno fatica di quella che si sarebbe immaginato; aprendola, venne innondato da una luce bianca accecante, tanto che dovette mettere una mano davanti ad essa per potersi abituare più in fretta.
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𝘏𝘢𝘣𝘪𝘵𝘴 || 𝘠𝘰𝘰𝘯𝘮𝘪𝘯
Fanfiction«Yoongi, aspettiamo un bambino» disse il biondo, sentendosi le mani sempre più sudate ad ogni secondo che passava. Yoongi strabuzzò gli occhi: «Come scusa?». Non si tornava decisamente indietro dopo quello. ♡ omegaverse ♡ ♡ yoonmin ♡ ♡ mpre...
