«Ora e per sempre, lascia che sia io.»
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Ad undici anni di distanza, Matilda realizza di essere ancora smarrita nello stesso, maledetto, labirinto.
Dopo essere fuggita dalla famiglia che l'ha costretta a...
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«N-No, io...» mi schiarii la voce nel disperato tentativo di non apparire imbarazzante, «mi dispiace, credevo non ci fosse nessuno, esco subito.» Ero così grata di non aver interrotto nulla. Era seduto nella vasca da bagno – completamente vestito – con le braccia a penzoloni lungo i bordi e la testa poggiata al muro. Il suo sguardo fisso su di me.
Okay, Millie. È ora di uscire. Improvvisamente anche il misero pezzo di stoffa che indossavo, sembrava essere diventato troppo pesante per la temperatura in quella stanza. Frettolosamente mi voltai e afferrai la maniglia per uscire, ma la sua voce mi fermò.
«Aspetta,» parlò, «ti lascio il bagno, esco io.» Gli lanciai uno sguardo oltre la spalla e non ci misi molto a capire che, se si fosse alzato di lì, sarebbe caduto sul pavimento in meno di un secondo.
«No, resta. Avevo solo bisogno del lavandino, farò in un attimo.» Gli sorrisi, ed era la verità. Avevo bisogno del bagno per isolarmi dal baccano per un po', non ero abituata ad essere circondata da tanta gente e, per quanto mi stessi divertendo, avevo anche un'estrema necessità di qualche minuto di silenzio—beh, più o meno, e quel bagno era ciò che più gli si avvicinava. Raggiunsi il lavandino dando le spalle allo sconosciuto e – dopo aver posato il mio bicchiere sul ripiano in porcellana – aprii il rubinetto, attesi un paio di secondi affinché l'acqua diventasse più fredda e passai i polsi sotto il getto, sospirando sollevata alla sensazione piacevole. Lottai contro me stessa per mantenere lo sguardo sulle mie mani, non potevo sollevarlo verso lo specchio o – ne ero certa – avrei incontrato il suo. Quando chiusi il rubinetto lasciai gocciolare le mani e le passai ai lati del mio collo, poco sotto i lobi, così da rinfrescarmi e mantenere la concentrazione su quelle sensazioni, evitando di farmi sopraffare da tutt'altro.
«Tutto bene?» a quella domanda afferrai il mio drink e mi voltai, rivolgendo spontaneamente un sorriso al ragazzo nella vasca. I suoi occhi verdi, illuminati dai neon colorati, piombarono nei miei.
«Sei tu quello sdraiato in una vasca.» Lo vidi arricciare leggermente il naso alla mia risposta, incapace però di nascondere il sorriso sulle sue labbra.