30. Forse ho bisogno di tornare a casa

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“𝐈'𝐦 𝐨𝐧 𝐭𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞𝐝𝐨𝐰𝐧 𝐬𝐩𝐞𝐞𝐝,
𝐰𝐞'𝐫𝐞 𝐨𝐧 𝐛𝐢𝐜𝐲𝐜𝐥𝐞𝐬, 𝐬𝐚𝐲𝐢𝐧𝐠,
«𝐓𝐡𝐞𝐫𝐞'𝐬 𝐥𝐢𝐟𝐞 𝐨𝐮𝐭 𝐭𝐡𝐞𝐫𝐞.»
𝐘𝐨𝐮 𝐠𝐨𝐭 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐝𝐨𝐭𝐞,
𝐈'𝐥𝐥 𝐭𝐚𝐤𝐞 𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐨 𝐠𝐨, 𝐠𝐨, 𝐩𝐥𝐞𝐚𝐬𝐞.
𝐆𝐞𝐭 𝐭𝐡𝐞 𝐩𝐢𝐜𝐭𝐮𝐫𝐞, 𝐜𝐮𝐭 𝐨𝐮𝐭 𝐦𝐲 𝐦𝐢𝐝𝐝𝐥𝐞,
𝐲𝐨𝐮 𝐚𝐢𝐧'𝐭 𝐠𝐨𝐭 𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐟𝐨𝐫 𝐦𝐞 𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 𝐧𝐨𝐰.”

📌 𝐇𝐚𝐫𝐫𝐲'𝐬 𝐏

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📌 𝐇𝐚𝐫𝐫𝐲'𝐬 𝐏.𝐎.𝐕.

Se avevo letto il messaggio di Millie?
Sì, l'avevo fatto.

Erano giorni che continuavo a fissarlo, giorni che rileggevo ogni parola e lo avevo ormai imparato a memoria, ma era tutto ciò che mi restava di lei e non riuscivo a farne a meno. Non temevo fosse arrabbiata con me.
Ero certo mi avesse perdonato, ero certo si stesse addirittura sentendo in colpa per qualcosa di cui, in realtà, non aveva alcuna colpa. Ma non potevo risponderle.
Sapeva la verità, aveva avuto la certezza del mio amore nei suoi confronti, non c'era nulla che contasse più di quello, per me.

Eppure, per qualche ragione, l'unica cosa che riuscisse a tenermi saldo, ultimamente, era la cocaina.
Cristo, non ne ero mai stato realmente dipendente, ma l'ultima volta in cui avevo sentito di aver bisogno di qualcosa di forte per superare un trauma, era stato dopo la morte di Luna—non ne andavo fiero.
Ma mi donava qualche ora di euforia, per cui ci facevo i conti volentieri.
Mi sentivo talmente smarrito e solo ed inutile, tutto ciò che volevo era sentirmi vivo e felice, averci dovuto rinunciare mi rendeva instabile, a dir poco.

Come se non fosse stato già abbastanza, dovevo anche accettare le conseguenze della droga, quelle che arrivavano subito dopo il breve lasso di euforia.
Tutti i miei problemi tornavano e lo facevano con ancor più prepotenza, tornavano più gradi e complessi e mi sembravano insormontabili.
Stavo esistendo senza alcun senso ormai da giorni e mi odiavo per questo.
Naoko e Iago mi stavano accanto di continuo e facevano del loro meglio per tirarmi su e distrarmi, ma era tutto inutile.
Inoltre, non avevo intenzione di restare lì ancora a lungo, per quanto loro me ne pregassero, io non volevo essere un peso, non volevo dar loro fastidio, cinque figli erano già abbastanza impegnativi, non avevano bisogno anche di me.

Quando riuscii a strisciare fuori dal letto, mi concessi una doccia e avvertii Naoko prima di prendere in prestito una bici dal suo garage ed uscire a fare una passeggiata.
Dovevo assolutamente avere un contatto con la natura, con il mondo esterno, realizzare che la vita là fuori scorreva e che io, in qualche modo, ne facevo ancora parte.
Ero a pezzi, fisicamente e psicologicamente, il mio braccio non era più fasciato, ma faceva ancora male.
Ma uscire era l'unica cosa che mi avrebbe aiutato a sentirmi collegato, almeno in minima parte, a quella che era la realtà.
E allora feci un tentativo, presi la bici di Iago ed uscii di casa, cominciai a passeggiare per le strade di Atlanta.
Tutte le voci ed i rumori attorno a me, però, erano troppo forti, eppure lontani allo stesso tempo; mi guardavo attorno e tutto sembrava spento, tutto sembrava senza vita e non era la visione del mondo che volevo avere.

𝐋𝐞𝐭 𝐈𝐭 𝐁𝐞 𝐌𝐞La tua prossima ossessione. Scoprilo ora