28. Il meglio che il mondo possa offrire

258 27 9
                                        

“𝐈'𝐦 𝐨𝐧 𝐭𝐡𝐞 𝐫𝐨𝐨𝐟,
𝐲𝐨𝐮'𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐲𝐨𝐮𝐫 𝐚𝐢𝐫𝐩𝐥𝐚𝐧𝐞 𝐬𝐞𝐚𝐭.
𝐈 𝐰𝐚𝐬 𝐧𝐨𝐬𝐞-𝐛𝐥𝐞𝐞𝐝𝐢𝐧𝐠,
𝐥𝐨𝐨𝐤𝐢𝐧𝐠 𝐟𝐨𝐫 𝐥𝐢𝐟𝐞 𝐨𝐮𝐭 𝐭𝐡𝐞𝐫𝐞.”

Non riuscivo neppure a guardarla

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Non riuscivo neppure a guardarla.
Dio solo sapeva quanto volessi incontrare i suoi occhi, quanto avessi bisogno di parlarle, ma non ce la facevo, così tenevo gli occhi fissi sulla strada, fingendo che non m'importasse, che quel silenzio non mi toccasse.
È solo che più pensavo, più mi rendevo conto che, in un modo o nell'altro, io quella donna avrei dovuto lasciarla andare e se c'era qualcosa di cui ero certo, era che Millie non meritava di andar via pensando che non l'amassi, che non mi avesse cambiato la vita.

Allora mi schiarii la voce e rallentai man mano che mi avvicinavo al semaforo rosso.
Sapevo di avere meno di un minuto a disposizione per raccattare il coraggio necessario a sistemare quella situazione, dovevo darmi una mossa.

«Millie?» la chiamai, lei quasi mi sembrò sorpresa di sentire la mia voce, ma incrociò il mio sguardo ed io mi sentii istantaneamente vulnerabile davanti al suo silenzio.
«Mi dispiace,» deglutii, «mi sono comportato da vero stronzo, lì dentro.»
Lei si lasciò sfuggire un sospiro e distolse brevemente lo sguardo.
«La verità è che vorrei—» il semaforo divenne verde e fu soltanto il clacson dell'auto alle nostre spalle a riportarmi alla realtà, obbligandomi a concentrare lo sguardo sulla strada. Posai il piede sull'acceleratore, ma un attimo prima che potessi partire, un enorme tir ci sfrecciò davanti ed un brivido attraversò la mia spina dorsale all'idea di cosa sarebbe potuto accadere se non mi fossi distratto, se fossi ripartito all'immediata vista del verde.

«Cosa vorresti, Harry?» me lo chiese soltanto dopo un paio di chilometri, riferendosi alla conversazione interrotta poco prima.

«Vorrei poterti chiedere di restare, svegliarmi domattina e averti ancora al mio fianco.»

«Harry, è già mattina.» Corrugai la fronte alle sue parole, perché certo, era mattina, ma non capivo cosa intendesse.
«Devi svegliarti, è mattina.»

Soltanto quando, sbattendo le palpebre e riaprendo gli occhi, non mi ritrovai lì nel mio van, realizzai di aver sognato ogni cosa.
La testa mi girava terribilmente tanto, ma non potevo che assumermene ogni responsabilità, il trattamento della commozione cerebrale prevedeva che dormissi una quantità sufficiente di ore ogni notte e che non facessi sforzi a livello fisico e mentale, non seguire per filo e per segno quelle raccomandazioni non era stato saggio, tanto meno lo era stato affogare i pensieri in una bottiglia di vino rosso.

Tentai di mettermi a sedere e tenni gli occhi sigillati per un paio di minuti, nella speranza di riuscire ad alleviare il mal di testa—in minima parte sembrò funzionare.
Non appena li aprii, il mio primo pensiero fu quello di voltare la testa verso l'altro lato del letto e lo feci con un sorriso, aspettandomi quasi di trovarlo occupato, pensando di trovarci lei.
Invece quel lato del letto era vuoto e freddo, Millie non era lì accanto a me rannicchiata tra le coperte e realizzare di essermi così tanto abituato alla sua presenza, da cercarla come prima cosa al mattino, fu destabilizzante. Mi strappò via il fiato.
Allungai una mano verso il materasso freddo, ma anziché trovare il suo corpo caldo, afferrai nient'altro che aria.
Sentii gli occhi riempirmisi di lacrime all'istante e cercai di trattenerle con talmente tanta forza, da sentirne la pressione insostenibile al centro del petto.

𝐋𝐞𝐭 𝐈𝐭 𝐁𝐞 𝐌𝐞La tua prossima ossessione. Scoprilo ora