«Ora e per sempre, lascia che sia io.»
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Ad undici anni di distanza, Matilda realizza di essere ancora smarrita nello stesso, maledetto, labirinto.
Dopo essere fuggita dalla famiglia che l'ha costretta a...
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Fu il sole a svegliarmi.
Non erano raggi delicati, che penetravano appena tra le tende. No, era una luce quasi accecante e bollente e la sentivo scaldare la mia pelle, dorarla. Mugolai ancora pervasa dal sonno e mi stiracchiai appena tra le lenzuola, sentendo il cotone della mia ampia maglia bianca risalire su per le mie cosce. D'istinto allungai una mano verso l'altro lato del letto, ma non appena percepii la mancanza del corpo di Harry accanto al mio, gli occhi mi si spalancarono ed il sonno scomparve come per magia. Con uno scatto fulmineo mi misi a sedere ed ignorai l'hungover causato dall'alcol assunto la sera precedente, con la tachicardia mi guardai attorno e tirai un sospiro di sollievo quando scorsi il riccio nella zona cucina della nostra stanza.
Mi portai una mano sul petto e chiusi gli occhi, come a voler rallentare il mio battito cardiaco, e sentii la bocca prosciugarmisi. La paura di non rivedere più quell'uomo stava seriamente cominciando a giocarmi brutti scherzi e non mi piaceva affatto. Quando riaprii gli occhi mi concessi qualche istante per osservarlo, per metabolizzare il fatto che fosse ancora lì con me, che non fosse andato via, che avessimo ancora del tempo a disposizione. Non indossava altro che un paio di boxer scuri ed una t-shirt bianca, i suoi capelli erano però alquanto in ordine e, a giudicare dal sacchetto sul tavolo, supposi fosse uscito mentre dormivo per comprare la colazione.
«Sei sveglia.» La sua voce riportò il mio sguardo sul suo viso e riuscii finalmente a sorridere.
«H,» respirai, «mhm.» Annuii poi. Il riccio terminò di sistemare i croissants accanto a due tazze di caffè in un vassoio e corse verso il letto, verso me. Le sue fossette fecero capolino e allargò le braccia, saltando di ginocchia sul materasso per poi avvolgermi in un caldo abbraccio.
«Buongiorno.» Sussurrò nel mio collo, lasciando dolci baci sulla mia pelle.
Smetti di pensare, mi dissi, goditi il presente.
«Buongiorno.» Mi lasciai andare tra le sue braccia e respirai il suo profumo, mescolato all'odore del bagnoschiuma messo a disposizione dalla struttura.
«Ho preso la colazione,» mi informò avvicinandosi al tavolo per raccogliere il vassoio e portarlo sul letto, «al bar di sotto erano rimasti soltanto i croissants alla marmellata, spero vadano bene.»
«Benissimo.» Sorrisi, perché anche soltanto il gesto mi riempiva il cuore, l'avrei mangiato che fosse stato alla crema, al cioccolato, e perfino al pistacchio, nonostante proprio non ne sopportassi il sapore. «Allora, uhm—» deglutii appena ed abbassai lo sguardo, perché anche solo pensare di porgli quella domanda mi faceva mancare il fiato, «quali sono i piani per questa giornata?» riuscii a chiedere.