«Ora e per sempre, lascia che sia io.»
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Ad undici anni di distanza, Matilda realizza di essere ancora smarrita nello stesso, maledetto, labirinto.
Dopo essere fuggita dalla famiglia che l'ha costretta a...
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📌 𝐌𝐚𝐭𝐢𝐥𝐝𝐚'𝐬 𝐏.𝐎.𝐕.
Non stavo più nella pelle. Le infinite ore di viaggio mi avevano drenata e mi sentivo talmente frastornata da non sapere esattamente come muovermi, una volta scesa dall'aereo. Ero stanca, da ogni punto di vista, ma l'idea di rivedere i miei bambini e Lia era più che abbastanza per tenermi sveglia.
Il mio corpo non si era ancora del tutto ripreso dall'incidente, sentivo la mancanza di Jonny e sentivo quella di Harry. In quel momento, però, l'emozione prevalente era la gioia di tornare a casa, perché mi era sembrato di essere stata via per un'eternità e avevo un estremo bisogno di recuperare il tempo perduto con Makayla e Gabriel. A loro e Lia avevo detto che sarei arrivata nel tardo pomeriggio, ma erano le sette del mattino ed io ero in un taxi che aveva appena svoltato nel vicolo che mi avrebbe finalmente riportata a casa. Ero certa che almeno i bambini stessero ancora dormendo, soprattutto tenendo conto del fatto che non sarebbero dovuti andare a scuola, però forse avrei trovato Julia già in piedi.
«Grazie,» rivolsi un sorriso all'autista e pagai la corsa, «le auguro una buona giornata.»
«Grazie e lei, signorina. Buona giornata.» Scesi dal taxi e recuperai il mio trolley, quando chiusi il bagagliaio l'auto ripartì senza esitazione ed io presi un profondo respiro, sorridendo tra me e me alla vista di casa. Non potevo negarlo, mi era mancata. Mi era mancato il mio letto, mi era mancato il giardino sul retro e mi era mancata la piscina, mi era mancata la mia cucina e il mio frigo perfettamente ordinato. Mi era mancato il divano, il mio angolino in cui ogni sera mi rintanavo per scrivere. E adesso ne avrei avuti di aneddoti da raccontare. Mi era mancato il balcone in camera da letto, l'unico punto della casa da cui si riuscisse a vedere il mare. Mi era mancata la cameretta di Kay e Gabs, quella in cui Jonny mi aveva ospitata a sedici anni ed in cui ero cresciuta.
Ero a casa.
Sollevai il trolley da terra e lo tenni su per non permettere alle rotelle di fare baccano contro la breccia bianca. Era pesante, ma mi mancavano soltanto pochi metri da percorrere per raggiungere la porta d'ingresso, così feci uno sforzo. Quando mi ritrovai davanti al legno bianco, sentii un'onda di gioia pervadermi e fui svelta a frugare nelle tasche della mia giacca per trovare le chiavi. Se c'era una cosa degli Stati Uniti a cui mi stavo abituando, quella era la temperatura, tornare al freddo londinese dopo aver passato gli ultimi giorni tra Florida e Tennessee era a dir poco traumatico.