«Ora e per sempre, lascia che sia io.»
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Ad undici anni di distanza, Matilda realizza di essere ancora smarrita nello stesso, maledetto, labirinto.
Dopo essere fuggita dalla famiglia che l'ha costretta a...
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Il sole era talmente cocente che, anche attraverso i vetri del van, potevo sentirlo bruciare sulla mia pelle. Era comprensibile, data l'ora. Io ed Harry eravamo da poco ripartiti dopo una breve pausa pranzo in una stazione di servizio, ancora incerti sulla meta successiva. Il tragitto era silenzioso, confortevole, ma silenzioso. Però cominciava a farsi triste. Qualsiasi meta avessimo scelto come successiva, sarebbe stata in direzione di Memphis, perché è lì che saremmo dovuti arrivare, alla fine. E quello sarebbe stato il posto in cui ci saremmo detti addio.
C'era una parte di me che ancora non riusciva a crederci, né ad accettarlo, e forse non lo avrebbe mai fatto. Mentre lui guidava, io mi voltavo ad osservarlo e sentivo il petto stringermisi, perché al momento in cui voltandomi non l'avrei più trovato lì, non volevo ancora pensarci. Non era ancora finita. Allora mi schiarii la voce e volsi lo sguardo fuori dal finestrino, ammirando l'ennesimo stato che prendeva vita sotto i miei occhi—eravamo in Virginia. In prossimità, lo stato successivo sarebbe stato il Tennessee, nonché l'ultimo.
«Stai bene?»
«uh?» scossi via i miei pensieri e rivolsi un sorriso al riccio, che mi lanciò un'occhiata per assicurarsi che tutto fosse okay.
«Dico, stai bene? Sembri assente.» Osservò, ed io sorrisi ancora, ma fu un sorriso amaro, questo.
«Sto bene.» Risposi. «È solo che mi sembra di aver lasciato Memphis ieri, invece stiamo già per tornarci...» e una parte di me non vedeva l'ora, sul serio, volevo tornare a Weymouth e recuperare tutto il tempo perduto con i miei bambini, con Julia. Ma tornare a Weymouth significava anche doversi allontanare nuovamente da Jonny, significava dover salutare Harry per sempre. Perché si sa come va a finire, no? Ci si promette di tenersi in contatto, di aggiornarsi sulle vite reciproche e di sentirsi, ogni tanto. Poi però, alla fine, ognuno va per la propria strada e i momenti condivisi si fanno sempre più lontani e ovattati, i colori sbiadiscono trasformando il ricordo in bianco e nero, le emozioni si dimenticano.
«Già...» lo sentii deglutire e riportò lo sguardo sulla strada. Solitamente era lui a tirare su gli animi, ma in quel frangente non riuscì a dire nulla, perché nessuna parola avrebbe potuto attutire la malinconia che cominciava a farsi sempre più incombente.
«Hey,» mi schiarii la voce e cercai di ravvivare la situazione, «dove siamo diretti? Qual è la prossima meta?» domandai posando la testa sulla sua spalla, il riccio afferrò il suo labbro inferiore tra due dita, giocherellandoci nervosamente mentre cercava di farsi venire in mente un posto che fosse abbastanza memorabile per vivere i nostri ultimi attimi insieme.