CUORE
L'oblio è una cosa terrificante.
E' uno stato mentale, un posto che non sappiamo vedere, di cui non comprendiamo la posizione. Sappiamo solo di galleggiare in un silenzio spaventoso, gelido e paralizzante.
L'oblio fa venire voglia di gridare, di muoversi, di trovare un motivo per cui combattere ma non si sente neppure il battito del proprio cuore, non c'è assolutamente nulla.
Rhea vedeva sé stessa ma non vedeva niente.
Si era svegliata in preda ad un terribile incubo, un ricordo di una missione in cui aveva ucciso tredici persone, rammentava tutti i loro volti ma non provava proprio nulla.
Fissava il suo riflesso da quasi un'ora, si era ritrovata in una colossale stanza luminosa, con il letto più grande che avesse mai visto.
Era un palazzo fatto di vibranio, notò e questo significava che era in Wakanda.
Ricordava cose che solo tempo prima l'avrebbero sconvolta, come il fatto che ora sapeva che quel paese non era fatto il Terzo Mondo.
L'Hydra le aveva insegnato come sopravvivere, ma era il suo cervello che le aveva mostrato il perché. Sapeva cose che nessuno avrebbe dovuto sapere.
Il Tesseract, ora sapeva, era il nome di un contenitore. La gemma al suo interno aveva lasciato un vagone di informazioni sul mondo, sull'universo, scritte nelle pareti del suo immenso cervello.
Rammentava il luogo che aveva visto, la casa in rovina, tutto il sangue ma soprattutto ricordava il cielo cosmico, i filamenti che si univano come in un albero sdraiato.
Alla fine, dopo un lungo bagno caldo, aveva deciso di smettere di pensare.
L'oblio in cui si trovava era irraggiungibile, non riusciva ad aprire una porta per far uscire tutte quelle cose da sé stessa. Quindi scelse di sopportarlo.
Lo stile dei wakandiani non le dispiaceva, trovò diversi vestiti della sua taglia e si preparò al suo meglio per dimostrare di essere all'altezza delle aspettative.
Era ancora Rhea Pierce, pensò, ma ora era anche Sinner.
Scelse un completo turchese, formato da un top sbracciato e stretto, abbastanza per sollevarle i seni e coprirle il collo.
La pancia restava scoperta ma la gonna, quasi a tubino, era morbidissima al tatto e si apriva in un vorticoso, elegante spacco.
Aveva le caviglie scoperte, seppur dei tacchi dorati si alzavano con dei lacci stretti.
Quando, in bagno, trovò dei trucchi si adoperò per coprire le occhiaie o le imperfezioni, forse così ingannò anche sé stessa.
Si pettinò i capelli mossi ma ne perse molti, quindi si affrettò a buttarli via, e ad indossare una spilla dorata.
Quando si trovò davanti al portone della camera, tirò la lunga asta argentata e si trovò davanti una figura. Si fermò sul posto e la fissò trovando una risposta nella sua mente che non sapeva di conoscere.
<<Tu sei una Dora Milaje>>bisbigliò.
Erano un gruppo d'élite di guerriere che servivano come forze speciali al femminile per il Wakanda, oltre a servire come guardie del corpo personali delle Pantere Nere.
Quella che aveva davanti era molto alta e completamente rasata, le sopracciglia scure erano sottili mentre le labbra rosate erano carnose. Rhea pensò che la donna era bellissima.
Osservò la sua divisa di perline rosse, coi cerchi argentati intorno al collo, la fantasia tribale era strabiliante, decorava la gonna, i pantaloni e gli stivali.
<<Sono Rhea>>allungò una mano.
L'altra non fece alcun sorriso, ignorando beatamente le dita tese. Si voltò di scatto, in modo rigido ed elegante.<<Seguimi, Rhea Pierce>>
Ella non ebbe tempo di rispondere che l'altra era già andata in fondo al corridoio, così le corse dietro<<Ehy, rallenta. Ho le gambe più corte delle tue!>>
Svoltarono, percorrendo una strada in discesa. Rhea non sapeva dove guardare, la struttura era un'opera d'arte, sentiva il vibranio in ogni suo passo.
<<Come ti chiami?>>
Ci mise un attimo prima di rispondere<<Ayo>>
<<Gioia>>
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𝐒𝐈𝐍𝐍𝐄𝐑 - 𝐓𝐡𝐞 𝐀𝐯𝐞𝐧𝐠𝐞𝐫𝐬
FanfictionSinner- Peccatore/Peccatrice Scegliere tra bene e male è come scegliere tra giudicare il peccatore o il suo peccato, c'è una sfumatura a separarli. Rhea Pierce ama le sfumature, proprio quanto ama un buon vino. Figlia del potente Alexander Pierce...
