𝐒𝐎𝐅𝐓 𝐃𝐀𝐑𝐊 𝐑𝐎𝐌𝐀𝐍𝐂𝐄
Bugiarda patologica e insensibile cuore di ghiaccio.
Rachel Conder nasconde tutt'altra natura dietro il viso innocente e i grandi occhi color miele.
Decide di lasciarsi alle spalle un anno burrascoso e scappare da B...
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I keep trying to let you go The Neighbors - Daddy Issues
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TW: descrizioni di violenza che potrebbero triggerare qualcuno di particolarmente sensibile Take care of yourself
𝑅𝐴𝐶𝐻𝐸𝐿
𝑃𝑂𝑉
Quando si aveva credenza di aver toccato il fondo, e che non ci fosse altre direzioni oltre quella di risalire dai propri abissi, la vita ci teneva a farti ricredere.
Non si sfiorava mai l'apice del dolore.
Come credevo che non si potesse spezzare un cuore ridotto a brandelli. Ovviamente mi sbagliai. Come mi sbagliai a pensare che la seconda volta non avrei sofferto come nella prima, soprattutto quando avevo vissuto nell'illusione di poter lasciar crollare tutte le mie armature e permettere a qualcuno di sfiorarmi l'anima.
Nell'illusione che qualcuno sarebbe andato oltre il guscio ammaccato, che non mi avrebbe visto solo come qualcosa di rotto. Di usato. Di sporco. Celare le crepe dietro sorriso preconfezionato e tirato era l'unico modo affinché potessi venire almeno accettata.
Non dico amata, ormai avevo perso le speranze per quello.
I denti della spazzola si incastrarono tra le mie ciocche districando ogni nodo con precisione e scioltezza, facendo ricadere le punte lisce e setose appena sopra la vita. Me li ero piastrati, almeno davano un po' di ordine al mio viso sciupato.
Il riflesso davanti a me ritraeva una ragazza dalla pelle arrossata dalle continue docce bollente, nel tentativo di togliersi la sensazione di sporcizia che si sentiva addosso da fin troppo tempo. Il riflesso di una ragazza che no. riusciva nemmeno a stabilire un contatto visivo con le stesse pupille senza distoglierlo nei due secondi successivi. Il riflesso di una ragazza che non era così stanca ma eppure non riusciva nemmeno a trovar pace nel sonno.
Non devi sentirti sporca.
Non sei tu il problema.
Eppure se le situazioni continuavano a ripetersi e l'unico l'elemento invariabile di quell'equazione ero io, allora il problema doveva per forza nascere da me.
Dovevo essere io.
Posai la spazzola sopra la superficie della toletta di legno bianco e mi sistemi due ciocche dietro i lobi prendendo un respiro profondo.