𝐒𝐎𝐅𝐓 𝐃𝐀𝐑𝐊 𝐑𝐎𝐌𝐀𝐍𝐂𝐄
Bugiarda patologica e insensibile cuore di ghiaccio.
Rachel Conder nasconde tutt'altra natura dietro il viso innocente e i grandi occhi color miele.
Decide di lasciarsi alle spalle un anno burrascoso e scappare da B...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
And if it all ended tomorrow Would you be the one on mine? Ariana Grande, Intro
In questo capitolo verranno affrontati alcuni comportamenti che vi risulteranno terribilmente sbagliati, e lo saranno, perciò tenetevi pronti.
buona lettura 🍷
R A C H E L
POV
Avevo passato tanto tempo a distorcere la verità nelle mie parole che meccanicamente ero finita a modellarmi una realtà illusa nella mia testa.
Mi ero fabbricata con meticolosa cura una bolla di protezione, dove non riuscivo a distinguere ciò che era frutto della mia testa da ciò era stava succedendo realmente.
Forse era per questo che ero così distaccata dalle emozioni comuni. La mia mente rifiutava di elaborare ciò che mi accadeva, reclutandomi in uno stato di menzione perenne.
Avrei potuto dire che rivedere Jace davanti ai miei occhi mi abbia invasa dalla malinconia, dalla rabbia magari, oppure dall'amarezza. Ma la verità che non causò nulla di tutto ciò.
Semplicemente espanse il senso di vuoto che sostava nel mio petto.
Lui era sorpreso di vedermi, il suo pomo d'Adamo fece su e giù per la trachea e compulsivamente si slacciò i polsini della camicia facendo scendere le maniche coprendo i lividi sulle braccia.
Come se non me ne fossi già accorta.
«Io...non pensavo che lavorassi qua» si grattò nervoso la nuca mentre le sue iridi sgranate color ossidiana mi appuntarono al pavimento.
Si diceva che era impossibile viaggiare nel tempo.
Ma ad incrociare i suoi occhi per un attimo ritornai ad avere quindici anni con un cuore sanguinante, disperato quasi in maniera morbosa di affetto.
Solo per un attimo. Prima che una montagna di veleno passato mi crollò addosso.
Mi ricomposi mascherando il mio volto dietro la mia fedele maschera apatica.
«Cosa posso portarti?»
«Oh si certo» si schiarì la gola e distogliendo lo sguardo altrove «Un hamburger classico»
«Senza maionese» dissi senza nemmeno accorgermene e affrettai ad aggiungere«Sei allergico alle uova»
«Si...senza maionese»
Glielo preparai in silenzio, tenendo lo sguardo chino e incollato agli ingredienti con i cui componevo il panino in movimenti meccanici. Mi concentrai sul modo con cui l'umidità della lattuga mi si appigliò ai polpastrelli, all'odore acre del ketchup, al suono della carne che frisse in piastra.