Emozioni crescenti

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"Che ho appena fatto? Sono un perfetto idiota!" Mi ammonisco con decisione. Neanche stessi commettendo il peggiore dei peccati, eppure ai miei occhi è così. Ma che mi è saltato in mente di mettere una mano sulla sua gamba? "Stupido. Stupido. Stupido!" Guardo nella direzione di Josh, lui tiene ancora la mano stretta nella mia e non fa una piega, resta con lo sguardo rivolto verso i miei genitori che, dall'altra parte del tavolo, discutono su un fatto di cronaca che hanno sentito alla radio. Io invece, sto tremando e Josh se ne accorge, stringendo ancora di più per tranquillizzarmi.
-Oh. Santo cielo, si sta facendo tardi. Forse è meglio se ti accompagno a casa Josh- propone Thomas con il suo solito motivetto allegro.
-Non serve signore... posso andare anche a piedi- sorride.
Mio padre scuote la testa, in disaccordo con le sue parole. -Non se ne parla.-
-Davvero. Non serve che si disturbi.- Josh mi lascia la mano e si alza in piedi.
-Insisto!-
Sta per ribattere, ma lo fermo: -Ti conviene fare come dice...-
Rassegnato non può fare altro che approvare.
Josh saluta me e mia madre con molto garbo. Io resto dietro di lei mentre lo vedo salire sull'auto di Thomas, ma prima che possa partire, fa scendere il finestrino e mi da la buonanotte. Io rispondo con vivo imbarazzo e non posso fare ameno di ripensare alla sua mano nella mia.
Ci penso così tanto che, un paio d'ore dopo, faccio fatica a prendere sonno. Il contatto con la sua pelle è diventato come un marchio indelebile che difficilmente se ne andrà. Ho il timore per quello che potrebbe dirmi domani a scuola e alla reazione che potrei avere io.

Mi alzo con due occhiaie da spavento, avrò dormito almeno quattro ore. Entro in bagno e provo a darmi una sistemata decente per non apparire come uno zombie. La notte scorsa mi sono girato e rigirato nel letto, immaginando tutto quello che potrebbe accadere una volta attraversata la soglia del liceo.
Arrivo a scuola con largo anticipo sul mio solito orario e in classe ci sono solo io. Ma non faccio in tempo a sistemare tutto ciò che occorre per la prima lezione, che fa capolino Josh e immediatamente il mio cuore perde un battito. Lui si blocca di colpo non appena mi vede qui.
Non dice nulla, si limita a posare lo zaino al suo posto. Poi si volta lentamente verso di me, senza staccarmi gli occhi di dosso.
-Ciao Anthony- dice con molta naturalezza, ma con un accento di imbarazzo.
-Ciao...- rispondo con ansia crescente.
-Hai riposato?- la sua domanda sembra quasi tremante. Sta tremando.
-Sì, e tu?-
-Abbastanza.-
Faccio cenno di sì con la testa, ma è chiaro che ha qualcosa che non va. -Sicuro?- domando.
Prende un respiro profondo. Si avvicina a me e si siede al posto di Amber. -No, per nulla.-
-E come mai?-
Non da nessun segno di risposta. Si limita a restare con lo sguardo fisso su di me.
-Come mai?- chiedo di nuovo.
-Perché... perché...- Avvicina il viso al mio. Così tanto da pensare che voglia baciarmi.
Invece non lo fa, ma si limita a prendermi la mano, come ieri sera. Se la porta al petto e la stringe con forza, come a voler proteggere un tesoro prezioso. Lo lascio fare, lascio che i battiti del suo cuore mi infondano quella pace che la mia anima brama da tempo. Con l'altra mano mi accarezza una guancia, ed io volto il viso nella sua direzione, baciandola. A questo punto sembra proprio che nessuno dei due abbia intenzione di trattenersi. Con un gesto delicato, ci scambiamo un dolce bacio sulle labbra.

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