PARTE 9

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Mya's pov

Mi guardo allo specchio e vedo un corpo immobile con i capelli disordinati e gli occhi lucidi.
Inizio a sentire un tremore alle mani quando, all'improvviso, Emily entra nel bagno aprendo la porta rapidamente, facendomi sobbalzare dallo spavento.
"Cosa ti è successo?"
mi chiede con uno sguardo terrorizzato, non ci vuole molto perché lei comprenda che sto per avere un attacco di panico.
"Ti prego dimmi come ti posso aiutare" mi chiede agitandosi.
No! Ti prego, allontanati! Non sarei in grado di sopportare del contatto fisico.
La guardo, sono avvolta dall'imbarazzo e dalla confusione, mentre ogni centimetro del mio corpo sembra congelarsi.
Cerco di accasciarmi per riposare la testa, che aveva iniziato a girare, ma Emily mi solleva avvolgendo il mio braccio attorno al suo collo e conducendomi verso la camera da letto.
Rimango distesa sulle morbide lenzuola, con il volto rivolto al soffitto e le mani davanti agli occhi per trattenere le lacrime.
Il mio respiro sembra farsi via via più leggero quando Emily si sdraia accanto a me, accarezzandomi dolcemente i capelli.
Il mio sguardo si appanna e quel poco trucco che avevo applicato sugli occhi inizia a colare lentamente sulle guance, macchiando anche la federa del cuscino.
Cerco di pulirmi frettolosamente mentre la mia amica ritorna dalla cucina con un bicchiere d'acqua ghiacciata.
Dopo aver bevuto un sorso, mi lascio avvolgere da un suo abbraccio, una sensazione che mi spiazza.
Sento il peso del dispiacere che ho causato alla mia famiglia, il dolore che sto infliggendo ora a la mia migliore amica e la preoccupazione per quante altre persone potrebbero essere coinvolte in futuro.
Desidero cercare di convincermi che non sia colpa mia e che non ci sia nulla di sbagliato in me, ma non riesco a farlo e questa situazione mi pesa.
Passano altri minuti che mi sembrano sembrati un'eternità e inizio a respirare regolarmente.
Dopo essermi calmata, chiedo a Emily di porgermi una sigaretta e ne fumo solo tre tiri.
Lei continua a ripetermi che tutto va bene e che non c'è nulla di sbagliato in me, ma faccio fatica a crederci.
Mi accompagna in bagno, dove mi sciacquo il viso per rimuovere il mascara colato.
"Dentro" Inspiro.
"Fuori" Enspiro.
Conto fino a dieci, poi fino a venti andando sempre più avanti.
Cerco di ritrovare la calma in questo modo mentre Emily tiene una mano appoggiata sulla mia schiena.
Le chiedo cortesemente di uscire e andare a divertirsi, esprimendo la mia gratitudine per essere venuta in mio soccorso, ma lei si rifiuta.
"Rimango qua" mi dice.
Non sopporto che lei debba subire tutto questo, mi sento troppo un peso, non se lo merita.
Ci allontaniamo dal bagno e ci dirigiamo verso la terrazza.
Sono le 17:00 e l'aria è piacevolmente tiepida. Sebbene siamo a fine settembre, il caldo persiste ancora.
Ci sediamo l'una di fronte all'altra,
riprendo a fumare la mia sigaretta che avevo appena spento, con le lacrime agli occhi guardo il panorama davanti a me.
Continuo a ripeterle che non merita di stare qui a farmi da psicologa e di perdere il suo tempo prezioso e lei si innervosisce.
"E tu non meriti di stare così"
Mi rimprovera Emily, continuando a insistere di voler farmi compagnia dicendo che non sarebbe apposto con la coscienza a lasciarmi da sola, come posso darle torto? Lo farei anche io al posto suo.

* * *

Sono passati tre giorni da quel drammatico momento ma non posso fare a meno di pensarci.
Sono a casa a studiare letteratura italiana da diverse ore; non saprei esattamente quante, forse due, tre o anche di più, guardo l'orologio e sono appena le 16:02, la luce entra dalla finestra del soggiorno e, per un attimo, mi lascio distrarre dal panorama esterno, riflettendo sui piacevoli ricordi del mio passato.
Mi sento sempre più giú di morale,
manca solo una settimana all'inizio dell'università e la mia ansia continua a crescere, continuo a chiedermi se sono pronta o no.
Decido dunque di prendere la mia boccetta di ansiolitico e ne assumo alcune gocce, sperando di alleviare i miei pensieri, che si manifestano come spilli acuminati e incastrati nella mia mente.
Emily se ne accorge e mi chiede se va tutto bene e annuisco guardandola con un sorriso per rassicurarla.
Lei mi ricorda che non posso stare tutto il giorno a studiare, che l'università non è ancora incominciata e che ho bisogno di una pausa, le do ragione.
Con gli occhi stanchi e un leggero mal di testa, mi dirigo verso il bagno. Una doccia potrebbe farmi sentire un po' meglio; l'acqua calda aiuta a sciogliere la tensione ed è così piacevole che decido di restare sotto il getto per qualche minuto in più.
Una volta finito faccio skin care e torno nel salotto e vedo Em seduta sul terrazzo, intenta a godersi il panorama mentre assapora alcune frittelle.
Decido di andare da lei. Il mio stomaco inizia a brontolare, ho davvero una gran fame; stamattina non ho mangiato molto. Lei mi porge il piatto e io ne prendo un pezzetto.

<<Se vuoi uscire stasera fallo pure, non mi aspettare>> le dico.

Mi fa piacere che sia qui a farmi compagnia, ma non riesco a sopportare il fatto che rinunci alle sue uscite solo per restare qui con me. Lei continua a dire che non ci sono problemi e che le fa piacere, ma io insisto. Mi ha raccontato che mia madre mi ha chiamato per due o tre volte questa mattina, ma io non ci ho nemmeno fatto caso, così non sentendomi ha chiamato direttamente Emily, lei mi assicurato di non averle parlato del mio attacco di panico, perché le ho chiesto di non farlo finché non lo avessi fatto io.
Prendo il mio telefono per dare un'occhiata e noto solo ora le sue chiamate perse. Poverina, probabilmente sarà preoccupata. Decido quindi di rientrare per sentirla, giusto il tempo di salutarla.
Ma risponde solo mio fratello.

<<Oh santo cielo! Ora come stai?>>
Mi chiede Omar preoccupato e con voce tremante.

<<Sto bene, fratellone non preoccuparti>>
Cerco di rassicurarlo il più possibile.
Decido di raccontargli di quello che è successo.
Mi ha detto che la mamma è al lavoro e sta facendo degli straordinari al momento, quindi non può parlare al telefono.
La chiamerò più tardi e gli chiedo di non dire nulla alla mamma fino a quando non le parlerò io, lui accetta, ma tanto lo so che lo farà, lo conosco troppo bene.

<<Lasciale un messaggio Mya, era davvero preoccupata>>
Mi chiede Omar.

Mi chiedo come mai, alla fine è solo da ieri che non la sento. Chissà, potrebbe essere l'istinto materno? Forse quando mi troverò nella sua situazione comprenderò veramente cosa si prova, se mai un giorno sarò all'altezza di fare la madre.
Decido comunque di scriverle un messaggio per scusarmi e informarla che qui va tutto bene.

<<Ti prego esci, farlo per me>>
Supplico a Emily.

<<Mi va bene comunque stare qui insieme a te>>
Insiste lei, è proprio ottusa.

<<Se davvero ci tieni che io esca, stavo pensando di andare a prendere qualcosa da mangiare e poi guardare un film stasera>>
Propone. Ok, questo glielo posso concedere.

Accetto la proposta, ma a patto che io paghi la cena e che lei non si opponga.
Qualche ora dopo, Em esce di casa per andare a prendere del cibo. Decido di prendere il mio cellulare per chiamare mia mamma, ma noto solo ora che ho ricevuto una richiesta da Facebook. Non mi ricordavo nemmeno di avere quel social!

*Adam Brooks ti ha inviato una richiesta di amicizia*

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