PARTE 24

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Mya's pov

Qualche giorno dopo che Emily mi ha comunicato che sarebbe dovuta partire per lavoro, ricevo una chiamata da Omar e dalla mamma.

«Si tratta di papà...» Inizia il discorso Omar.

Dal tono della sua voce riuscii a percepire la sua tensione e mi preoccupai davvero molto.
Con un tono brusco, gli ordinai di raccontarmi cosa fosse successo.

«Qualche sera fa hanno ricoverato papà per principio di infarto» Sospirò Omar.

All'improvviso, il mio sangue si gelò nelle vene e cominciai a tremare come una foglia, dalle gambe fino alle braccia.
Non riuscivo a credere a ciò che stava accadendo, non volevo accettarlo!

«Ma che cosa stai dicendo Omar» Esclamai con voce rotta e tromolante.

«Ha avuto un leggero malore e così hanno deciso di tenerlo qualche giorno in ospedale, ora sembra si stia riprendendo» Mi disse.

All'improvviso, la sensazione di bruciore dallo stomaco si irradiò fino al torace. Non provavo soltanto paura; ero pervasa da un profondo senso di rabbia.
Una rabbia che mi portò a dare due colpetti al muro, procurandomi anche del dolore intenso.

«E che cazzo aspettavate a dirmelo?! Un segno dal cielo? Dimmi dove cazzo è lui adesso!? Come sta? Perché non me lo avete detto?»

Esplosi completamente, liberando tutta la frustrazione che avevo accumulato nel corso degli anni. Emily mi sentì urlare mentre ero sul balcone a godermi la vista, sorseggiando un tè verde per rilassarmi un po'.
Sia lei che Omar si sforzarono in ogni modo di tranquillizzarmi, ma senza buoni risultati.

Non riuscivo a smettere di tremare; sembrava che il mio cuore avesse perso il ritmo, come se avesse saltato cento battiti.
Omar cercò di tranquillizzarmi dicendo che papà stava iniziando a riprendersi e che gli esami che gli avevano fatto erano andati bene.
Lacrime sempre più grandi mi scottavano il viso, i miei singhiozzi erano diventati così intensi e rumorosi che per cercare di contenerli dovevo coprire la bocca con la mano.

«Se davvero sta bene allora voglio parlare con lui» balbettai.

Omar e la mamma erano in ospedale con lui quel giorno.
Anche la mamma pianse dalla paura, e questo mi fece capire che a nostro padre ci teneva ancora molto, nonostante tutto.
Ma in quel momento non volevo più parlare né con mio fratello né con mia madre; desideravo solo sentire la voce di mio padre e parlargli.

«Ciao piccola mia...» mi parlò mio padre dolcemente e con voce bassa.

«Ti ho sentito prima al telefono. È con me che dovresti essere arrabbiata, sono stato io a dire a loro di non dirti nulla per il momento, perché sapevo benissimo quanto fossi presa con i tuoi impegni all'università, quanto fossi incasinata e tutto il resto. Vorrei poterti dire quanto ti amo e che mi dispiace di averti causato dolore»

Rimasi completamente ferma mentre ascoltavo le parole di mio padre al telefono; sembrava che mi fossi congelata. Non si stava scusando solo per non avermi informata del ricovero, ma anche per tutti quei giorni in cui avrebbe dovuto farsi sentire e invece non lo faceva mai.
Forse ammetto che la colpa è stata in parte anche mia; avrei potuto cercare di farmi sentire di più, invece di dare retta come solito al mio schifoso orgoglio.
Mi sentii così in colpa in quel momento che faticai quasi a respirare; desideravo solo punirmi per tutto.

«Non è colpa tua amore, io sono tuo padre, avrei dovuto cercarti più spesso, potrai mai perdonarmi?»

Sapevo benissimo che mio padre era una persona molto riservata e solitaria, proprio come me. Avrò ereditato questa caratteristica da lui; in fondo, non siamo poi così diversi.
Ma in quel momento non mi importava più di niente; l'unica cosa che mi interessava era sapere se stava bene e quale fosse il motivo di questo suo malessere.
Gli fecero un sacco di esami, aveva il colesterolo un po' basso, un problema che si sarebbe potuto risolvere, per fortuna.

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