28 - Qualcuno per cui valga la pena correre dei rischi

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"E sopra i volti affiorano burrasche, bonacce, correnti e il salto dei pesci che sognano il volo." E. De Luca

Vorrei poter dire che i miei Natali siano sempre stati feste felici, in mezzo a tanti parenti che mi vogliono bene, ma non è andata esattamente così. L'amore di mia madre mi ha avvolta per venticinque anni, cercando di colmare l'assenza di una famiglia, di un cenone natalizio con tavola imbandita e regali costosi. E questo mi è bastato. Non ho mai preteso più di quanto ho ricevuto.

Nonostante le privazioni, il cibo scarso, le candele consumate che mia madre si ostina ad accendere ogni anno e le poche luci con cui addobba la nostra piccola casa fatiscente, io amo il Natale. Amo l'aria che si respira in giro, le decorazioni che invadono San Francisco, l'illusione che nel mondo sia rimasta un po' di magia. Così, come quando ero bambina, anche adesso che convivo con la maledizione, fingo che nulla possa intaccare il mio spirito natalizio.

Andrà tutto bene.

È il mio mantra dal 24 dicembre al 1 gennaio.

Oggi è la Vigilia, sono al lavoro e tra poche ore abbraccerò mia madre, ma tra un sorso di camomilla e l'altro, ripenso a quello che è successo nell'ultimo periodo. Continuo a raccogliere anime, a indirizzarle verso l'aldilà, il ronzio nella testa va e viene, e percepisco ancora la presenza del Dio dei Morti.

Temo una catastrofe da un momento all'altro, ma il vero cataclisma sono io che finisco per far appassire ogni vita che tocco.

E forse dovrei essere abituata alle minacce, al senso di morte che mi aleggia intorno, agli addio, eppure ogni volta che penso ad Axel, una morsa mi stringe lo stomaco. Ho il terrore che possa essere proprio lui il prossimo a cadere per colpa mia. Che sia proprio io il ragno che tesserà la sua tela mortale.

Solo che... Da quando ho lasciato che mi toccasse, da quando l'ho lasciato entrare, non riesco a pensare ad altro che a lui.

Stamattina un altro pezzo di puzzle, stavolta con un bigliettino: "Mi mancherai. Sicura di non voler venire con me?" Sembra tutto così surreale, perché le cose belle non sembrano mai avere a che fare con me e, soprattutto, ogni volta che ho avuto qualcosa di bello, la vita me l'ha portato via con gli interessi.

Sono sicura, starò con mia madre.

Grande Hill

Sarai il mio pensiero fisso.

Axel, Aaron e la madre passeranno il Natale da un parente a Boston. Sono giorni che mi chiede di accompagnarli e il mio cuore batte all'impazzata al solo pensiero di poterlo rivedere.
Faccio un respiro profondo, abbastanza da trattenermi in apnea per un paio di minuti, ed esco dall'ufficio, dirigendomi verso casa di mia madre. Ogni volta che percorro quelle strade, l'idea di dover tornare a vivere in quel posto mi terrorizza a morte. Niente pensieri intrusivi. Lo hai promesso.

Ma è difficile immaginare un futuro quando tutto intorno a te muore, o quando il futuro è un groviglio nero di fili aggrovigliati, impossibile da districare.

Andrà tutto bene o almeno spero.

A casa mi accoglie il calore dell'abbraccio di mia madre e la luce soffusa di una candela profumata, proprio al centro del tavolo.
«Ciao, amore mio!» Mi salta addosso riempiendomi di baci. «Mamma...» riesco a mormorare, grata di averla tra le braccia.

Se sapesse cos'ho dentro, sono certa che chiederebbe di prendere il mio posto pur di lasciarmi vivere in pace. Ed è questa l'unica certezza della mia vita. L'unica cosa in cui credo da sempre e per sempre. Per questo, nonostante tutto, il Natale resta un momento solo nostro.

Before your touch - Tocco mortaleLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora